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Patron Vavassori ha ragione quando dice che la Pro Patria ha fatto sette punti in cinque partite con uno score del 100% in più rispetto al girone di andata. Ma non è questo l’aspetto più importante a nostro avviso. Il mio capo direbbe che il doppio di zero è sempre zero. Per cui se all’andata facemmo i primi tre punti a San Marino, dopo le quattro sconfitte consecutive di inizio campionato, è chiaro che fu quella l’eccezione negativa e non questa una realtà così straordinaria. Non per deprimere i meriti, ma solo per mettere in luce altri aspetti positivi che a nostro avviso sono da rimarcare con maggiore attenzione.

A inizio torneo giocammo bene diverse partite, ma le perdemmo. Adesso, seppur a volte meno eleganti, portiamo a casa la vittoria. Tutto questo nonostante alcune importanti partenze. Cosa è successo? Come mai nel girone di andata abbiamo vinto in casa uno straccio di partita, mentre nel ritorno abbiamo vinto con San Marino e Savona e pareggiato con la Pro Vercelli? Come mai abbiamo giocato bene a Cremona e Bergamo dove solo un arbitro miope non ha visto quello che doveva vedere ?

L’analisi è complicata, molti sono i fattori che si intrecciano tra loro e non è semplice attribuire loro un valore.

Certamente la maturazione dei giovani ha richiesto tempo, si pensi a Gabbianelli, oggetto misterioso a inizio torneo, ma anche a Siega che ha innestato la quinta marcia solo nel girone di ritorno.

Lo stesso discorso vale per Spanò, timido e disorientato a Vercelli, ora baluardo insuperabile difensivo.

Maturazione dei giovani favorita anche dalle partenze di qualche senatore che ha responabilizzato giovani e vecchi. Capitan Serafini ieri diceva nel post match che lui e Calzi sono stati di fatto investiti del ruolo di capi delle giovani marmotte e questo compito li fa sentire ancor più importanti in campo e fuori. In attesa di Polverini, un altro che per questa maglia ha dato moltissimo.

Di conseguenza anche i giovani hanno aderito al patto, massimo impegno in cambio di massima attenzione e i risultati si sono visti. Sapere di essere titolari in Prima Divisione al primo campionato da professionisti fa crescere in fretta, obbliga a tenere alta l’attenzione, fa sentire importanti e libera da ogni alibi. De Biasi, Gabbianelli sono chiamati a non far rimpiangere nomi illustri come Nossa e Giannone e questa è una sfida che stimola l’orgoglio.

Questa squadra vive di stimoli, si pensi che ogni volta che sale il livello di adrenalina arrivano prestazioni eccellenti. Anche ieri, dopo un sonnecchioso inizio, le provocazioni di un arbitro scarso hanno scosso la squadra, l’impresa di vincere la gara in inferiorità numerica ha inciso sulla psiche e il risultato si è visto.

Ci sono ancora margini di miglioramento visto che ancora alcuni giocatori sono sotto rendimento o almeno sotto aspettative. Se anche loro trovasssero un’accellerata di rendimento nelle prossime gare ne potremo vedere delle belle.

Spiace constatare che questa crescita a fine anno avrà comunque la sua fine per le scelte del patron di lasciare Busto. Ieri si è capito perfettamente che i giovani virgulti che ha pazientemente fatto crescere lo potrebbero seguire in una nuova sua avventura societaria. Un progetto che si interrompe, un orto rizollato senza coglierne i frutti maturi, un terreno che andrà per l’ennesima volta seminato attendendo una nuova fioritura.

Una realtà strana e particolare, qualunque tifoso al mondo vorrebbe una società economicamente sana che sappia vincere sul campo. Noi, dopo tanti anni, l’abbiamo avuta con due campionati vinti e questo di transizione che ha mostrato interessanti valori tecnici. Ma tutto questo, per una serie di motivi che tutti conosciamo, non è bastato e non basterà per garantirci continuità. Come diceva ieri il patron nella chiacchierata post conferenza stampa, le colpe non stanno mai da una sola parte, ma quello per cui vorrebbe essere processato e giudicato attiene alla sola parte sportiva. Su questo aspetto il patron sarebbe pronto a sedersi fin da subito con i tifosi per confrontarsi e capire quali siano i capi di accusa. Il resto è invece materia che non lo appassiona, anzi , lo ferisce e lo colpisce. Per altro si intendono i cori offensivi, le approvazioni dei club e delle istituzioni verso azioni di protesta clamorose, le discutibili strategie di qualche studio legale per approcciare l’acquisto della società gettate in piazza prima di incontrare l’interlocutore.

Azioni che il patron non comprende e non condivide soprattutto perché atte a “mandare via”uno che già aveva da un anno che lo avrebbe fatto di sua spontanea volontà  soprattutto perché negativamente influenti sulle trattative in corso. Gruppi che basano la loro policy sull’attenzione all’etica sportiva o con progetti focalizzati a temi “social” sono molto attenti all’aspetto “comportamentale”della piazza e quanto successo nelle scorse settimane, a detta del patron, avrebbe raffreddato una pista calda che avrebbe portato ad un gruppo non forte a livello economico, ma fortissimo.

In settimana sono previsti altri incontri con gruppi interessati. Fa piacere notare tutto questo interesse verso la Pro Patria e fa piacere sentire dal patron che a suo parere  gruppi diversi a quelli già in agenda potrebbero arrivare fuori tempo massimo (chiara l’allusione al gruppo dell’avvocato Golda Perini )  fa capire che la soluzione potrebbe essere dietro l’angolo. Per la pace di tutti.

Flavio Vergani

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