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Pro Patria, patron Vavassori si coccola i suoi giovani talenti

24.10.2013 15:00 di Flavio Vergani  
Marco Taino, giovane della Pro
© foto di Anto.Abbate/TuttoLegaPro.com
Marco Taino, giovane della Pro
Quando patron Vavassori decise di salvare le sorti della Pro Patria, dopo la gestione della famiglia Tesoro che la portò alle soglie del fallimento, l’unica trave portante che trovò ancora in piedi tra le macerie fu quella del settore giovanile che lui stesso gestì fino ad allora. Su questo asset decise di puntare per gli anni successivi per ripianare il pesante bilancio societario e dare un futuro alla società bustocca. Fin dal primo anno, nonostante i tredici punti di penalizzazione, sempre ereditati dalla precedente gestione, non ebbe dubbi nel puntare sui giovani nonostante la piazza, abituata ai grandi nomi provenienti da categorie superiori, ebbe più di un dubbio sulla scelta strategica del massimo dirigente. I fatti diedero ragione al patron, non solo quell’anno si salvò, ma sfiorò i play off, mentre l’anno successivo, sempre con la stessa attenzione verso i giovani, vinse il campionato.
Quest’anno, complice la mancanza di retrocessioni, la sfida è stata rilanciata alzando di nuovo l’asticella. Si pensi che nella gara di ieri di Coppa Italia di Lega Pro sono scesi in campo dieci ragazzi nati dopo il 1991 e dalla panchina sono entranti a partita in corso altri tre super giovani. Un record!
Il risultato? Partita vinta in Coppa Italia e decisi segnali di miglioramento in campionato con l'ottimo pareggio ottenuto al "Menti" di Vicenza. Quello bustocco è un vero e propriocollage top quality che il patron ha saputo costruire nel tempo con la collaborazione del direttore generale Raffaele Ferrara, uno che parla poco, a volte sembra persino ombroso, ma che sa fare bene il suo lavoro e con il capo scouting Mariano Armoniache setaccia l’Italia in lungo e in largo per scovare i campioncini di domani.
Una gestione scrupolosa che porta valore alla società di Busto Arsizio, che oggi ha perlomeno triplicato il suo valore nella borsa del calcio grazie agli investimenti mirati che producono opportunità di sviluppo continuo. Il patron si coccola orgogliosamente i suoi gioielli che brillano di luce propria, ce ne sono in tutti i ruoli.
In porta ecco Giuseppe Messina (classe 1993) sul quale ci sono già gli occhi di diversi procuratori e Ivano Feola, l’anziano del reparto con i suoi 22 anni! Davanti a loro il “Freccia Rossa” Daniele Mignanelli (classe 1993) che fa coppia con il talentoAlessandro Spanò (classe 1994), che lottano per mantenere il posto dagli assalti diMarco Taino (classe 1993), promosso lo scorso anno con il Savona e Cristian Andreoni (classe 1992), ormai un veterano dopo il campionato dello scorso anno a Busto.
In mezzo alla difesa Riccardo de Biasi (classe 1994), segnatevi il suo nome, ne sentirete parlare presto. Ha tutto per diventare un grande e nella gara di ieri i tifosi si sono “lustrati gli occhi” grazie ad una prova perfetta.
In mezzo al campo una nidiata di talenti come Marco Gabbianelli (classe 1994) un concentrato di tecnica in "formato zip", Nicolò Tonon (classe 1993), grande in precampionato, Stefano Tonsi (classe 1994), che si sta affacciando alla prima squadra a grandi passi, Daniele Casiraghi (classe 1993), un talento noto fin dai tempi della Tritium poi persosi a Lecce, ma ora deciso a dire la sua. Tra loro anche Marco Ghidoli(classe 1992), uno che se solo volesse sarebbe in serie superiore da diversi anni, ma ancora deve trovare se stesso. Non perderà il treno con l’arrivo della maturità.
Dulcis in fundo ecco Francesco Giorno (classe 1993), unico bustocco in rosa, pronto per confermare le sue doti mostrate fin dagli anni scorsi nel settore giovanile biancblù. Un gioiello di tecnica con il giusto carattere, per lui presto sarà il “Giorno dei giorni”.
In attacco ecco Filippo Moscati (classe 1992), il ragazzo sta crescendo moltissimo e il goal di ieri rifilato alla Pro Vercelli gli farà solo bene. Con lui Ambrogio Sorriso (classe 1994), richiesto dal campionato inglese e ieri al suo esordio stagionale, grande fisico e fiuto del goal mentre Simone Vernocchi è addirittura un classe 1995 e già in odore di nazionale di categoria. Infine Diego Mella (classe 1993), un ragazzo con i piedi buoni sul quale la società ha puntato fin dalle prime fase del mercato per portarloa  Busto vincendo la concorrenza degli avversari.
A loro, si è aggiunto un cavallo di ritorno come Stefano Chiodini (classe 1992), tornato a Busto dopo aver fatto esperienza in categoria inferiore e pronto a confermare le sue doti di bomber.
Gioielli di famiglia allenati dal giovane Alberto Colombo, pescato dal patron dalle giovanili biancoblù dopo i successi ottenuti e promosso in prima squadra. Una sfida nella sfida che non spaventa i dirigenti bustocchi che stanno convincendo anno dopo anno anche i tifosi più scettici con risultati e bel gioco ottenuti con un po’ di coraggio e tanta competenza, elementi che stanno aprendo un nuovo capitolo del calcio bustocco. Il rischio che tutto questo possa finire per la sordità della città alle richieste del patron esiste ed è del tutto concreto, sarebbe davvero un peccato vedere sfumare in un attimo il lavoro costruito in tre anni di fatiche e che ha portato a Busto una nuova filosofa per fare calcio ad ottimi livelli.

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