Header


Innovare per creare valore:
Servono novità. In tutti i sensi. Sulla Pro Patria è calata da tempo una cappa di vecchiaia. In tutti i settori. Una recessione pericolosa che non può essere continuamente combattuta con l’emergenza. Se le vittorie sul campo non producono successi fuori dal campo il declino è inevitabile. Inutile illudersi.Termina un campionato che avrebbe dovuto essere una passerella senza rischi vista la relativa importanza del risultato e che invece ha creato divisioni, polemiche, insoddisfazioni e amarezze nella dirigenza, tra la tifoseria, tra le istituzioni che oggi, per bocca del sindaco, replicano a patron Vavassori raccontando quello che è stato fatto per la Pro Patria, ma che evidentemente non è bastato al massimo dirigente biancoblù. Tutto questo non produce valore. Tutto questo non produce sviluppo.

Scegliere lo schema a due punte:
Tutto questo non è strategia, sono solo debolezze intrinseche di un progetto che non può crescere organicamente. Lo schema tattico con tre punte, dirigenza, tifosi e istituzioni non funziona ormai da tempo, occorre cambiare strategia e schierare due punte, tifosi e dirigenza, motivando la tifoseria, coinvolgendola e facendola sentire importante visto che già è poca, ma di qualità. La tifoseria, questa tifoseria, ama la Pro Patria come se stessa e lo dimostra con i fatti. Occorre comprendere che questo amore a volte sborda in fischi, insoddisfazioni, malumori anche intensamente espressi, ma è la voce di chi è presente, il silenzio è invece di chi ha abbandonato lo Speroni dopo le retrocessioni e le non promozioni. Non ci si può permettere in nessun modo di interrompere il dialogo con la tifoseria, che si abbia ragione o torto. Purtroppo in questi anni i tifosi mai hanno avvertito un ruolo di centralità nel progetto biancoblù e quello che è accaduto recentemente ne è stata la logica conseguenza. Ma sono le cause sulle quali riflettere, non le conseguenze.
Ripartire dai tifosi per far corpo unico è la prima novità per contrastare il declino, se manca spogliatoio non si va da nessuna parte. Occorre iniziare a far proprie le forze facilmente alleabili prima di pensare ad aggregazioni supplementari, non sempre ad immediato coinvolgimento. E, il rimborso dei biglietti di Pro Patria Milan potrebbe essere un gesto di attenzione finale nei loro confronti che a nostro avviso non può più essere derogato. Un segno tangibile di rispetto, oltre che doveroso in quanto previsto dalle norme vigenti. Sottrarsi all’impegno sarebbe un errore di immagine imperdonabile oltre che gravissimo.

Non perdere gli “Angeli”custodi:

Patron Vavassori a fine stagione, ha giustamente ringraziato Angelo Zaro per la disponibilità mostrata nei riguardi della società. Un gesto dovuto e apprezzato, rimane il rimpianto di aver perso un personaggio del territorio di assoluta credibilità, appassionato e amato dalla tifoseria che avrebbe potuto contribuire nel sostenere i pesi economici della gestione. Un valore che ci si è lasciati scappare. Giusto chiedere aiuti alla città, ma è anche indispensabile non perdere chi sposa il progetto, magari limando reciprocamente qualche spigolatura per centrare un compromesso vincente. Diversamente si entra nel tunnel senza uscita del “meglio soli che mal accompagnati”, ma poi è vietato lamentarsi.

La vera novità:
Tifosi cattivi e istituzioni assenti erano temi note fin dal tempo delle precedenti dirigenze, la novità del recente presente è stata l’attenzione verso la stampa tradizionale e web che è stata spesso al centro di roventi polemiche. Stampa i cui protagonisti non sono freddi e distaccati inviati speciali, ma tifosi da sempre della Pro Patria. Gente che da sempre scrive per la Pro Patria, prima per passione e poi per professione e qui sta la differenza. Chi scrive a volte sbaglia, chi legge a volte capisce diversamente da quello che si vorrebbe intendere, altre volte non si vuole capire e altre ancora si fa fatica a spiegare. Rimane una certezza del tutto fuori discussione, ossia che nessuno scrive per il male della Pro Patria.  Se la Pro Patria non interessasse, basterebbe scrivere cronaca e tabellini della partita, ma questa sarebbe solo amicizia. Il nostro è invece amore. Si tenga conto anche del fatto che il mondo è cambiato e occorre aggiornare il concetto di stampa che oggi comprende canali comunicativi condivisi e alimentati dai tifosi stessi che di fatto sono dei veri e propri giornalisti, anzi opinionisti, e questo va considerato anche negli sviluppi delle strutture comunicative societarie che non possono prescindere dal coinvolgimento di questi nuovi attori. Chiudersi a riccio in un mondo che si sta aprendo a 360 gradi è errore grave,  una debolezza che non produce sviluppo. La comunicazione per il rimborso dei biglietti di Pro Patria Milan, la gestione delle tessere del tifoso scadute, le mancate attenzioni ai tigrotti storici scomparsi sono esempi di non utilizzo corretto dei moderni canali comunicativi di cui la società dispone, ma che non ha saputo sfruttare al meglio per mancanza di competenze professionali dedicate e formate all’uso, trasmettendo all’ esterno un senso di limitata modernità.

