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La partenza di Giannone esemplifica alla perfezione la fine di un ciclo e forse di un sogno. Lui era stato il “Messi” della Pro Patria e patron Vavassori lo aveva blindato ,giusto un anno fa,  con un contratto triennale allargato ai big della squadra. Così la piazza aveva intuito un grande progetto fondato su colonne portanti di valore assoluto. Non sappiamo cosa muovesse il patron in quei giorni, che progetto avesse in mente o a che promesse credesse per esporsi ad un progetto così pesante a livello economico. Non sappiamo neppure cosa cambiò solo qualche mese dopo quando annunciò il suo disimpegno dalla Pro Patria. Un comportamento clamoroso e assolutamente incoerente con quanto fatto solo qualche mese prima. Accollarsi pesanti contratti e poi pensare di vendere e la situazione più difficile che chiunque possa crearsi per farsi del male, è chiaro che il patron, che ingenuo non è, ha dovuto obbligatoriamente orzare cercando il controvento per qualcosa di molto importante ed incisivo sulla sua strategia a noi ancora non noto.

Un business-man di azienda ragiona sempre con la prospettiva del lungo periodo adeguando le proprie scelte ad un orizzonte che non può essere il giorno o il mese, per cui qualcosa manca all’analisi per determinare i motivi delle scelte fatte nel passato che oggi trovano concretizzazione.

E non si venga a dire che fu fatto per preservare e capitalizzare un valore. Sappiamo perfettamente che nel calcio di oggi ci sono così tanti disoccupati o giocatori non pagati che pensare a politiche di cessioni a marginalità è pura utopia. E la realtà la dimostra, le cessioni dei nostri pezzi pregiati portano nelle casse societarie solamente un gentile “grazie”che Cremonese, Entella e Crotone hanno fatto pervenire al patron. Così è arrivato il tempo della demolizione del sogno. Cozzolino, Falomi, Bruccini, Nossa, Giannone, i pilastri di cemento armato dell’era Vavassori sono stati sacrificati per mantenere fede alla nuova politica di saving che il patron ha deciso di intraprendere per snellire i conti societari e rendere appetibile la cessione della società. Un tentativo di vendere la “nuda proprietà”, una casa non ammobiliata che possa interessare i prossimi inquilini. Scelta stavolta logica e coerente che cozza con quella di un anno fa giustificando mille perplessità.

Giannone era il più pagato, un contratto importante per un giocatore che si spento nel tempo tanto quanto si sono spente le ambizioni del patron.Un destino comune e beffardo per il popolo bustocco, i due hanno acquistato valore e stima da chi li osserva da fuori proprio quando i tifosi hanno iniziato a non apprezzarli. Giannone dopo aver conosciuto l’umiliazione della panchina e la scarsa considerazione dei tifosi, vola verso la serie B, il patron contestato proprio domenica scorsa è diventato oltre che prezioso consulente del presidente Macalli anche pluririchiesto da diverse società, prima fra tutte il Como che da tempo gli sta facendo una corte spietata.

Scherzi di un destino a volte baro ma che stavolta accontenta la “vox populi” che domenica scorsa ha fatto chiaramente capire che il tempo dell’attesa è abbondantemente terminato invitando il patron e gli svogliati a fare le valigie.

Il patron ha colto al volo l’invito e, visto che le valigie le aveva già preparate da inizio campionato, ci ha messo un attimo a salutare la compagnia, togliersi gli ultimi granelli di sabbia dalle scarpe e sparire dalla circolazione, portandosi via anche le residue speranze di un calciomercato riparatore.

Insomma, ce lo siamo tolti di torno e con lui quello svogliato di un Giannone che da troppo tempo era diventato insopportabile per quel suo letargo trascorso nella tana che aveva scavato sulla fascia destra dello Speroni.

Ce li siamo tolti di torno e questo fa felice la metà più uno della tifoseria, adesso siamo a metà dell’opera, ma forse è proprio ora che inizia lo spettacolo più avvicente. Occorre capire chi arriverà, quando arriverà e se arriverà. In campo crediamo non arriverà nessuno, ma a questo punto chissenefrega, forse solo il patron potrebbe avere qualche dovere a garanzia della regolarità del torneo quale componente del consiglio di Lega, ma in un campionato farlocco come quello che ha dovuto inventarsi il suo amico Macalli, crediamo che il problema non si ponga. Quel che conta è fuori dal campo dove occorre capire se sono meglio gli inglesi dei bergamaschi  o se ricorrere ancora a cordate già conosciute, quelle che ci hanno lasciato il segno sul collo. O forse occorre capire se è meglio l’eccellenza di certe dirigenze, per iniziare quel processo di ripartenza da molti invocato in grado di scavare nuove fondamenta , invece di ristrutturare quella famosa casa di via Cà bianca.

Ipotesi che toglie il fiato e raggela gli animi di molti, comunque sia l’importante sarà non scavare la fossa.

Flavio Vergani

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