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GIULINI: costi folli, ma non è per forza un addio


Il capofila del gruppo milanese spiega i motivi della rinuncia alla Pro Patria 


Per un mese intero commercialisti e legali gli hanno consigliato di lasciar perdere. Perchè il sogno di comprare la Pro Patria “la squadra per cui da ragazzino facevo il tifo e che andavo spesso a vedere”, sarebbe stata una follia. «Ho voluto insistere, per vederci chiaro fino in fondo, ma 1'altra – sera ho chiamato i collaboratori in ufficio ci siamo guardati negli. occhi e, col cuore gonfio di tristezza, ho dovuto ammettere che entrare a quelle cifre non era assolutamente possibile” 
La speranza della 'Pro Patria si è spenta così, raccontarlo è proprio Tommaso Giulini, 33 anni, imprenditore di successo, esponente di un delle famiglie più in vista di Milano, membri del Cda dell'Inter, capofila della cordata che ha esplorato l'acquisto delle azioni biancoblù. Prima di mollare la presa. «Non mi sarebbe mai interessata un'altra squadra di Lega Pro, perché il mio affetto va solo alla Pro Patria. Per questo, quando qualcuno mi ha proposto il Como, non l'ho neppure preso in considerazione, né lo farò mai», racconta con la voce che trasuda delusione. «Se abbiamo iniziato ad analizzare i conti societari, nonostante tutte le difficoltà, ciò è dipeso da tre fattori: il mio legame famigliare con la zona di Busto, certi amici che mi hanno portato a conoscenza della situazione e la voglia persona-ledi impegnarmi nel caldo». Una spinta, quest'ultima, che lo accomuna al fratello Gabriele, proprietario del Bellinzona, «anche se lui con questa vicenda non c'entra nulla; non gli ho neppure detto cosa stessi provando a fare». 
La storia vera è così quella di uno spiraglio apertosi nel pomeriggio di Venerdì 25 febbraio, ultimo giorno dì occupazione dello "Speroni" da parte dei giocatori, quando un uomo di fiducia contattò La Prealpina, per delle vecchie conoscenze personali. Raccontò di un gruppo milanese che voleva esplorare il terreno, cercava informazioni e agganci. Così il mezzogiorno del lunedì successivo - dopo la trasferta di Sacile - si tenne il primo incontro alle Robinie, con il segretario Giuseppe Iodice. 
Un appuntamento da cui è discesa un'analisi dettagliata di ogni centesimo di debito. «La prima sommaria illustrazione della crisi era sconfortante», ricorda Giulini, «ma abbiamo voluto provare ad andare oltre, guardando dentro i bilanci, anche perché non tutti - da Antonio Tesoro ad altri - indicavano le stesse Posizioni debitorie». Però, giorno dopo giorno, il cielo si è fatto a tinte fosche. Ogni cassetto che si apriva, regalava una brutta sorpresa: pendenze, creditori, scadenze, spese da affrontare. Il tutto condito dal rischio che altre trappole si presentassero a quote acquisite. La visita alla guardia di finanza per vagliare la documentazione (su cui Giulini è tenuto a mantenere il riserbo), non ha ridotto i sospetti. «Entrare a certe cifre, per noi non era più possibile. Nonostante tutte le ipotesi di limare le uscite, restava un 
coítto immediato improponibile, quando invece avremmo voluto investire sul futuro». Giulini si è così preso un weekend di riflessione. L'ultimo. «Ho passato sabato e domenica a leggere e rileggere le relazioni, rendendomi conto della realtà. Poi martedì c'è stato l'incontro col socio di minoranza, persona seria e perbene». 
Ma ormai, in cuor suo, la scelta era presa. «Mi sono reso conto di aver peccato di ottimismo all'inizio, di aver pensato che la questione economica potesse essere riportata su dimensioni accettabili rispetto alle attese, ma non era assolutamente così». 
Nel cuore gli resta tanta delusione ma anche dell'altro: «Ho avuto la possibilità di conoscere il calcio bustocco e non è detto che questa esperienza non servirà». Perché Tommaso Giulivi dalla Pro Patria è comunque rimasto catturato. E non da oggi. «In questo momento», dice, «non voglio speculare sulla vicenda e creare illusioni. Non ho mai voluto farlo, avrei anzi preferito guardare i conti senza che nessuno lo sapesse e vivere eventualmente da solo questa scelta». Intanto, però, il filo è allacciato. «I costi oggi sono per noi improponibili. Ma non è per forza un addio. Chissà che tutto ciò che abbiamo visto, un giorno vicino o lontano, non possa servire». 



La Prealpina 31 Marzo 2011 Marco Linari

4 commenti:

Anonimo ha detto...

E degli 800 mila euro che bisognerebbe versare ad una società riconducibile a chi sappiamo tutti?

Anonimo ha detto...

a chi!?

Anonimo ha detto...

non si fanno i nomi per evitare minacce di querela, ma gira e gira, siamo sempre all'inizio

ALE ha detto...

DA TIFOSO DELLA PRO, PER ME NON C'E' PIU' SCAMPO DA QUESTA SITUAZIONE. RINGRAZIO LA FAMIGLIA GIULINI PER AVERCI MESSO SIA IL CUORE E LE PALLE IN QUESTA SITUAZZIONE ASSURDA ED ALMENO AVERCI PROVATO AD ACQUISTARLA.GRAZIE. AUGURO UN FUTURO ROSEO AL BELLINZONA!