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 Patron Vavassori con il Dg Raffaele Ferrara alla risottata del Pro Patria Club
 Erano le due e venti di notte quando patron Vavassori lasciava la sede del Pro Patria Club dopo aver partecipato alla risottata del sodalizio organizzata dal mitico tifoso Giannino Gallazzi, ultraottantenne ma vispo come un ventenne, che ogni anno raduna tifosi e società per una serata di alta qualità gastronomica.
Nell’occasione il patron della Pro Patria ha gentilmente concesso questa intervista che getta l'ennesima ombra di preoccupazione sul futuro della Pro Patria.



Patron, cosa dirà ai giocatori dopo la brutta prestazione con la Carrarese?
“Dirò loro che sono dei professionisti regolarmente pagati dalla società per cui non tollero comportamenti come quelli visti con la Carrarese. Sono dei bravi giocatori, lo abbiamo riscontrato nelle precedenti partite, per cui da adesso nessun alibi per nessuno, E’ stato un black out, mettiamo alle spalle il passato e pensiamo al futuro”.

Il fatto che a fine anno lei se ne andrà da Busto può essere un elemento di demotivazione per la squadra?
“Assolutamente no, dovrebbe essere uno stimolo per giocare meglio e mettersi in mostra per eventuali cessioni ad altri club, oppure venire con me se dovessi andare in altre società ambiziose. Per cui al limite è un aggravante non un alibi”.

Il direttore generale Raffaele Ferrara ha minacciato di cedere chi non suderà la gloriosa maglia biancoblù, lei cosa dice a tale proposito?
Non è una minaccia è solo una richiesta di impegno ai nostri professionisti che ci aspettiamo rendano sempre al meglio visto che sono pagati. I tifosi hanno il diritto di vedere le migliori performance tutte le domeniche. Poi ci sono le giornate no come quella dell’AlbinoLeffe che ha perso male con il Como che non è squadra trascendentale, ma devono essere episodi”.

 A inizio campionato aveva legato la sua permanenza a Busto al verificarsi di determinate condizioni da parte degli sponsor.  E’ cambiato qualcosa da allora?
“Assolutamente no, abbiamo sponsorizzazioni di valore sempre inferiori nel tempo e quest’ anno si conferma la regola. Bando agli alibi se è il sottoscritto il problema di questa città io mi tolgo da subito lasciando spazio a chi vorrà venire”.

Ha l’impressione che lei sia antipatico a qualcuno?
“Non voglio dire questo, sto solo ai riscontri oggettivi, nessuo mi da una mano, per cui fotografo la realtà e questo sembrerebbe dire”.

Le istituzioni erano state chiamate a dare un aiuto, cosa sta avvenendo in questa direzione?
“Tante promesse di impegno sono state fatte, ma ancora attendo che si concretizzino. La città deve svegliarsi, ma forse è già troppo tardi.  Leggo sui giornali locali che la Pro Patria è un patrimonio della città, ma alle parole non seguono i fatti. Nella lettera di risposta al tifoso Gino Rossi che sul sito del Pro Patria Club mi faceva delle domande ho detto di non guardare il dito che indica la luna, il dito sono io, ma il problema è la luna, non io”.

Cosa deve succedere affinchè  Vavassori possa rimanere a Busto?
“Lo dissi anni fa, vorrei si costituisse un gruppo di persone amiche della Pro Patria che vogliano tutelare il patrimonio della città. Allora io farei lo sponsor a vita, perché questa squadra è nel mio cuore in quanto legata a mie personali vicende affettive che mai potrò dimenticare”.

Il tutto ha un costo economico ovviamente ?
“Ci sono dei costi, ho investito molto in questa squadra, non vorrò recuperare tutti i soldi spesi ma il titolo sportivo ha un prezzo e il settore giovanile anche, non voglio andare via subendo oltre al danno la beffa. Credo di aver lavorato bene, siamo stati bravi e fortunati, vorrei riconosciuto a livello economico il nostro impegno. Però non vorrò speculare a tale proposito su questo non si abbiano dubbi.  Posso anche proporre di cedere solo il titolo sportivo, mi terrò i giocatori valorizzando la loro cessione in termini economici”.

