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Ho fatto un sogno. Mi sono trovato a Busto, proveniente da un'altra città. Non so come mai, ma avevo in tasca molti soldi e non so perchè. Mi dissero che cercavano un presidente per una squadra gloriosa, amata da tutti, storica e importante. Mi feci convincere e accettai. In strada mi salutavano in molti, altri mi battevano la mano sulla spalla, altri ancora mi cantavano cori. Venivo da fuori, non conoscevo nessuno, ma sembravano persone sincere. Ho pensato di fare qualcosa di nuovo, che non sapesse di stantio, qualcosa di fresco, che potesse dare un senso a un progetto importante. Qualcuno si è impaurito, altri lodavano il passato, anche se mi dicevano loro stessi che era stata causa della rovina. Misi un post su Facebook dicendo che ero il nuovo presidente della loro squadra. Ricevetti un sacco di “mi piace”, qualche sms, qualche mail. Mi hanno chiesto di fare del mio meglio per portare in alto questa squadra che è il simbolo della città, non ricordo se mi hanno scritto che nel caso avessi avuto bisogno mi avrebbero aiutato, ma credo di no. Dopo un po’ di tempo, non vedendoli allo stadio, mi sono preoccupato di loro chiedendone i motivi. Una preoccupazione vana, stavano benissimo, solo che nel week end avevano altro da fare, mi hanno raccontato molto di loro, dei loro hobbies, dei loro pomeriggi passati sulle nevi o al mare. Molti mi hanno chiesto quanto fosse la mia squadra in classifica. Gli ho detto prima, mi hanno risposto “era ora”, meritiamo una squadra che vinca dopo le delusioni del passato. Non ricordo se mi hanno detto che ci saremmo visti allo stadio prima o poi, ma credo di no. Mi hanno telelfonato in molti chiedendo di poter mandare i propri figli nelle squadre giovanili, ho risposto a tutti di si. Qualche giorno dopo mi hanno richiamato chiedendo il motivo per cui i figli dovessero prendere il “pullmino”per andare lontano dalla città ad allenarsi. Ho spiegato il motivo, si sono stupiti e risentiti e non li hanno mandati più, mi hanno fatto capire che sono un presidente della mutua.Non so se mi hanno detto che si sarebbero interessati per una soluzione diversa, ma non credo, o almeno non lo ricordo.
Un giorno una persona mi ha detto che lui conosce da tempo come è fatta questa città che si sveglia solo quando vince. Mi ha detto di stare sereno che appena avessi dimostrato il valore del progetto, avrei auto quello che mi meritavo. Allora ho chiamato un mio amico e gli ho detto: “Tu che t’intendi, mi compri qualche giocatore bravo, così vinciamo il campionato e la gente torna allo stadio”. Lui l’ha fatto anche se l’amico di un mio amico ha detto che non piace alla gente perché parla poco e viene da lontano. Non so se mi ha detto che lui ne aveva uno migliore, non mi ricordo, ma mi sembra di no. Qualche tempo fa ho chiamato quel mio amico informandolo che forse tra un week end al mare, uno in montagna, il golf club e la partita di tennis, gli era sfuggito che la mia squadra aveva nel frattempo vinto il campionato e quindi avrebbe potuto far compagnia alla città che ama vincere. Mi ha detto che al momento non poteva, ma prima o poi avrebbe fatto l’abbonamento. Non ricordo se lo abbia fatto o meno, ma mi sembra di no.
Mi hanno detto che tempo fa la maglia della mia squadra è risultata tra le più belle d’Italia secondo i lettori del Guerin Sportivo. Non lo sapevo,io non sono di qui. Allora ho fatto girare la voce per la città dicendo che la maglia più bella d’Italia poteva essere elegantemente sponsorizzata con un marchio bustocco, non avrei chiesto molto.
Mi hanno detto che c’è la crisi, ma appena passata si sarebbero fatti vivi. Non mi ricordo se li ho rivisti, ma non credo. O forse è solo colpa della crisi, so perfettamente che c'è la crisi, lo ricordo molto bene ogni mattina.
Sulla mia pagina di Facebook sono rimasti i molti "mi piace" di quando arrivai in questa città, ma mi sono accorto che nessuno più ne ha messi di nuovi. Anzi, molti hanno cliccato sul “non mi piaci più”. L’altro giorno, dopo tre anni, ho rivisto quel mio amico che mi aveva detto che voleva mandare suo figlio nel settore giovanile, mi ha anche detto che il figlio gioca in una squadra della zona, ma vorrebbe tornare a giocare nella mia squadra. Gli ho risposto che non c’è nessun problema. Lui ha replicato pieno di certezze: “Ovviamente adesso non dovrà più prendere il “pullmino”, sono passati tre anni….” Ho fatto finta che mi suonasse il telefono e me ne sono andato senza rispondergli.
Avevo diverse chiamate non risposte sul mio cellulare con numeri che non conoscevo, fino ad allora mi ero sempre rifiutato di ritelefonare a numeri non in agenda. Quel giorno, non so perché, ma mi è venuta la voglia di farlo.
Mi chiamavano da Varese, Como, Novara, adesso non mi ricordo più il perché, ma so che mi chiamavano.
Poi,mentre uscivo dallo stadio, un signore anziano, di quelli che sono sempre lì anche agli allenamenti, quelli che non hanno Facebook, ma solo guardandolo negli occhi capivo che mi stava dicendo “mi piaci”, mi ha preso da parte e mi ha detto: “Io vengo a vedere la partita da cinquant' anni, ma guardi che qui è sempre stato così, si rassegni”. Gli ho confidato in un orecchio un segreto dicendogli di tenerselo per sè, visto che non era ancora il momento di dirlo agli altri, ma lui l’ha detto lo stesso a tutti gli altri trecento che come lui sono qui da 50 anni.
Questi trecento l’hanno detto a tutti gli altri, quelli che mancano da cinquant'anni e mancheranno per i prossimi cinquant'anni e qualcuno si è preoccupato, altri hanno sorriso dicendo che “tanto dice sempre così”, altri ancora hanno detto “vedremo, ma non credo”.
Forse è stato meglio così, l’importante è che si sappia, forse è stato meglio non mantenere il segreto.
Dovrei comprare una punta, così mi dicono i miei collaboratori, ma potrei farle solo un contratto di nove mesi, perchè poi potrebbe esserci un parto gemellare, o solo un aborto.
Temo per il secondo caso visto che i controlli mensili parlano di ecografie piatte e senza speranza per il futuro nascituro.
Nel sogno mi è anche apparso un mago che mi ha detto cosa succederà tra qualche mese, adesso non ricordo bene cosa mi abbia detto, ma da come mi sono risvegliato e dal sapore amaro che avevo in bocca, credo che non fosse una cosa bella. Soprattutto perché appena svegliatomi dal sogno ho avuto la netta percezione che fosse un incubo. Sono stanco di sognare incubi, meglio un sonnifero che non faccia per niente sognare piuttosto che sognare continuamente incubi. Anche perché, in una città che dorme da sempre senza sognare, forse sono l’ultimo ad averlo capito. Per fortuna per me non è mai troppo tardi per svegliarmi, ma sicuramente per altri è tardi per sognare.
Flavio Vergani

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