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Come al solito, o forse no. Forse si concluderà tutto sul filo di lana. O forse no, ci sarà l’ esalazione dell'ultimo respiro. Come al solito quando mancherà poco. Un anno di preavviso non è bastato e la cura non si sa se questa volta basterà.La preoccupazione non è come al solito. La gente attende, ma non dispera, pronta a rimboccarsi le maniche per ripartire. La gente è logora e non soffre neppure più queste attese, ci ha fatto l’abitudine. Le solite cordate che non hanno corda, oppure che tirano la corda, tanto se si spezzasse non sarebbero loro a cadere. Le solite domande, i lunghi silenzi, una riservatezza che confina con incertezza, i giorni che passano, la situazione che non si sblocca. Tempo fa tutto questo faceva rabbrividire, ora fa parte di un copione noto che non sconvolge più. Conosciuto il male consola il sapere di che morte morire. Percepiamo forte il dispiacere di vedere negata in anticipo persino la data del funerale. Questo non si nega a nessuno, se lo si facesse con la Pro Patria non sarebbe per niente rispettoso.
Fuori dai nostri cuori si sta trattando una cosa, nei nostri cuori avvertiamo il maltrattamento. Nomi, cordate, legali, gruppi piemontesi, vigevanesi, brianzoli si accaniscono sulla Pro Patria, o forse solo sui suoi resti. Vorrebbero si prostituisse al minor costo, per possederla  senza sforzo. Mentre noi, suoi figli, avvertiamo con dolore questa violenza etica e morale e vorremmo strapparla via dalla strada per nasconderla e non farla soffrire.
Manca poco, poi tutto finirà. In un modo o nell’altro. Forse come al solito, correndo con un Freccia Rossa verso la salvezza, sperando che il treno non sia in ritardo. O forse ci sarà solo tempo per il rammarico, per il gioco delle colpe e delle condoglianze di chi si vede solo nel giorno del funerale.
Attendiamo l’ennesimo miracolo, pronti al peggio. Chiediamo solo dignità, in un caso o nell’altro.

Flavio Vergani

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