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Potremmo essere tentati di vedere il bicchiere mezzo pieno visto che si dice che la fidejussione è stata regolarizzata e la Pro Patria vivrà ancora. Potremmo vedere il bicchiere mezzo pieno perché il Padova e il Siena che hanno altre amministrazioni comunali, altre giornali e altri club, non sono riusciti lo stesso ad iscriversi al campionato, per cui c’è di peggio rispetto alla città delle salamelle e del vin brulè. Potremmo vivere questi tempi di incertezza con mesta rassegnazione preventiva che ci faccia accettare fin da subito un campionato di sofferenza visto che “è già buona che siamo iscritti”. Invece non vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno fino a che capiremo di cosa è riempita la metà. Fino ad allora sarà mezzo vuoto.
Se di una casa di fa il rogito, il giorno dopo si mette il nome sul campanello e i vicini possono conoscere i nuovi proprietari. Se invece non avviene e la casa rimane disabitata dopo che si sono rimossi i mobili d’epoca, l’argenteria e pure licenziata l’impresa di pulizie, il condominio parla, mormora e chiede notizie all’amministratore.
Che la Pro Patria sia ormai da tempo abituata a vivere le situazioni che la coinvolgono in maniera spesso  grottesca è anomala normalità, ma se sbagliare è umano perseverare è diabolico. I festeggiamenti della promozione sono stati degni di un funerale, la stagione sportiva successiva deprimente per l’occasione persa, i rapporti dirigenza-tifoseria- giornalisti-comune-imprenditori locali da dimenticare, gestione della cessione societaria che da un parte invocava la riservatezza e dall’altra ha generato una serie infinita di nomi interessati tutti con una caratteristica che li accomunava: la mancanza dei daneè. Poi, abbiamo assistito all’anomala migrazione di giocatori, dirigenti e staff verso la terra promessa del Parmigiano Reggiano. Un esodo biblico che ha trasformato Reggio Emilia in una succursale della Pro Patria e che ha acceso scintille anche nella città granata dove non passa giorno senza che si manifesti il disappunto per questa operazione che ha inquinato la reggianità della società, oltre ad avere fatto suonare più di un campanello d’allarme relativamente al progetto sportivo.
Mentre  Reggio reclama per i troppi giocatori in arrivo e per uno staff trasferitosi all”ingrosso” da Busto, qui si vive la situazione contraria , tanto che  il nome dei nuovi proprietari è ancora segreta e questo è davvero incomprensibile e un po’ preoccupante.
Se durante la trattativa la riservatezza può essere necessaria per non esporre i pretendenti ad una visibilità eccessiva prima della firma finale, risulta invece anomalo che dopo la conclusione della stessa e con la stagione sportiva che incombe, non comunicare i nomi dei nuovi. Cosa significa? Che la trattativa non è chiusa? Che i nuovi non hanno ancora in mano le chiavi della sede? Che tempi si prevedono per essere operativi? Per quale motivo non si possono sapere i nomi dei nuovi? Aver acquistato la Pro Patria deve essere considerato un onore e non una colpa, perché tutti questi silenzi? Il versamento della fidejussione da una parte tranquillizza, ma ai tifosi interessa la pare sportiva e quindi la squadra che al momento vede solo partenti.
I nuovi esistono o non esistono? Sono pronti per prendere in mano la Pro Patria si o no? E se fosse positiva la risposta, dove sono? Come mai mentre le altre squadre partono per il ritiro, la Pro Patria è un cantiere neppure aperto?
Come è possibile che ormai da mesi ai silenzi seguono le riservatezze e poi i silenzi e poi i segreti? Di cosa stiamo parlando? Di una squadra di calcio o di un protocollo per lo sviluppo nucleare nei paesi dell’est? Vista da fuori il tutto ci appare oltre che incomprensibile anche poco chiaro, vorremmo che qualcuno, finalmente, rassicuri la piazza a riguardo. Se quel che manca sono solo i dettagli, si sveli il resto, non crediamo che un dettaglio possa fare la differenza, ma se così fosse, allora per favore non chiamatelo dettaglio.

Flavio Vergani

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