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Il tempo passa inesorabile e  diventa sempre più urgente trovare una soluzione in casa Pro Patria.

Sulla cancellata della famosa casa di Via Cà Bianca è appeso da tempo il cartello “Vendesi”, ma il giorno del rogito è del tutto lontano. Non siamo neppure al compromesso e il tempo stringe.

Possibili acquirenti hanno manifestato interesse senza però neppure chiedere a quanto ammontano le spese condominiali, verificato i report delle assemblee, visitato i locali  e chiesto quanto chiede il vecchio proprietario, il quale,  avendo restaurato la struttura decadente,  ora reclama il giusto prezzo.

I  possibili compratori hanno finora declinato il verbo “essere” dichiarando la loro presenza con una scelta comunicativa insolita, clamorosa e per certi versi persino discutibile. Mancano da coniugare altri due verbi: avere” e “pagare”.

Tutti, potendo, avremmo l’intenzione di comperare a  Pro Patria, sogno e amore della nostra vita, tutti risponderemmo “eccoci”in caso di chiamata per salvare la società, ma solo  qualcuno potrebbe avere quanto necessario, pochissimi invece quelli disponibili a pagare quello che necessita per l’acquisizione.

Purtroppo,  qualsiasi trattativa commerciale prevede  un’arma strategica micidiale per condizionare il prezzo di acquisto di un bene, elemento che sempre rallenta le trattative, soprattutto in presenza di una deadline, scaduta la quale il bene perderebbe ogni valore e interesse.

Nel caso specifico si ricade proprio in questa tematica in quanto dopo il 30 giugno 2014 in caso di persistente vacanza contrattuale,  la Pro Patria varrebbe meno di niente. In tale caso i tifosi perderebbero 90 anni di storia e una ragione della loro vita, patron Vavassori non porterebbe a casa quel che potrebbe, mentre gli acquirenti male che vada non perderebbero nulla. Il seguito sarebbe talmente noto quanto stucchevole. Gli acquirenti direbbero di aver fatto del loro meglio per acquisire la società, senza trovare collaborazione e comprensione. Il venditore replicherebbe che per comperare la Pro Patria servono soldi e non parole e che la valutazione ricevuta era del tutto  inappropriata al valore del club e agli investimenti sostenuti. Siamo ormai più esperti in trattative societarie non andate a buon fine che di imprese sul campo. La nostra è una generazione sfigata che è riuscita a collezionare  in pochi anni il meglio delle dirigenze farlocche di tutta la storia biancoblù, oltre che un raro concentrato di finali play out e play off perse. Verona, Padova e Salò sono state disfatte generate da quanto è accaduto fuori dal campo e non certamente in campo  e per fortuna che quest’anno non si retrocede, alla faccia di quel che dice l’amico “Andrea Statistiche Scalvi”. Ci si divertirà poco, ma almeno  sotto questo punto di vista siamo tranquilli. Male che vada spariremo, ma non retrocederemo. Qualcuno sorriderà all’idea,  sembrerebbe infatti la stessa cosa, ma non è per niente la stessa cosa, anzi.

Il countown legato alla trattativa genera ampie possibilità di speculazione   Più ci si avvicina alla scadenza e più aumenta la speranza da parte dei potenziali compratori di un aggiustamento del prezzo di listino. Ovviamente  il discorso regge fino a un certo punto, in quanto è del tutto chiaro che “qua nessuno è fesso”e passato il limite del buonsenso, la controparte potrebbe agire diversamente. Perderci per perderci meglio farlo senza piegarsi a ricatti commerciali che seppur propri e caratteristici di ogni trattativa, potrebbero seccare la proprietà con conseguente dolorosa scelta alternativa.

 Qui non siamo al mercatino dell’usato che dopo due mesi durante i quali il bene non viene venduto il prezzo cala del 50%  con soddisfazione di chi vende e chi acquista. Qui non si vende un oggetto senza valore il cui prezzo di realizzo ha pochissima importanza ma mira solo a creare un minimo di liquidità. Qui si vende la Pro Patria, il cui titolo sportivo ha 90 anni si storia e quindi un valore di listino che non può nemmeno sfiorare il sottocosto. Ovviamente non si può neppure speculare da parte del venditore che non può pensare di fare l’affare della vita. Occorre, a nostro avviso, buonsenso e voglia di concludere la trattativa senza ricadere eccessivamente nei giochetti strategici e tattici.

Ovvio e normale che tutti punteranno al miglior prezzo, quello che vorremmo non accadesse è che da una parte o dall’altra ci si “incaponisca”su questioni di principio slegate dalla trattiva commerciale . Ci riferiamo ad attriti, mal di pancia, insofferenze ed antipatie reciproche che nel passato hanno reso gelido il rapporto tra la PROprietà e l’ambiente esterno.  Noi facciamo il tifo per tutti , chiediamo informazione opportuna, meglio se qualificata e proveniente direttamente dai protagonisti e non riportate da fonti vicine, ma non ufficiali. Detto questo è detto tutto. Ovviamente, vista l’esperienza passata, diciamo che sarà facile raccontarci la verità, ma molto difficile venderci una favola con un triste finale.

Flavio Vergani

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