Header


Ho un ricordo di quando ero piccolo, undici maglie arancioni indossate da giocatori mai sentiti. Ora li potrei citare tutti, nonostante l’età non aiuti nel ricordare. Si chiamavano Jongbloed; Suurbier, Haan, Rijsbergen, Krol; Jansen, van Hanegem, Neeskens; Rep, Cruijff, Resenbrink.
Ricordo il loro modo di giocare, calcio totale, abnegazione, spirito di sacrificio, mutualità, voglia di correre per mettere in fuorigioco l’avversario. Quell’arancione trasmetteva energia, luce, forza. In questi giorni, alla Festa della Birra del Pro Patria Club ho rivisto quell’Olanda. Un gioco collettivo, le maglie arancioni che facevano sembrare Cruyyf il Giannino, Rep il Giulio Stagni, Neeskens il Pellegatta, Resenbrik il Giordano Macchi e Rinus Michels, allenatore degli orange, il “Centenaro”. Maglie arancioni che spuntavano fuori da tutte le parti mettendoti in fuorigioco. Loro sempre primi sul pallone, per capire quello che volevi fare, per anticipare i tuoi desideri, per  fornirti su un piatto d’argento l’assist vincente. Un panino, una pasta, una birra, per poi spazzare via il tavolo liberandolo per il prossimo. Un centravanti di sfondamento come il “Luso”non lo avevano nemmeno gli olandesi, lui è un pilone del club invidiato persino dagli All Blacks,  il corner del merchandising di Bazzani eToni, ha venduto tantissimo a dimostrazione dell’amore verso i nostri colori della gente. Si, perché l’arancione è il colore della nostra seconda maglia, colori che non stingono neppure quando l’aria è velata di viola funereo.
Il calcio totale del Pro Patria Clubs ha vinto più dell’Olanda, record di presenze alla festa, spettacoli di qualità, offerta gastronomica a cinque stelle, ma soprattutto tanti sorrisi e gentilezze da parte delle donne, le molte donne, che hanno giocato la partita con classe e charme. Una squadra fortissima che ha vinto per la quinta volta la grande sfida nonostante le avverse condizioni climatiche dell’ultima serata che per un attimo hanno fatto spegnere i sorrisi sui volti dei giocatori. Poi, però, è prevalsa la consapevolezza di aver vinto la partita,  mettendo in fuorigioco i dubbi, le incertezze della vigilia e gli aliti pesanti dei soliti gufi che volteggiano sperando nella disgrazia.
Nessuna autorete e tanti goal della nostra grande Olanda, una squadra orange che ha stupito ancora una volta per la sua tattica che privilegia il singolo al servizio della squadra. E, mentre scriviamo, gli orange sono ancora in campo per riordinare il Museo del Tessile. La partita è finita, i cori dei complimenti si odono ormai lontani, il silenzio ha preso il posto delle note della musica, dissolti i profumi della cucina, dissolta la schiuma dai boccali. Ma, gli orange sono ancora là, sul loro campo, ad allenarsi per una nuova partita. Loro il mondiale lo hanno già vinto e la Coppa che il “Pelle” tiene in bacheca è dedicata a tutta al squadra.
Flavio Vergani











 

0 commenti: