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Uyba e Pro Patria, i due volti di Busto


C'è un interrogativo di fondo che attraversa l'ambiente sportivo ma, anche più in generale, il tessuto sociale della città di Busto Arsizio: come è possibile che sullo stesso territorio, a contatto con i medesimi interlocutori della politica e dell'imprenditoria  e nello stesso campo dell'attività sportiva professionistica di vertice convivano due realtà cosi all'opposto come la lucciacante Unendo Yamamay e la malconcia Pro Patria? Qualche settimana fa l'interrogativo l'avevamo posto al primo cittadino Gigi Farioli: «Come amministrazione il nostro atteggiamento, le nostre risposte e la nostra disponibilità sono le stesse per entrambe la realtà - ci ha risposto il sindaco - evidentemente diversi sono gli interlocutori». Ed evidentemente diversi sono i risultati finali perché, lasciando da parte quelli sportivi, sotto gli occhi di tutti c'è l'abissale differenza organizzativa, di immagine, di visibilità e di capacità di inserirsi e conquistarsi spazi nell'attenzione della città e all'esterno, tra le due realtà. Gli interrogativi però non sono tutti risolvibili così: perché ci sono una maglia e una storia, un nome, un marchio, una passione di popolo, un legittimo orgoglio, un senso di appartenenza dalla parte della Pro Patria che hanno radici profonde nel tempo, nella memoria dei bustocchi e nel loro cuore. Le farfalle sono arrivate ben dopo, la storia l'hanno iniziata a scrivere in viale Gabardi dal 1998: cosa ha sbilanciato tanto la situazione? Non vogliamo raccontare una verità, ci limitiamo a fotografare una situazione che ha aspetti tanto evidenti dall'essere sotto gli occhi di tutti. Perché a fronte di una passione di popolo che per attaccamento ai rispettivi colori è la medesima, pur essendo auella dei tifosi dei tiarotti non annac- Futura e Pro Patria ecco i due volti di Busto Arsizio quata bensì logorata dagli eventi, la distanza tra lo Speroni e il PalaYamamay è ben più ampia dei quattro chilometri che separano via Ca' Bianca da viale Gabardi. Se da una parte una società accoglie un rilievo dei media sulla campagna abbonamenti e accontenta una larga fetta del proprio pubblico come ha recentemente fatto la Futura con la promozione famiglie e dall'altra ci sono solo stizzite reazioni e una "class action" dei tifosi per recuperare i soldi di una gara sospesa 18 mesi fa, diventano inutili le mediazioni: si tratta di razionalizzare che la capacità di essere dirigenti sportivi non si limita alla scelta dei giocatori e delle giocatrici ma comprende un ben più ampio spettro di competenze. Una società sportiva non la si manda avanti con una reiterata questua, ma con idee, capacità di relazionarsi, disponibilità al confronto: l'Uyba non ha avuto una discesa davanti a se nella sua avanzata sportiva e organizzativa. Non sono mancati errori, polemiche e, soprattutto, la fatica quotidiana di far quadrare sia i conti che le relazioni: la capacità di non inventarsi nemici ma di trovare amici ha fatto la differenza. Resta dunque una sola domanda sul tavolo alla quale ognuno può dare una propria risposta: a patron, direttori generali e dirigenza invertite, la situazione di Pro e Futura sarebbe la stessa che abbiamo vissuto in questi mesi?


La Prealpina di Andrea Anzani 21 luglio 2014



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