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Quanto vale la Pro Patria? Cifre molte, verità poche. La Pro Patria non ha prezzo per i suoi tifosi. Sarebbe come dare un prezzo al proprio figlio, ai propri genitori. Questa è la Pro Patria dei tifosi, il resto, appartiene a mondi lontani, utili solo per dare energia al pianeta biancoblù. Mondi commerciali, lavorativi, dove l’interesse è economico, qui è obbligatorio attribuire un prezzo per dare un valore di mercato, ma mai potrà rappresentare la vera preziosità della Pro Patria. Prezzo che interessa alla dirigenza, ai giocatori, ai dipendenti, perché per loro la Pro Patria è un lavoro, mentre per i tifosi è una passione. Due mondi paralleli che si intersecano, quasi si sopportano, anche se senza l’uno muore l’altro. C’è un po’ di gelosia tra loro. I tifosi vorrebbero dirigenti passionali, con il cuore ultrà, pronti alla follia pur di portare in alto la Pro Patria. E, quando si nota freddezza, lontananza, distacco ideologico, non bastano le vittorie, non bastano le risorse economiche, non basta più nulla. La frattura diventa scomposta e le qualità si trasformano in difetti. Beati i poveri, perché diventeranno ricchi, gli umili perché saranno esaltati, così Giorgio Campo strappa più di una lacrima, Zoppo più di un sorriso, seppur amaro. Certamente una realtà dura da accettare per i forestieri che da anni si sono succeduti alla guida della Pro Patria , facendo chi più, chi meno, ma tutti con un grande merito, quello di aver fatto vivere la Pro Patria. Tutti meriterebbero un applauso, ma tutti sono andati via più o meno allo stesso modo, perché tutti, più o meno, non sono entrati nel cuore della gente. Fino a poco tempo fa avremmo potuto dire perché non hanno vinto, perché sono stati artefici di retrocessioni o di mancate promozioni. No, non è questo il motivo, e la realtà attuale lo certifica. L’indifferenza ha altre origini, Busto è una piazza particolare, chi segue ancora la Pro Patria dopo le recenti vicende, ha il biancoblù tatuato nel cuore. Ha combattuto battaglie, ha sofferto molto per avere poco, ha sperato tanto per essere deluso spesso. Ha i calli dell’esperienza amara nell’animo, stigmati di chi ha spesso orientato un miracolo per poter sopravvivere. I pochi tifosi rimasti sentono di essere i veri proprietari morali di questi colori per i quali non sono più disposti a compromessi. L’esperienza ha consolidato la diffidenza. Difficile in questa piazza inventarsi per quelli che non si è o non si può essere. Il rischio di essere “sgamati”è altissimo. Chiunque arrivi avvertirà diffidenza, si sorprenderà dell’atmosfera inquisitoria, forse si stupirà di una certa freddezza. Non servirà dire che per avere l’onore di essere proprietario della Pro Patria ha “tirato fuori” settecento o ottocento o novecento mila euro, non servirà annunciare il solito progetto triennale per arrivare in alto, non servirà rassicurare con certezze economiche. Ci si dovrà solo chiedere il motivo per cui chi queste qualità le aveva non è riuscito a far innamorare la piazza, nonostante le solidità economiche e le vittorie sportive.“Ok il prezzo” è giusto concluderà la trattativa economica, “avanti un altro”diranno i tifosi, “la scossa”è necessaria per svegliare la città, ma che non sia una prerogativa per chi vuol “essere milionario”.L’unico canale sul quale essere tutti sintonizzati è quello che dovrà trasmettere “Amici”, questo è l’unico segreto per avere audience.
Flavio Vergani

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