L’importanza del marketing:

La comunicazione è figlia del marketing, parola poco amata da questa dirigenza ma molto apprezzata dalle moderne società sportive che su questo aspetto hanno fondato il proprio modello di business etico, dove l’essere si fonda con l’apparire. Non si è riusciti a far propri concetti di comarketing, di merchandising strutturato, ci si è fatti sfuggire opportunità a costo zero di esperti del settore che avrebbero potuto gettare ponti per ingaggiare l’imprenditorialità locale. Professionisti del settore che hanno collaborato per sviluppare importanti progetti cresciuti nello stesso arido territorio da cui il patron non ha colto i frutti sperati. Crediamo che una società così performante sotto il punto di vista sportivo con le due promozioni centrate, non possa esimersi dal vendere e comunicare il prodotto vincente in modo strutturato e organizzato.

Vincere fuori dal campo:

La società in questi ultimi anni ha avuto una crescita esponenziale nella performance sportiva, ma è rimasta ferma e quindi si è involuta, nello sviluppo degli assets. Ha sviluppato valore sul campo con un settore giovanile di primo livello, ma ha svalutato le strutture. Ha ben scelto i professionisti che hanno gestito lo sviluppo sportivo, senza però investire su professionalità in grado di garantire il follow up di sviluppo societario. Da tifosi abbiamo spesso sognato la serie B, ma razionalmente crediamo che l’ascesa impone di dotarsi di strutture qualificate per realizzare il sogno. Si fa presto a costruire una squadra vincente, basta una campagna acquisti estiva, molto più tempo richiede la costituzione di uno staff con figure professionali che affianchino alla buona volontà e alla dedizione per il proprio lavoro, anche una adeguata formazione professionale specifica per il ruolo ricoperto.

Sposare il cambiamento:

Patron Vavassori ha giustamente detto che occorre trovare una soluzione societaria in grado di dare stabilità al progetto. A nostro avviso stabilità fa rima con disponibilità, economica ma non solo. Disponibilità al cambiamento, a considerare progetti alternativi con i quali magari non si ha per propensione, per esperienza e cultura professionale ma che forse ben si sposano in ambiti diversi dai quali si è protagonisti assoluti e indiscutibili.

L’esempio Unendo Yamamay:

Unendo Yamamay in questo ultimi anni ha vinto tanto quanto la Pro Patria o forse meno, ma oggi possono vantare 5000 spettatori presenti e altri 5000 rimasti fuori dal PalaYamamay. Gli sponsor fanno la coda per essere parte del progetto. Yamamay ha traslato nel progetto sportivo le competenze manageriali di marketing e comunicazione sviluppato per il sostegno del brand commerciale. Il parallelismo ha funzionato benissimo, in campo con le vittorie, e fuori con un merchandising presente nella struttura e facilmente accessibile, una ospitality room rispettosa verso gli invitati, un sito dinamico e aggiornato, newsletter puntuali con i report delle partite in tempo reale, azioni di comarketing agli ingressi con azioni di diffusione gadgets, canale web di proprietà con diffusione delle gare in diretta streaming, costante presenta di società sportive del territorio con conseguente coinvolgimento di genitori e figli. Chi di noi se fosse un imprenditore e disponesse di un budget da investire sceglierebbe la Pro Patria rispetto alla Yamamay? Passione a parte, quale sarebbe il motivo per scegliere la Pro Patria?
Territorio arido forse, da seminare sicuramente, da annaffiare obbligatoriamente.La vera innovazione parte da qui, soprattutto dopo aver compreso che vincere sul campo non basta per garantire continuità. Se dopo aver vinto ci si ritrova allo stesso punto di quando si era perso, qualche errore crediamo sia stato fatto. Imperativo è non ripeterli.

Flavio Vergani

0 commenti: