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Amedeo Cocco

Un’atmosfera magica che subito raggiunge l’anima e ti fa stare bene. Ti guardi intorno e vedi solo amici. Non importa se con loro ieri o l’altro ieri magari non ti sei trovato d’accordo. Nessun rancore. Guardi i volti ed è come aprire un libro di storia. La nostra storia. Ognuno di loro ti proietta in un momento della tua vita riportandoti ai tempi della gioventù, della maturità o solo di qualche giorno fa.
C’è il Lele Magni e mi appare la sua corsa a perdifiato per rincorrere l’arbitro Pieri, quel giorno facevo il tifo per lui dagli spalti sperando facesse giustizia anche per me. C’è il Sergio Marra che mi ricorda il papà, quanto mi ha voluto bene quando da piccolo mi teneva lontano dai pericoli degli stadi più bollenti. C’era il Bacchi, il Rigon, l’Enrico Colombo e guardandoli mi è venuto in mente il Cuore Biancoblù e anche chi ora non c’è più.
C’è il Lorenzo Pisani, lui mi ha fatto vedere il Papa, mi tornano in mente giornate splendide, indimenticabili e guardandolo lo ringrazio con il pensiero. C’è il presidente Centenaro che ha trovato la formula del successo per rendere speciale quel che prima era normale. Ha aperto le porte, quella gente che oggi mi ha emozionato fino a qualche tempo fa non c’era. Vuoi mettere la differenza tra autocelebrarsi e venire celebrati? Vuoi mettere la differenza tra il noi e il voi? Vuoi mettere il coraggio di unire rispetto alla facilità con cui si divide? Poi ho guardato in giro. Le donne tigrotte erano tante e hanno dato quel tocco in più pennellando di colore un quadro ricco di dettagli. C'è il Roberto Blanco che dipinge quadri d'autore con la sua Canon per rendere eterno un momento sfuggevole.
Dettagli che fanno la differenza, ogni volta  sorprende la cura con la quale si pensa a tutto. Le paste, le pizze, il melone, l’anguria, gli affettati, gli spiedini di verdure, le bevande di ogni tipo trasmettono la meticolosità con la quale si è preparato l’evento e l’attenzione verso tutti. Le coppe sono luccicanti e imponenti per non correre il rischio di far brutta figura con il campione. C’è l’assessore allo sport Alberto Armiraglio a dare ufficialità alla serata e la sua presenza impreziosisce l’evento con l’aureola che solo certe presenze sanno trasmettere.
Poi, ecco entrare Amedeo Cocco ed è come se passasse la “Papa mobile”. La gente si scosta e apre un corridoio come quando passa la maglia rosa del Giro d’Italia. Si leva un applauso che nasce dal profondo del cuore. I più anziani rivedono i tempi che furono, lui racconta che ospitava a casa sua i  giocatori tigrotti, orgoglioso di averli conosciuti, li ricorda ad uno ad uno. L’emozione serpeggia tra la gente, si placano le grida e si concentrano le attenzioni sul Tigrotto doc. Solo il Nando Pellegatta è come lui, gli altri sono in cielo. Come Mario che saluta dal cielo il papà, la sua gente , i suoi colori. Sentire il suo nome è per molti l’inizio di un viaggio nel tempo. Ognuno ricorda un episodio vissuto insieme e una lacrima corre sul viso.
Mario è qui con noi e tutti gli allungano la mano per tirarselo vicino.
Vicinanza reciproca, piacere di stare insieme, orgoglio di sentirsi uniti per una passione comune, condivisione di emozioni forti , un mix che produce una energia magica che rende esclusiva l’appartenenza e forte i legami.
C’è stata anche una premiazione, perché questa era la serata  del decimo torneo di bocce del Pro Patria Club, ma lo abbiamo detto solo alla fine perché sarebbe  stato riduttivo farlo all’inizio.
Ha vinto la coppia Gallazzi- Gambarotto a loro tanti complimenti, ma davvero crediamo che abbiano vinto tutti, perché tutti erano lì per il piacere di esserci a prescindere dal motivo.
Ha vinto ancora una volta la magia che trasforma qualsiasi momento di aggregazione in qualcosa di speciale. Che ti pulsa dentro, che non ti fa venire voglia di andare a casa, che ti spinge a regalare un sorriso a tutti, ascoltare tutti, ringraziare tutti. Ringraziamo quelli che c’erano, quelli che ci hanno fatto star bene, quelli che hanno pensato a tutto e di più. Pensavano di organizzare un torneo di bocce, ma ancora una volta hanno fatto molto di più. Questo vuol vivere la Pro Patria, sentirla in fondo all’anima che pulsa nel nostro cuore. Guardando l’altro ti specchi in te stesso, augurandoti che quello che ricevi da loro lo possa dare anche tu agli altri.
Sentimenti ed emozioni che vengono da lontano che si sono radicatI in maniera indissolubile tra la nostra gente. Sensazioni forti che non sono in vendita, quindi destinate a pochi, a quelli che non mollano, a quelli che non crollano, a quelli che non sfollano. Radici forti che tengono ancora l’albero nonostante le molte bufere. Chi non ha legami forti con il territorio vola via seminando campi di altre città. Noi, invece, siamo duri a morire, siamo come la zizzania e siamo ancora qua… eh già…

Flavio Vergani

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