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Se c’era un modo da entrambe le parti per rendersi poco credibili, questo è stato centrato. Non vogliamo certamente celebrare un processo per dire chi abbia ragione e chi torto, sta di fatto che le regole della comunicazione non le abbiamo inventate noi, chi non le conosce se le studi. Se invece quel che accade sono schermaglie strategiche per arrivare all’obiettivo personale, andate avanti voi, ma ovviamente da oggi in poi non crediamo più a nessuno. Anzi ci verrebbe voglia di entrare in silenzio stampa, sarebbe il primo caso indetto dalla stampa e magari diventeremmo anche famosi per l’idea innovativa.

L’escalation parte da una lettera inviata ai giornali a gennaio dall’avvocato Golda Perini il cui gruppo si dichiarava intenzionato a comperare la Pro Patria. In tasca 5 milioni da spendere in 3 anni. Patron Vavassori risponde alla proposta annunciando la vendita della società ad una merchant bank svizzera sfilandosi dalla trattativa. I nomi? Li saprete a giugno. Vicenda terminata? Neppure per sogno. L’avvocato Golda Perini prosegue imperterrito a dichiarare interesse per la Pro Patria, patron Vavassori a comportarsi da proprietario della Pro Patria E qui qualcosa non funziona per i neutrali  osservatori esterni. Neutrale significa gente che ama la Pro Patria ed è disponibile a sentire entrambe le campane senza sposarne nessuna. Poi è ovvio che se una delle parti manco te considera riferendosi alla libertà di vivere in un paese libero, mentre l’altro spiega nei dettagli quel che pensa, non è colpa nostra. Neutrali rimaniamo anche se uno lo sentiamo e l’altro lo leggiamo.

Ieri avrebbe dovuto essere il “magic day”, quello del postino che finalmente avrebbe dovuto recapitare la proposta di acquisto a patron Vavassori, che nel frattempo deve aver riacquistato la Pro Patria dagli svizzeri o solo operare per loro conto. Forse il postino arrivava dall’Inghilterra ed è giunto dopo quello di Borsano che ha portato a Vavassori un altro tipo di lettera, quella del disimpegno del gruppo di Golda Perini. Praticamente hanno mandato una proposta di acquisto, seguita a ruota da un disimpegno di acquisto di un bene appartenente ad un virtuale proprietario della Pro Patria. Qualcuno bravo ci spiega per favore se è questo il modo per trasmettere ai tifosi affidabilità, serietà, trasparenza?

Ma, il cinema non finisce qui. Nella lettera si cita che la Pro Patria costerebbe da un minimo di 1 milione di euro ad un massimo di 5 milioni di euro e che la società avrebbe un debito di 600 mila euro.
Cifre precise che fanno presumere la lettura dei bilanci o perlomeno una discussione su temi finanziari con patron Vavassori che però nega di aver mai trattato l’argomento. Allora le cifre da dove provengono? Qualcuno bravo ci dice per favore come è possibile percepire affidabilità, serietà e trasparenza?

Il gruppo di Golda Perini sembra disponibile a mantenere aperta la possibilità per un acquisto in saldo, ossia tutta la società a massimo un milione di euro. Scalati dai cinque disponibili ne rimarrebbero quattro. Quattro milioni spalmati in tre anni farebbero un milione e trecentomila euro all’anno che se ci fossero i promessi, ma non certi, contributi federali (si parla di 800 mila euro) porterebbero il totale a due milioni e centomila euro, una cifra con la quale ci si potrebbe salvare, sperando che la masnada di disperati che arriveranno dalla maxi promozione della seconda divisione possano aiutare nel trovare tre squadre peggio messe. Senza i contributi della Lega, sarà molto dura allestire un team performante.

 A questo punto riteniamo che la realtà superi la fantasia ed essendo del tutto impossibile decifrare il motivo per cui il tutto appaia poco delineato e molto sfuggevole, ci ritiriamo in buon ordine osservando nel silenzio quanto accadrà, commentando solo realtà solide e certificate dai fatti.
Crediamo di aver speso tempo a sufficienza  e riservato massima dedizione alla causa per cercare di capire, ma visto che ancora la realtà appare controversa e interpretabile solo da chi conosce quello che non non potremo mai conoscere, ci fermiamo qui. Adesso è compito degli attori principali salire sul palco e parlare alla platea dicendo le cose come stanno. Noi vogliamo bene a tutto e a tutti, ma sentire sempre il contrario di tutto inizia  a stancarci e delle due l'una, o si cambia registro oppure l'argomento inizia a non interessare più neppure  a noi.
Il calcio sparirà a Busto, peccato, ma ce ne faremo una ragione.
Flavio Vergani
 

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