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Ennesimo pareggio casalingo della Pro Patria che impatta a reti bianche con il non irresistibile Lumezzane,  dopo una partita che ha offerto le migliori emozioni con episodi extra agonistici.
Il primo è stata senza alcun dubbio la presenza in campo dei ragazzi con Sindrome di Down dell'associazione "Piu' di21"capitanati da Danielino che ha dato il calcio di inizio del match.
Danielino ha vissuto un emozione unica trovandosi in campo con i giocatori che ormai da tempo sono diventati suoi amici. Gli altri ragazzi hanno invece conosciuto per la prima volta la Pro Patria e forse torneranno. Questo a nostro avviso è il modo migliore per cercare di avvicinare le persone allo stadio. Ci eravamo riusciti con Danielino e altri amici quando organizzammo con la società la prima visita alle scuole, ci siamo riusciti oggi con questa iniziativa e già ne abbiamo pronta un'altra con i ragazzi abbandonati dai genitori che vivono in una comunità cittadina che ci ha espressamente manifestato il desiderio di portare i ragazzi allo stadio. La società Pro Patria ci ha supportato nell'iniziativa con slancio, con Vittorio Zullo che si è adoperato per ottenere le necessarie autorizzazioni e lo vogliamo pubblicamente ringraziare. Come ringraziamo patron Vavassori  per aver sposato l'iniziativa. Peccato non averla "fatta propria" con un comunicato sul sito ufficiale che ne avrebbe amplificato il risalto. Ne hanno parlato tutti i giornali questo è vero, ma ci sarebbe piaciuto che il sito desse risalto all'iniziativa, cogliendo occasione per dare e darsi visibilità. Su questo punto da sempre non ci troviamo in sintonia con le scelte comunicative societarie che a nostro avviso potrebbero cogliere queste occasioni per fare "marketing comunicativo"a costo zero, migliorando al contempo il rapporto società-tifosi tramite fonti ufficiali. Avere un sito, una pagine Facebook e una Twitter significa dedicarci del tempo per aggiornarla, curarla, rinnovarla e gestirla con attenzione e competenza. Non è un gioco e non ci si può permettere di farlo quando si ha tempo e voglia. Nel passato spesso si sono combinati pasticci, a nostro avviso questa era una occasione di riscatto. Rispettiamo ovviamente qualsiasi scelta, ma come sempre ci sentiamo liberi di commentarle senza nessuna vena polemica, ma con il solo obiettivo di generare una critica costruttiva.
Secondo episodio che ha ravvivato e riscaldato un gelido pomeriggio di primavera è stato il battibecco tra i sanitari del Lumezzane e i tifosi dei popolari coperti dopo un diverbio. Al match ha preso parte il "Merlino", presente sul campo di gioco con il ruolo di steward,  che non si è fatto scappare l'occasione di rivivere i tempi storici di capo tifoso, ingaggiando un one to one con i bresciani culminato con l'espulsione di entrambi i contendenti.
Storie di altri tempi che si sono ripresentante in uno Speroni sempre più vuoto, triste e malinconico. Costretto ad assistere a partite simil amichevoli con bilici di giovani in campo, da una parte e dall'altra alla spasmodica ricerca delle quote giovani, che ricordano le "quote latte", per saturare per quel che si può bilanci che piangono miseria. Un calcio più contabile che agonistico nel quale conta poco se sei scarso, ma molto se sei giovane, conta poco se sei anziano, ma conta molto se la somma dei tuoi anni con quella dei tuoi compagni divisa per il numero dei componenti della rosa è superiore alla quota magica che vuol dire soldini.
Mentre nel passato ci chiedevamo il motivo per cui questa Pro Patria non interessasse ai bustocchi, oggi ci iniziamo a chiedere perché non interessi più nemmeno a noi. Crediamo sia questo l'aspetto fondamentale da tenere in considerazione. Il calcio dovrebbe essere un momento di evasione collettiva che rigenera dopo una settimana di lavoro per chi ce l'ha e di disperazione per chi lo cerca. Dovrebbe essere una fiamma che arde, che brucia i dispiaceri producendo energia positiva. Ma se non si vince mai, non si retrocede mai, quando si vince non si esulta, quando si pensa di avere una società forte questa annuncia il disimpegno, quando si pensa di avere nuovi compratori si dice che siano già spariti, quando si trova un giovane bravo si dice che è già venduto, quando si entra allo stadio si viene prima tornellati e poi fresati per il solo fatto di essere bustocchi, ci si chiede se valga ancora la pena spendere i propri pomeriggi allo Speroni. Certamente la risposta è si, ma il dubbio che la stessa sia condizionata e non spontanea fa la differenza e induce all'analisi. Abbiamo la sensazione che mentre nel passato qualsiasi sofferenza venisse accettata e metabolizzata nel nome della passione per la maglia, oggi o domani potrebbe non essere più così. La gente è già piegata sulle ginocchia per la vita di tutti i giorni e ne ha "le palle piene" di sopportare ulteriori incertezze o amarezze provenienti da quell'ambiente che dovrebbe essere dispensatore di soluzioni e non generatore di problemi.
Un disinnamoramento che è in atto da qualche tempo, ma che a nostro avviso in questi momenti sta toccando punte preoccupanti.
Della partita non ci diciamo nulla perché avrete già letto da altre parti. Sinceramente abbiamo altro da pensare visto che a nostro avviso questa stagione per noi tifosi è finita da tempo. Ci interessa il futuro ed è su questo argomento che presto vorremmo scrivere di aver vinto la partita.
Flavio Vergani

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