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Nonostante il punto di penalizzazione e le quattro sconfitte di inizio campionato, con la vittoria di ieri la Pro Patria è a soli quattro punti dalla zona play off. Una dimostrazione di come sia particolare questo torneo per il quale si è dovuto inventare l’impossibile per dargli un senso e una credibilità. Un campionato anomalo figlio della riforma che ha definitivamente spazzato via ogni dubbio sulla perdente strategia del Lega capitanata dal presidente Macalli che partito per trasformare la C1, poi Lega Pro, in un campionato di B2 giunge a fine percorso con le pive nel sacco ridisegnando la realtà di qualche decennio fa. Una serie C unica su tre gironi, nord, centro e sud. Falliti i cambi di nome, falliti i giorni verticali che obbligavano le squadre a trasferte imbarazzanti a livello economico, fallite un sacco di squadre, anche di blasone, a causa di una dissennata politica finanziaria di briganti in cerca di notorietà, non si è avuta altra opportunità che tornare al passato. Per fare questo ecco un campionato stitico nelle retrocessioni in Prima Divisione con abbuffata di squadre ai play off, mentre dalla seconda divisione arriveranno un bilico di promozioni che diluirà l’importanza del prossimo torneo che sarà un ibrido indefinito ricco di società note e matricole assolute. Probabilmente rivedremo squadre quali la Pro Sesto risorta dalle sue ceneri con una procedura accellerata che la porterà direttamene dall’Interregionale alla Prima Divisione. Con lei è possibile che arrivino squadre del circondario come Caronnese e Inveruno che occupano i quartieri alti del campionato di Interegionale.
E qui si apre l’analisi. Senza nulla togliere a queste squadre, ci si chiede come mai la “grande Busto”fatichi ad affiancare a patron Vavassori uno sponsor dalle radici bustocche, mentre in città o addirittura paesi a pochi chilometri di distanza e con una storia calcistica di tutt’altro prestigio riescano a sedersi allo stesso tavolo dei biancoblù. Certamente il doppio salto permesso dalle regole di quest’anno potrebbe facilitare il processo, ma questo non può e non deve costituire un alibi. La realtà dice che qualcosa non funziona nei rapporti tra la città di Busto e la Pro Patria, persino in tempi come questi dove come basta poco per arrivare dall’Interregionale in serie C, uguale piccolo sforzo basterebbe per tentare di puntare alla serie B. Se con una squadra giovane, con una punta e mezza si riesce a tenere la scia dei play off anche dopo quattro sconfitte consecutive e un punto di penalizzazione, pensiamo a cosa sarebbe potuto accadere se il patron potesse contare su aiuti da parte della città. Forse, anzi certamente, si sta perdendo un’occasione, un treno che passa una volta nella vita e che grazie all’immobilismo cittadino passerà sul binario dei diretti che non fermano a Busto. Il patron ha portato a Busto una competenza nuova, difficile da metabolizzare per una piazza abituata ai grandi nomi, ma che ha dimostrato di poter essere vncente. Il rodaggio è terminato, occorre adesso dare velocità all'auto, occorre benzina locale.
Una politica di sviluppo improntata sui giovani che portano fieno in cascina con i premi di valorizzazione senza incidere sulla performance che in questi anni è sempre stata vincente. E anche quest’ anno ha dimostrato che non basta un Miccoli in squadra per avere più punti della Pro Patria a testimonianza della lungimiranza del progetto che ha un credo solo cui ispirarsi anche nei momenti di difficoltà. Un credo che fa rima con coerenza, inossidabile anche quando i risultati consiglierebbero di prendere altre strade.
Un progetto testato nei due campionati scorsi che dovrebbe far innamorare chi fino a ieri ha sempre detto che “entrerò nella Pro Patria solo quando ci sarà una dirigenza seria e con obiettivi chiari". Quante volte abbiamo sentito questo ritornello? Ebbene, se l’attuale dirigenza dopo aver vinto due campionati di seguito (e non stiamo a disquisire se vinti o semi vinti, perché poco importa) affidandosi a giovani promettenti, non è ancora stata sdoganata dai potenziali investitors locali, allora ci viene il dubbio che mai avremo una dirigenza considerata seria e meritevole di aiuto locale.
Oggi i presunti gioielli di Busto in campo sportivo vivono questa realtà, la nuova perla Unendo-Yamamay volley non ha geni bustocchi nel top management, la Pro Patria, orgoglio bustocco per i molti che la amano con le parole e i pochi che la seguono con i fatti, è amministrata (e per alcuni il verbo è del tutto fuori luogo) ormai da anni da “ stranieri”alcuni dei quali l’hanno portata sull’orlo del fallimento.
E’ tempo di riflettere a tale proposito, il tempo passa, le stagioni cambiano, ma le intenzioni del patron rimangono e arrivare al prossimo torneo, quando si retrocederà davvero, senza un progetto condiviso con l’attuale dirigenza o con un’alternativa alla stessa, rischierebbe di cancellare con un colpo di spugna il calcio a Busto. E poi non lamentiamoci se Busto non potrà più contare sulla sua “Pu Patria”, nome spesso abusato per darsi lustro, ma altrettanto dimenticato quando alle parole occorre far seguire i fatti. E questo non si chiama amore ma solo opportunismo. E il discorso vale per tutti, compresi i tifosi del lunedì , ma non della domenica, come giustamente dice "ul me amis Andrea Macchi". Sveglia Busto!
Flavio Vergani

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