Header

Finalmente arriva la vittoria per la Pro Patria che piega per una rete a zero (Serafini su rigore al 38' st)il Venezia giunto a Busto con la quasi certezza di fare un solo boccone dei tigrotti. Partita non bellissima nel primo tempo, meglio nel secondo, ma certamente lontana parente di quelle con Reggiana e AlbinoLeffe, quando la Pro vrebbe meritto la vittoria senza ombra di dubbio. Oggi il pareggio non sarebbe stato risultato bugiardo, ma, fortunatamente, il destino ha ridato quello che tolse nelle settimane precedenti e per i biancoblù è finalmente festa anche allo Speroni.
Mister Colombo la sa lunga in fatto di moduli e ha capito come intervenire sui mali tattici dei tigrotti, risultato due vittorie (Venezia e Pro Vercelli) e un pareggio(Vicenza)in una settimana. Dentro Giorno e poi Moscati per la fiera della gioventù e motore che gira a mille. Difesa blindata e attacco rinforzato con un centrocampo in appoggio per favorire gli inserimenti, mentre due mediani fanno legna proteggendo la difesa.
Bravo mister, glielo diciamo online visto che la società ha protratto il silenzio stampa a tempo indeterminato. Ma se i risultati sono questi, ben venga il silenzio stampa fino a fine campionato.
Quel giorno qualcuno volente o nolente dovrà parlare, infatti sarò scaduto il count-down di patron Vavassori che come noto a inizio campionato ha dettato le regole per la sua permanenza a Busto. Dovrà dire cosa ha avuto e cosa ha dato e lì si capirà se la favola Pro Patria potrà avere un lieto proseguo o se si tornerà nel baratro dell'incertezza.
Oggi il patron ha assistito alla gara dalla tribuna ospiti, un modo elegante di chiamare una struttura prefabbricata che ai tempi della costruzione doveva essere provvisoria, ma come spesso accade, nulla è più definitivo del provvisorio tanto da abituarsene e non preoccuparsene nemmeno più. La provvisorietà del patron sembra invece una eccezione che non confermerà la regola. In molti si sono chiesti il motivo di tale "location" scelta da Vavassori, accompagnato dal fido Raffaele Ferrara e dal talent scout Mariano Armonia. La psicologia all'ingrosso è serpeggiata sugli spalti, per qualcuno il messaggio era chiaro, il patron ha voluto mostrare la sua presenza allo stadio dopo le sue misteriose sparizioni delle scorse settimane, per altri voleva comunicare che era presente come "ospite" in quanto prossimo al congedo da Busto, per altri ancora voleva amplificare il messaggio di "essere solo" rafforzando anche in senso figurativo il suo stato di solitudine. Di tutte ce ne sarà una giusta? Non lo sappiamo, quel che sappiamo è che viviamo ancora tra sogno e realtà come già scritto giorni fa nell'articolo con uguale titolo sul cui significato credevamo dapprima non ci fossero dubbi, poi qualcuno ce li ha fatti venire e per fortuna alla fine qualcun'altro ce li ha fatti passare. Sogni intrecciati con la realtà, sogni che potrebbero essere realtà se si imparasse a sperare che, per esempio, la desiderata punta che ci porterebbe in alto, non necessariamente la debba comperare chi ha già comperato i dieci undicesimi della squadra. E' un sogno che dovrebbe e potrebbe diventare realtà se uno qualunque con i soldi in tasca la regalasse spontaneamente, magari con un contratto di sponsorizzazione che permetta questo investimento. Un sogno che potrebbe diventare realtà se si iniziasse a pretendere il poco da chi non da niente, invece del molto da chi ha già dato tanto. Altrimenti, tra sogno e realtà dovremo tenerci solo la realtà e sappiamo benissimo quella che sarà.
Terminiamo facendo i complimenti a quella donna dei popolari coperti probabilmente di ritorno da una stage ad Oxford che a fronte di un passaggio sbagliato di Calzi lo ha apostrofato senza mezzi termini con un bel "bastardo"suscitando la comprensibile reazione del calciatore. Ci si chiede cosa si pretenda di più da ragazzi che stanno gettando il cuore oltre l'ostacolo pur di regalare una soddisfazione ai tifosi. Ci si chiede da dove provenga tale acidità verso chi veste la nostra maglia con onore e dedizione. Ci chiede il motivo per il quale si preferisca l'insulto all'affetto. Ci si chiede se quelli che non vengono allo stadio non siano a volte meno dannosi di chi è presente con l'obiettivo "a prescindere" di colpire duro appena se ne presenta la pur minima occasione. E il discorso, ovviamente, non vale solo per la signora dei popolari coperti, ma anche e soprattutto, per i tromboni della banda d'Affori presenti nei settori "premium" dello stadio.
Flavio Vergani

0 commenti: