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L’impatto mediatico è stato forte. Il presidente Gozzi dell’Entella aveva raccontanto la sua favola addirittura alla stampa nazionale. Poi alle testate locali e aveva generato mal celate invidie. Un sito internet da favola con addirittura una “sponsor zone”da far impallidire i migliori brokers del mercato.
I numeri della squadra in linea con la pomposità dell’impatto marketing, otto vittorie, tre pareggi, zero sconfitte. Insomma, il “Bengodi del calcio di Lega Pro”.
Poi arrivi allo stadio e nella curva ospiti vedi “quatar gatt”, la tifoseria ospite è concentrata in tribuna centrale, un distillato di tifoseria borghese, compassatta e doppiopettista che sapeva tanto di business intelligent e poco di sana passione. Una curva in giacca e cravatta e magari pure con l’accredito in saccoggia.
In campo la contraerea vacillava scossa dalle portate della scialuppa biancoblù, anzi orange in onore del calcio totale di olandese memoria. Persino l’arbitro si è indispettivo per i modi poco da lord degli sbarazzini ragazzini tigrotti che hanno letteralmente buttato sul campo ogni energia per tenere testa ai liguri. Solo la solita raccomandazione, che spesso aleggia sui potenti, ha impedito di soccombere ai best in class, ma nei cuori della gente bustocca la sensazione di aver fatto qualcosa di grande è stata del tutto percepita.
Chi si loda si imbroda, allora siamo felici di imbrodarci e dire che da queste parti, pur sfigati che siamo, uno straccio di pullman pieno lo abbiamo sempre avuto quando la squadra era capolista in Seconda Divisione e non solo. L’amico Francesco diceva giustamente che Chiavari –Busto non è trasferta impossibile, ma nonostante questo non si sono visti pienoni. Pensare che quando eravamo noi lassù invademmo Padova con talmente tanta gente che la “Castano”e la “Air Pullman” neppure più avevano un torpedone per i pellegrini che volevano andare a Medjugorye. Miracoli bustocchi!
Inutile aggiungere altro, passione non la compri con gli sponsor, i siti sfavillanti, le squadre con le star, solo per tutto il resto c’è Mastercard.

Adesso abbiamo una certezza in più, Giannone sa giocare a pallone e non è la posizione, l’allenatore, i tifosi, la misura della maglia, la categoria che lo stanno frenando, è solo questione di stimoli. Domenica il confronto con l’amico Sarno lo ha caricato come una molla e ha vinto il confronto con grande nonchalance. Se fossimo all’Entella invocheremmo un “mental trainer”, ma siamo a Busto e allora diciamo al patron di passare sabato mattina allo stadio e parlare con Luca e digli che adesso che sappiamo il segreto, non sono ammesse altre giustificazioni. Ci deve portare in alto.
Pro Patria, il segreto delle cose buone.
Flavio Vergani

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