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Dopo Natale è tempo di saldi e anche in casa Pro Patria sembrerebbe iniziato il "fuoritutto"ammesso che fossero vere le voci provenienti da fonti vicine ai procuratori dei calciatori,
Fin dalla gara con l'Entella lo Speroni si popolò di cacciatori d'affari come il capo scouting della Cremonese Carlo Taldo venuto a Busto per visionare Bruccini e Polverini per portarli nella città del torrone, Oggi rimbalzano voci da Alessandria che danno la squadra locale interessata a capitan Serafini e a Nossa, mentre l'Aquila preme per Giannone. 
Insomma i gioielli di famiglia sembrano essere stati messi sul mercato per capitalizzare e far fronte alla crisi che da tempo affligge la nostra economia in generale e quella biancoblù in particolare.
Un po' quello che succede nella vita di molti italiani che svuotano i cassetti correndo dai "Comproro"per trovare soluzione al piatto che piange.
Non sappiamo ancora con certezza se trattasi di voci di mercato e se la strategia di patron Vavassori sia questa, quel che sappiamo è che nulla succede per caso, è chiaro al mondo intero il possibile disimpegno di patronVavassori a fine stagione, per cui non ci sorprenderebbe l'eventuale ricorso al fuoritutto fin da subito.
Meglio prima che poi ci verrebbe da dire, almeno si farebbe focus sul problema ancora lontani da scadenze improrogabili per la sopravvivenza societaria e chi avesse eventuale interesse per la Pro Patria lo potrebbe dimostrare con tutto il tempo necessario. Certamente a livello sportivo non sarebbe la cosa migliore con una squadra imbottita di giovani che potrebbe imbarcare filotti di sconfitte da qui a fine torneo, ma questo è tempo di decisioni finali e ufficiali e potrà sembrare un controsenso ma i risultati del campo passano in secondo piano di fronte all'urgenza di trovare soluzioni per il futuro dietro le scrivanie.
Inutile far finta di niente di fronte a quanto accaduto nelle ultime partite, la squadra appare sfilacciata sotto il punto di vista motivazionale e molti giocatori sono con la testa altrove. La società non sempre presente e la tifoseria rassegnata ad accettare qual che capita sapendo che bene che vada si arriverebbe a Maggio con un campionato di secondo piano. Ci chiediamo se tutto questo sia meritato dai soliti noti che da sempre soffrono per questa squadra e ci chiediamo se abbia senso che ormai da anni si debba convivere con l'eterno dubbio della sopravvivenza. Non siamo riusciti nemmeno a festeggiare una promozione dopo averla desiderata molto e già siamo piombati nella realtà del dopo Zoppo e del dopo Tesoro con nuvoloni che fin da subito potrebbero oscurare il finale di campionato. 
Non è scritto da nessuna parte che Busto meriti la Prima Divisione, club di città ben più blasonate hanno conosciuto amari destini con ripartenze da categorie inferiori (Trieste, Perugia, Arezzo, Salerno, Venezia, Firenze, Napoli,), per cui nessuno si senta protetto dal destino solo per meriti sportivi, ma quello che  finalmente vorremmo è una ripartenza, da dove poco importa, con un progetto che non sia il solito triennale che si interrompe prima di concludersi. Un progetto di rilancio che porti gente allo stadio, abbassi l'età media degli spettatori, sia sinergico con il territorio, entri nel tessuto cittadino in maniera forte tanto che la Pro Patria possa diventare una moda per la città intera. Una moda declinata sullo slogan "I love Pro Patria"che qualifichi gli appartenenti al cluster in modo forte tanto da diventarne un privilegio l'appartenenza.
Una ripartenza che semini  per il futuro, una ripartenza  promossa da gente del territorio e con competenze che esulino dalle sole conoscenze sportive ma attingano da culture di sviluppo più vicine a quelle che oggi richiede il calcio e lo sport in generale.
Inutile sperare di poter sopravvivere con organigrammi mancanti di figure forti sotto il punto di vista dell'engagement commerciale che qualifichi la struttura societaria anche in campo relazionale rinforzandone le visibilità e la preziosità percepita. Inutile pensare di rinunciare a figure competenti ed esperte in settori parasportivi in un calcio che è molto cambiato dal passato e non accetta più figure adattate nei ruoli chiave della società. Un calcio nel quale passione non fa più rima con professione.
Occorre creare valore non solo con abili politiche di valorizzazione dei giovani calciatori ma anche e soprattutto con strategie che mirino alla crescita degli assets societari che non possono prescindere dallo sviluppo di tematiche brandizzanti.
Diversamente si rischierebbe di prolungare l'agonia riproponendo tra qualche tempo lo stesso problema degli anni precedenti. Solo una pianificazione a medio periodo di un progetto condiviso con la città e con le sue istituzioni potrebbe dare un senso alla sopravvivenza della Pro Patria aprendo un nuovo scenario per la storia biancoblù.
Se questo non accadrà crediamo che si manifesti spontaneamente una inabilità della città a frequentare il palcoscenico del calcio che conta e occorrerà farsene una ragione. Il futuro prossimo indica la strada in modo netto, non esiste più la possibilità di essere importanti a metà frequentando campionati come quello ibrido di Seconda Divisione nel quale ci si poteva illudere di essere quelli che non si meritava di essere.
Il prossimo anno o si è ( Prima Diivisione) o non si è (serie D), senza scuse, senza troppi se o qualche ma.
E' tempo di decidere se "essere o non essere", è tempo di dichiararsi professionisti o dilettanti, è tempo di dimostrare a fatti e non a parole se questa squadra interessa a qualcuno, ma sopratutto se Busto vuole essere o diventare. Essere professionista o diventare dilettante. In mezzo non ci sta niente, se non quattro mesi per gravidare un futuro promettente o vivere l'aborto finale. 
Mai come adesso la città è chiamata a rispondere alla domanda sul proprio futuro calcistico e mai come questa volta ha la possibilità di dimostrare l'amore per la propria squadra. 
Diversamente si dovrà prendere atto che l'orgoglio bustocco abita da un' altra parte e che la Pro Patria fa comodo a molti quando vince ma interessa a nessuno quando perde.
Si agisca nel prossimo calcio mercato come si riterrà opportuno,la cosa importante dovrà essere la chiarezza strategica, la coerenza con le decisioni prese e la convinzione che tutto sarà fatto per il bene futuro della società. In questo momento riteniamo inutile " apparire", ma indispensabile "essere". Solo così si potrà tracciare la strada del futuro certi di aver fatto tutto il necessario per garantire una nuova vita. Quello che sarà e dove sarà non conta più di tanto, quello che conta è che nessuno potrà e dovrà avere alibi o rimpianti per quello che è stato fatto, non è stato fatto  o è stato fatto male.

Flavio Vergani.

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