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Guerrino Gasparello
Guerrino Gasparello ha ballato una sola stagione, ma è rimasto nell’immaginario dei tifosi per l’impegno e la dedizione che ha sempre profuso con la maglia biancoblu.
Gasparello fu una sfida dei dirigenti tigrotti, che puntarono su questa punta non più giovanissima che in carriera aveva brillato solamente in serie D e, l’anno prima, in C2 con la maglia del Rovigo.
La C1 era quindi una novità assoluta per l’attaccante patavino che si presentò a Busto oltre tutto con l’ingrato compito di sostituire un attaccante prolifico come Gianluca Temelin.
La Pro di quell’anno era agli ordini di Marco Rossi che amava schierare i biancoblu con un modulo che prevedeva in attacco il tridente, affiancando così a Gasparello due esterni offensivi che in prevalenza furono Negrini e Trezzi.
Il campo dimostrò che l’ex Rovigo poteva dire la sua anche in quella categoria e alla quarta giornata Gasparello si sbloccò, siglando la prima rete in maglia biancoblu.
Avvenne a Cremona ad inizio partita, quando Gasparello risolse con un tiro da sottomisura una mischia nata a seguito di un angolo calciato da capitan Tramezzani.
Il campionato proseguì con buone soddisfazioni sia per la Pro Patria che per Gasparello, tanto che a fine 2007 gli uomini di Rossi coltivavano l’ambizione di agganciare la zona play-off e l’attaccante si toglieva la soddisfazione di segnare un gol al Legnano nel derby vinto per 3-0 al Giovanni Mari.
Purtroppo poi le cose non andarono nel senso sperato, perché la squadra si bloccò improvvisamente nel girone di ritorno e, nonostante il buon apporto in fatto di gol di Gasparello, scivolò sempre più in classifica andando a giocarsi le speranze di evitare i play-out nello scontro diretto contro la Ternana.
Contro gli umbri Gasparello andò in gol allo scadere di partita ma il suo exploit valse solamente il pareggio ai tigrotti; a fine partita si presentò in sala stampa con le lacrime agli occhi chiedendo scusa e prendendosi tutte le responsabilità per il rigore sbagliato qualche minuto prima del pareggio.
Come “amara ciliegina” sulla torta di quell’anno arrivò l’infortunio durante la gara di ritorno dei play-out contro il Verona che privò la Pro patria dell’attaccante più pericoloso alla mezz’ora del primo tempo, condannandola alla retrocessione.
Infatti le statistiche di quell’anno dicono che la squadra dipese quasi totalmente dal suo centravanti, autore di ben 13 gol in quella stagione, catalizzando così il 40% del totale delle reti realizzate (33).
Se non segnava lui, non esistevano molte altre alternative davanti, nonostante la presenza in rosa di un certo Ardemagni…
La carriera in biancoblu di Gasparello terminò all’inizio della stagione successiva con un addio alla Pro Patria motivato con esigenze familiari (voleva stare il più vicino possibile a moglie e figlia) che spaccò in due la tifoseria bustocca.
Dopo una stagione interlocutoria al Padova, Gasparello si rivalutò a San Marino, dove, specie nel secondo anno ritornò in doppia cifra con tredici reti in 33 incontri.

L’esperienza a Busto fu per Gasparello poco più di un lampo, ma fu sufficiente per far dichiarare ad un tifoso doc come don Luigi Caimi: “a me piace molto Gasparello. Nelle partite che ho potuto vedere mi ha sempre ben impressionato per la sua volontà, la sua capacità di soffrire anche se là davanti è stato lasciato un po' solo. Però non si è mai perso d'animo e questa è una bella dote. Incarna lo spirito tigrotto, quello che ti fa vincere”.

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