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Niente miracoli se Busto dorme e il Pro Patria Club pecca
Dopo una notte agitata ed insonne della tifoseria bustocca vissuta in attesa della seconda puntata della telenovela “Le mie ragioni “scritta in esclusiva da patron Vavassori , Busto si sveglia sotto un cielo grigio e piovoso che esemplifica al meglio l’ennesima estate senza sole dei colori biancoblù.

Telenovela pubblicata sul quotidiano preferito dal patron, ossia la Provincia di Varese, che ha il merito di contenere il suffisso “Pro”all’interno del proprio nome e questo potrebbe essere il motivo  che fa la differenza. Il competitor Prealpina avrebbe forse dovuto chiamarsi Proalpina per avere pari opportunità. Per cui giusto così e che nessuno si lamenti.

Dopo la lettura del “vangelo secondo Pietro” possiamo tranquillamente affermare che la montagna ha partorito un topolino in quanto la seconda puntata è per lunghi tratti la replica della prima,  che era poi la replica di numerose puntate di prova andate in onda in passato.
Solite accuse che ormai annoiano a morte i lettori, spruzzate spray di veleno sul mondo intero e ennesima riedizione della Via Crucis vivente con solita e precisa attribuzione dei personaggi. Pochi Cirenei che aiutano il condannato, molti traditori che pasteggiano ad anguilla e vin brulè facendo festa  e sperando nella crocifissione, pochissimi apostoli disponibili ad annunciare il “Verbo” , tanto vin brulè e poco vin santo in una città promessa senza strutture per accogliere il miracolo.
Insomma, nessuna comunione con questa città dove ha sede il demonio che di casa sta in via Pozzi, ossia al Pro Patria Club. Un fantasma che appare al patron con regolare frequenza tanto citarlo con impressionante regolarità nel suo intercalare quasi fosse un’ossessione da cui liberarsi. E, invece, è della Pro Patria che deve liberarsi, prima di correre nella terra promessa seguendo la stelle comete già approdate nella città granata con l’incenso propiziatorio.
Mio nonno a questo punto chiederebbe: “Va ben, ho capì, ma sa ghè da nou?” “Naguta”, risponderemmo, visto che la seconda puntata non svela niente a riguardo del futuro se non che dopo aver sbolognato le cordate farlocche presentatesi per scalare l’ Everest con le scarpe da tennis, e dopo, per colpa del demone Pro Patria Club, fatto scappare la multinazionale Jabil (esperta in mobilità in tutti i sensi)per la ciucca del vin brulè, ecco profilarsi all’orizzonte una cordata seria intenzionata a scalare la montagna. Purtroppo però vorrebbero il percorso attrezzato con corde fisse, campi base già pronti per non continuare ad andare avanti e indietro per sentieri e possibilmente sherpa del posto che possano dare l’esempio tracciando la strada. Un problemino non di poco conto visto che fino a ieri la montagna era senza appigli e chi ha tentato di scalarla è caduto giù al primo tentativo, montagna piena di crepacci sul cui fondo ci sono sostanze velenose che dovrebbero essere rimosse per essere certi di respirare aria salubre. Un problema non del "Cai", ma dell'Arpa che dovrebbe calare giù la sonda anti valanghe con il rischio di trovare qualche brutta sorpresa.
 Per cui, l’esito è del tutto incerto, se non si concludesse con questi aspiranti alpinisti, nessuna paura, patron Vavassori farà un ultimo sforzo allestendo una squadra under 21 che avrà l’obiettivo di non arrivare ultima.
Qualcuno diceva : “Beati gli ultimi, perché saranno i primi”, ma  i sacerdoti, i farisei, gli scribi, gli anziani del popolo gli rispondevano: ""Hai salvato gli altri, adesso salva te stesso", per cui occorrerà capire quanto il popolo bustocco sia disponibile ad interpretare il ruolo di "ultimo"predestinato.
Sempre lo Stesso diceva" chi non ha peccato scagli la prima pietra". E, forse, al termine delle " mie ragioni" occorerebbe un’appendice  finale con i “mie errori”, giusto per rendere credibili le prime due puntate, soprattutto in mancanza di quel contradditorio che dovrebbe essere sempre favorito in questi casi per dare a Cesare quel che è di Cesare e a Pietro quel che è di Pietro.
Intanto, ieri a Monza, è avvenuto il miracolo, ossia la società brianzola è riuscita a disputare un’amichevole con il Milan, qui non ci si riesce da un anno e mezzo abbondante e la gente mormora ai crocicchi delle strade.
Diceva don Pietro, un mio amico sacerdote, che non mantenere fede alle promesse non fa parte dei sette vizi capitali, ma è lo stesso un peccato. Per cui, l’esame di coscienza facciamolo tutti insieme prima di confessarci. I dieci comandamenti dovrebbero aiutare a migliorare la propria fede e sono stati scritti su pietra, ma non da Pietro. Questo sia chiaro a tutti, fedeli, agnostici, credenti e non credenti. 

Flavio Vergani

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