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Saracinesca Feola
Reti bianche nel derby delle "Pro", risultato che premia i tigrotti dopo una gara tutta volontà che ha divertito il pubblico presente.
Finalmente si ripopola la curva ospite con una buona presenza piemontese mentre si svuota quella dei sostenitori locali  delusi dagli andamenti della squadra e dal progetto vavassoriano annunciato ai titoli di coda.
Certamente non è bello poter leggere da lontano quasi tutte le lettere della scritta "Pro Patria" dipinte sui gradoni dello stadio. Oggi i "culi" riuscivano a coprire solo la parte centrale della parola e se questo sarà l'andamento futuro tra breve leggeremo tutta la frase a quel punto la si potrà sostituire con la parola "fine".
Costerebbe meno in vernice e siamo certi che il nostro amico Silvio Merlo ci metterebbe solo qualche ora a terminarla.
Essere in Prima Divisione e vedere gli spalti pressochè vuoti è davvero deprimente, si dice che i soliti ci sono sempre, l'impressione è che qualcuno di loro abbia iniziato a darsi alla macchia.
Certamente i piemontesi non hanno dato lezioni di stile con la dirigenza molto nervosa in tribuna tanto che il figlio dell'amministratore delegato ha persino trovato il tempo e il modo di insultare il nostro Calzi che non si è fatto certamente pregare per rispondere a tono al giovincello che forse voleva farsi bello di fronte alla graziosa biondina che lo accompagnava. Ma di fronte al ruggito di Calzi ha pensato bene di fare lo gnorri e dirigersi al bar per un caffè. Lo stesso presidente ha poi dato in escandescenza a fine gara ingaggiando un face to face con il responsabile degli steward dopo che gli era stato negato l'immediato accesso all'area tecnica. Lo stesso Silvio Merlo, addetto al servizio d'ordine in tribuna centrale, ci ha raccontato di episodi poco "fair"della comitiva piemontese venuta a Busto con la boria dei vincenti sicuri e rimandati al mittente con un pareggio che sa molto di sconfitta e li allontana dalla vetta. I giornalisti ospiti ci dicevano che "siamo così perchè lo scorso anno in serie B ci hanno presi in giro in più di uno stadio", crediamo che non sia un buon motivo per porsi come si sono posti a prescindere dalle esperienze vissute.
Detto questo, passiamo alla gara. Solita Pro Patria sterile che certamente non ha bisogno di contraccettivi per evitare di gravidare la porta avversaria. Il rischio è davvero basso, più basso del metodo naturale Ogino Knaus, i rapporti tra i nostri attaccanti e la porta sono solo platonici e non prevedono di consumare. Solo qualche carezza ogni tanto, insomma preliminari si, rapporto completo no.
Mister Colombo sceglie Giannone dopo i dubbi della vigilia, il napoletano mostra diverso impegno rispetto al passato, ma ancora è lontano dalla forma migliore.A centrocampo si alternano controfigure l'una dell'altra, i vari Gabbianelli, Tonon, Casiraghi, Siega sembrano usciti dal una catena di montaggio cinese, sono tutti uguali, corrono tutti alla stessa velocità, tutti allo stesso modo, senza che nessuno abbia caratteristiche differenzianti. Serafini ieri sera aveva la febbre del sabato sera e non aveva certamente il passo per ballare il rock and roll.  Per fortuna che in difesa c'è gente con le palle come il portiere Feola che ha fatto gli straordinari protetto dal suo santo patrono San Gennaro e i due esterni bassi Mignanelli e Spanò che sono di un'altra categoria e hanno preso per il naso l'assortita batteria di attaccanti ospite tornata in Piemonte con le pive nel sacco. Nossa e De Biasi ottimi in mezzo alla difesa con il secondo solo di passaggio in Prima Divisione, un ragazzo per bene che ha piedi e testa per far bene nel mondo del calcio.
Alla fine un pareggio giusto, i piemontesi reclamano per un rigore netto non concesso, ma la storia dei rigori è vecchia come il mondo. Ci sono stati altri  novanta minuti per vincere, santo cielo non si vince solo e sempre con i rigori.
Bravi ai nostri ragazzi per l'impegno e la dedizione, adesso aspettiamo una punta, un difensore e un centrocampista per vincerne qualcuna. C'è crisi ed è tempo di saldi, si può portare a casa l'affare e senza danè si può prendere Dramè.
Flavio Vergani

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