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A TU PER TU COL MASSAGGIATORE DEL SOLE
Pro Patria: si torna a sudare fra sirene e voci di mercato
BUSTO ARSIZIO - Ritornati al lavoro dopo le festività natalizie, Serafini e compagni si sono ritrovati venerdì pomeriggio allo “Speroni” per la ripresa dell’attività in vista della prima giornata del girone di ritorno, in programma domenica 5 gennaio a Cremona, con la Pro Patria costretta a fare a meno allo “Zini” degli squalificati Bruccini e Nossa. Una ripresa che, fra tante voci di mercato tipiche del periodo (sirene aquilane per Giannone, cremonesi per Bruccini e mantovane per Nossa e Serafini), vedrà un super lavoro anche per il massaggiatore biancoblù Remigio Del Sole, impegnato a far riattivare il motore dei tigrotti. “Remì”, così come è soprannominato nell’ambiente bustocco, è uno dei tanti preziosi collaboratori della Pro Patria: collaboratori spesso lontani dalle luci dei riflettori, ma a dir poco indispensabili.
 
Dove ha iniziato il suo percorso professionale?
“Vengo da Avellino, dove tutt’ora vive la mia famiglia. Devo proprio ammettere che ho iniziato con il botto: il mio esordio su una panchina (di serie B) come massaggiatore è stato proprio nella squadra della mia città, con pubblico, amici e chiaramente un mondo che mi apparteneva in toto. E poi come allenatore c’era un certo Zeman, di cui ho un ricordo bellissimo perché ritengo sia una persona eccezionale e competente”.
 
Ricorda qualche episodio curioso su Zeman?
“Episodi dovrei citarne tanti, ma mi soffermo col dire che Zeman o lo ami oppure lo odi. Sul lavoro Zdenek è molto esigente, tanto che o sei con lui, oppure sei fuori dai giochi. Un giorno durante l’intervallo, con l’Avellino sotto di un gol, mi chiese: “Remì cosa possiamo fare per vincere questa partita”?
Lo guardai e gli dissi: “Mister la bacchetta magica non l’ho, però lei sì”. Questo per dire che il mister ha sempre interagito con il suo staff indipendentemente dai ruoli”.
 
Dopo Avellino?
“Dopo quella stagione feci una piccolissima parentesi nel basket a Scafati. Il calcio però è sempre stato il mio sogno, così mi rituffai subito nella mischia, prima Potenza, poi a Salerno, quindi al Foggia, dove incontrai Fabio Pecchia (oggi mister in seconda al Napoli con Benitez): persona squisita e professionalmente validissima”.
 
Dulcis in fundo, la Pro Patria…
“Sarei dovuto rimanere a Foggia ancora, però l’anno di Potenza feci amicizia con Orlando Urbano (anche lui campano, precisamente di Caserta). L’amicizia con i compaesani quando sei fuori casa è molto importante e grazie appunto a questo legame Orlando recapitò nelle mani dei Tesoro il mio curriculum. Nel giro di poche ore un dirigente della Pro mi chiamò dicendomi che il presidente desiderava incontrarmi”.
 
Da Novelli a Colombo, passando per Cusatis e Firicano…
“Arrivai a Busto nell’anno di Raffaele (Novelli), in una stagione dalle mille problematiche che un po’ tutti conosciamo. Mi ricordo, durante l’occupazione dello stadio, che nella sala medica preparai il lettino per fare i turni di notte. Per fortuna ci dormimmo solo due volte. A parte certi ricordi, con tutti i mister incontrati ho lavorato bene”.
 
Come si trova nella Pro di Vavassori?
“Quando una persona ti fa sentire come a casa e vuole soltanto il tuo bene, non puoi fare altro che ringraziarla. Vavassori, così come Ferrara, sono uomini di grandi personalità e umanità che tutti dovrebbero imparare a conoscere. Io mi ritengo fortunato di averli incontrati. Il mio grazie va comunque a tutti: segreteria, staff tecnico, staff medico, magazzinieri, addetti campo e ovviamente giocatori (Serafini, Bruccini, Polverini, Nossa e in particolare Calzi sono la mia forza)”.
 
Facciamo un gioco: se diciamo Serafini, Giannone, Ferrara e Vavassori?
“Serafini: professionista e competente; Giannone: l’estro nascosto; Ferrara: generoso; Vavassori: il punto di riferimento”.
 
Futuro: amore eterno ai colori biancoblù?
“La riconoscenza per me vuol dire tanto e credo di aver ricevuto tutto quello che un trentasettenne come me desidera. In questi quattro anni è andato tutto molto bene, però il valore delle persone lo misuri nelle cose che contano e che lasciano il segno. La perdita di mio padre ha rafforzato ancor di più i rapporti e il valore delle persone si è moltiplicato. Quando perdi un familiare e sei lontano da casa, rimani disorientato e hai bisogno di affetto: e con molta sincerità dico che il presidente e il direttore hanno fatto di tutto per starmi vicino. Non si sono sostituiti a nessuno, hanno solo fatto quello che si sentivano e in un certo senso è come avere avuto vicino i miei amici più veri”.
 
Parole e… musica di Remigio Del Sole, nel cui nome sono nascoste due note fondamentali: il “re” presente nelle più belle ballate e melodie dei più grandi della canzone italiana e straniera; e il “mi” che certifica la musica Soul e il Rhythm and blues. Ma speriamo che a cantare, dopo il giro di boa, siano soprattutto i giocatori della Pro Patria, chiamata a risalire la scala non musicale, ma quella della classifica.

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