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Il triennio è terminato. Tredici debiti formativi il primo anno, promossi il secondo, un esame il terzo. Adesso occorre iscriversi all’Università dopo un anno di ripetizioni e occorre farlo nel migliore dei modi. Occorre pagare la retta e non avere esami di riparazione prima di iniziare il corso.
Inizia un nuovo corso perché il preside di quello precedente si sta trasferendo in altra sede portandosi con sé il corpo docente, la segreteria e se potesse persino bidelli e portinai. Troppo indisciplinati gli allievi della scuola locale spesso messi dietro la lavagna per aver fischiato durante le lezioni, o per aver insultato a inizio lezione il “diversamente bianco”. A proposito , quella lezione non è durata nemmeno un’ora e i genitori degli alunni attendono ancora il rimborso promesso, visto che non si è tenuta la promessa ora di ripetizione. Non è bello cambiare scuola senza aver pagato i debiti. Le promesse vanno mantenute soprattutto dopo che la segreteria ha fatto la monella nell’appendere gli avvisi in bacheca.
Il vin brulè ha stancato il preside, vuoi mettere il Parmigiano Reggiano. Per cui la domanda di trasferimento è da tempo stata accolta e nel nuovo istituto c’è grande attesa, non solo per il preside, ma anche per gli alunni trasferiti, che sembrano essere giovani, tanti e brillanti.  Qualche preoccupazione non manca anche là e si chiedono referenze della sezione in arrivo. Si chiedono le pagelle dell’anno prima, non si conosce l’insegnante ma si spera possa essere l’uovo di Colombo. E, quando di scopre che le pagelle hanno per quasi tutti una media alta, ci si chiede il motivo per cui la classe sia andata così male, quart’ultima dell’istituto. Persino chi ha primeggiato nelle prove Invalsi e ha frequentato l’Erasmus in altre sedi più prestigiose è tornato alla scuola del paese senza aver vinto nulla e chi ha vinto ha invece la valigia pronta con dentro i cocci di un sogno spezzato.
Il preside si è scocciato della “Pina” ed è corso nelle braccia del “Carlino”, che non è il “Merlino”, ma del resto lo avevate già capito da soli.
La scuola di via Cà Bianca attende il nuovo dirigente, dicono arrivi da Vigevano e che farà le scarpe ad avvocati e mestieranti della zona che non capiscono una mazza di calcio. L’importante sarà che l’istituto a settembre apra i battenti perché seppur decadente e con pochi iscritti, questa scuola è sempre stata e sempre sarà l’orgoglio della città. Chissenefrega se per soli mille sfigati, vecchietti o perditempo che da sempre la frequentano sentendosi alla “Bocconi”. E, se fosse anche vero che questo istituto è senza istituzioni, se anche fosse vero che questa città non merita questa scuola, se fosse anche vero che nessuno sponsorizza la festa della scuola, crediamo non siano buoni motivi per chiuderla, visto che vive da una vita. Si chiede solo al preside uscente di consegnare le chiavi ad un nuovo preside che come lui in precedenza voglia raccogliere la sfida e aprire un nuovo corso. Magari serale, meno prestigioso ma ugualmente dignitoso, che possa dare continuità alla cultura sportiva locale. D’altra parte, chi nel passato ha frequentato questo istituto ha sempre serbato nel proprio cuore un grande affetto per il colore dei muri e questo qualcosa vorrà pur dire.
L’intervallo sta per terminare, si deve rientrare in classe, quest' anno tornerà a decretare promossi e bocciati e non si potrà più scherzare. Le interrogazioni saranno vere e la classe tornerà a contare qualcosa. La classe in campo, la classe di nascita, la classe dirigenziale.
Ti aspettiamo Pro Patria, come al solito seduti nelle prime file della scuola di via Cà Bianca, per applaudirti ed incoraggiarti fin dal primo giorno di scuola, come sempre sarai affascinante con quel tuo splendido grembiule bianco con il fiocco blù che da sempre ci emoziona e ci ruba il cuore.

Flavio Vergani

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