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Da sempre diciamo che ci piace la comunicazione chiara, che non significa  sapere sempre tutto, ma almeno conoscere quello che non si può sapere in modo chiaro. Non ci piacciono le mezze verità.
La conferenza stampa dei giorni scorsi ci è piaciuta a metà. Troppo sbilanciata nel documentare quello che occorreva dimostrare, pochissimo esaustiva sui temi caldi posti dai tifosi.
Se da una parte, ossia dove interessava, si è dimostrato il contrario con abbondante presentazione della “carta che canta”, troppo difensiva e sbrigativa è stata, a nostro parere, la posizione sul rapporto con la Reggiana e sulla modalità di cessione dei nostri giocatori.
“Con i miei soldi faccio quello che voglio” è stata la risposta conclusiva dopo qualche accenno di dibattito, con la quale il patron ha chiuso la bocca agli insistenti. Una replica piena di verità, ma mancante di qualsiasi contenuto esplicativo. Una risposta lecita, ma debole.
La precedente giustificazioni addotta dal patron secondo la quale sarebbe stata la cordata dell’avvocato Rimoldi a chiedere di svuotare il parco giocatori è stata da subito traballante per una serie di motivi logici, in questi giorni si conferma invece del tutto insufficiente a spiegare la realtà, visto che Spanò ha raggiunto solo recentemente la Reggiana e Siega ha firmato solo ieri il contratto. Sempre volontà della cordata ritiratasi o preciso progetto running? Non abbiamo le fette di salame sugli occhi, questo è fuori di dubbio.
E’ chiaro che il patron ha deciso di vendere i mobili pregiati prima di vendere la casa, è chiaro che questi passaggi di giocatori sono un modo per rientrare dagli investimenti economici sostenuti negli anni passati, è chiaro che si sta abbassando il valore della società per agevolare la vendita, quello che non è chiaro è il motivo per il quale si è scelta la Reggiana come partner esclusivista del “fuori tutto” e soprattutto  perché  la stessa debba contraccambiare il favore con l’invio di numerosi giovani a Busto. La certezza di molti è il dubbio di pochi, ossia che il patron prima o poi e a vario titolo entrerà nella Reggiana. Lui nega, ma non potrebbe far altro, glielo impongono le regole, il futuro dirà quello che il presente non può affermare, ma è chiaro al mondo intero che chiamare "anomala normalità"questa realtà è  semplicemente ridicolo.
Sarebbe da ingenui non pensare che esista un progetto specifico che sostiene questa strategia i cui contenuti sono al momento interpretabili ed immaginabili, seppur il patron continui ad essere sfuggevole sull’argomento.
E’ in atto un vero e proprio trasloco degli assets societari in quel di Reggio, con il trasferimento dei “learning”strategici maturati a Busto dalla dirigenza operativa, trasferito il “know how”gestionale  dello staff, e importato un modello tecnico imperniato su giovani di valore ( i nostri) affiancati da giocatori più esperti . Un modello che lo scorso anno ha funzionato bene a Busto e al quale mancava una punta per decollare che viene ora riproposto rivisto e corretto.
Una vera e propria vendita all inclusive di una strategia e dei suoi componenti che ci rifiutiamo di credere sia stata offerta gratuitamente all’amico Barilli solo per centrare l’obiettivo di far trovare casa Pro Patria vuota ai nuovi inquilini. Sarebbe un suicidio finanziario da far rabbrividire. Siamo certi non sia così, siamo certi che tutto abbia un senso logico e un ritorno economico importante.  La stizza del patron di fronte a certe domande certifica che il disegno strategico ha una sua importanza, anche se per motivi vari, non è stato possibile documentare con la stessa precisione del carta che canta dedicato alla trattativa societaria con il gruppo dell’avvocato Rimoldi.
Insomma, più che anomala normalità, parleremmo di precisa volontà .
Flavio Vergani

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