Lei ha un pregio che in questa occasione è anche un difetto: è una persona così seria che nessun tifoso crede che avrà il coraggio di non iscrivere la squadra al campionato.
“Purtroppo tutti i tifosi di Busto si sbagliano in questo caso. La distanza, la freddezza e il disinteresse da parte di tutta la città ad eccezione dei mille tifosi che amano la Pro, è siderale, sempre tante parole ma pochi fatti, per cui mi avete convinto che sono io il problema e quindi me ne andrò. Si facciano avanti i bustocchi adesso e io sponsorizzerò la squadra per sempre”.

Chi ha più colpe di quanto denuncia?
Non c’è mai un solo colpevole, potrei dirle in modo provocatorio la posizione logistica di Busto troppo vicina a Milano, ma questo è evidente che è un alibi, quando la serie A è ferma e non piove o non nevica gli spettatori sono sempre quelli. Me ne vado visto che il problema sono io, adesso chi ama la Pro Patria si faccia avanti. Mi tolgo anche dal banco degli imputati per non essere il colpevole della non iscrizione della squadra il prossimo campionato.”

A chi arriverà possiamo garantire che schierando i giovani ci si arricchisce?
“E’ una leggenda metropolitana, nonostante gli sforzi di Macalli e Ghirelli ci vogliono ancora molti soldi per la gestione. Il prossimo anno credo che i costi aumenteranno molto visto che ci saranno meno squadre con qualità più alta”.

Visto il suo disimpegno a gennaio tutti i big della Pro Patria saranno sul mercato?
“Non ho mai detto questo, saranno sul mercato solo quelli che da qui a fine anno non onoreranno la maglia. Anzi, non escludo che nonostante il mio disimpegno a fine anno a gennaio possa fare qualche innesto per puntare ai play off e onorare come ho sempre fatto le prestazioni anche sul campo. Così ai due campionati vinti sommerò anche un play off prima di lasciare la società a qualche bustocco che le vorrà bene”.

Un pronostico sul piazzamento finale della squadra?
“Se qualcuno mi darà una mano potremo dire la nostra senza porci limiti, nessuno è mai stato superiore alla Pro Patria, nessuno ci ha mai dominati, abbiamo perso per sfortuna alcune volte e altre volte, come con la Carrarese, non abbiamo giocato prendendo comunque due pali. Mi auguro per la famiglia Pro Patria che possa succedere qualcosa per rinforzare la rosa e allora sognare sarà lecito”.

Merita chi ha vinto due campionati di fila di mettere la firma sul necrologio della Pro Patria?
“In questo caso sarebbe Busto ad aver ucciso la Pro Patria e non io, ma mio malgrado sarei coinvolto in questo disastro. Ancora non mi capacito di come non venga percepito a Busto il ruolo sociale e formativo della Pro Patria che potrebbe aggregare le famiglie allo stadio. C’erano progetti a tale proposito raffreddatisi dopo alcune vicende personali che mi hanno tolta la voglia di proseguire. Erano progetti molto interessanti, come quello che portava i ragazzi della scuola allo stadio che addirittura in molti ci hanno copiato. Vorrei riprenderli in mano e dargli nuova spinta, ma adesso occorre salvare la società”

Vuole lanciare un appello alla città?
“Ancora non ci credo che una città come Busto rimanga apatica e staccata dalla prossima morte della sua squadra di calcio. Non riesco a capacitarmi di questo disinteresse”.

Ai tifosi cosa dice?
Di starci vicini e sensibilizzare chi possa darci una mano, vedere i sessantenni schizzare in piedi dopo un goal non ha prezzo e vorrei che lo potessero continuare a fare. La Pro Patria è della città, dei sui tifosi. È strumento sociale per la crescita dei giovani, è storia della città, è patrimonio del territorio. Spero che Busto capisca questo e si mobiliti per non perdere questa ricchezza.
Che titolo darebbe a questo articolo se fosse lei il redattore?

“Il titolo più bello lo diede proprio lei in un passato articolo che ho avuto modo di leggere”Tra sogno e realtà”, un articolo che sintetizzava la mia vicenda a Busto nel modo perfetto. Purtroppo qualcuno che pensava di averlo capito non lo aveva per niente capito, le ridia lo stesso titolo sperando che questa volta lo possa meglio comprendere!”

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