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La commissione esaminatrice
L’invito del patron è per le 16,30 di un giorno lavorativo pre ferie. Dice che ci aspetterà fino alle 19, ma non vogliamo succeda. Attende la fidejussione da un anno, ci mancherebbe che debba aspettare anche quel rompipalle del Vergani. Giorni prima della ferie in azienda, periodo drammatico. Il gran capo ha parlato chiaro:” in questo periodo è tutto urgente, persino cuocere la pasta in mensa". Dovete prevedere tutto quello che capiterà nel periodo della vostra assenza. Se venderete di più dovrete prevedere scorte, se venderete di meno limitare gli stock. Dovrete prevedere se mancherà la corrente, l'acqua o il gas, se pioverà di traverso o se ci sarà il vento e avere oggi una soluzione per tutto.Tutto chiaro? In questi giorni è vietato ammalarsi, chiedere i soliti permessi idioti per malattia figlio, o moglie, o mamma, verranno considerate  tutte come scuse che influiranno sulla vostra valutazione di fine anno.
Chi starà a casa il lunedì dicendo di aver avuto la solita schifosa diarrea la notte precedente, prima di passare in azienda, dia il nome all’ufficio collocamento”. E, in questa realtà io devo chiedere un permesso per correre dal patron.L’impresa è disperata, come risolverla? Chiedo un urgente meeting ai colleghi tifosi di altre squadre per capire che scuse hanno addotto quando erano in crisi i loro team. Quello di Saronno mi dice che loro l’hanno fatta breve, sono falliti subito per non perdere ore di lavoro. Quello di Pavia mi dice che l’hanno risolta in quattro e quattr’otto. Quello di L*****O mi ha detto che è bastato dire meglio l’eccellenza di quella dirigenza e fine del discorso. Quello di Solbiate Arno mi ha detto che hanno portato la squadra da Mirko oro che l’ha fusa e gli ha ridato un lega. Ma, non lega Pro, sia chiaro. Insomma, non un ora persa da nessuno.

Una fase dell'esame
Mi congedo da questo inutile incontro, faccio veloce brainstorming con me stesso e trovo l’idea geniale. Vado dal capo e gioco il jolly, dopo essermi messo la camicia nei pantaloni, per essere almeno presentabile e averlo incensato con i soliti complimenti che fanno il loro effetto(basta dire che è molto bello e assomiglia a lui il bambino che è orgogliosamente mostrato sopra la scrivania in un mega ingrandimento fotografico e il gioco è fatto). Sparo la mia strategica scusa che qui non dico perché ha funzionato e quindi la tengo buona per la prossima volta e termino la scena pietosa con un” quindi oggi esco un po’ prima”, che è sinonimo di “appena esco di qui non mi vedi più nemmeno in cartolna”, sperando che non voglia dettagli su questo aspetto,”
Corro in auto, mi separano 27 chilometri dallo Speroni, sono le 15,50 e devo a tutti i costi fare subito il giro migliore con il treno di gomme usato. Imbocco la Milano –Varese e la telemetria mi conforta. Sto andando alla grande. Il “tutor” sembra volermi dire “ se non la smetti ti arriva la multa”, lo guardo di traverso e rispondo che tanto non ho la fidejussione, per cui, nessuna garanzia.
Arrivo al pit stop del casello, sono più veloce delle Mc Laren al cambio gomme, inserisco la Viacard e la sbarra di alza immediatamente, la signorina virtuale come le cordate esagera con i decibel e mi spara un ringraziamento che mi perfora il timpano. Le rispondo “ammazzati”, chissà perché ringraziano tutti solo dopo aver preso i soldi. Prima di passare la sbarra le ricordo che comunque non ho la fidejussione, per cui il pedaggio potrebbe anche non essere coperto. Riabbassa la sbarra e urla “allora niente passaggio della properietà”, ma è tardi, ormai volo verso la Speroni.
Spero di non trovare il solito cartello idiota che dice "incidene al chilometro 22, che non so dov'è e quindi non riesco nemmeno ad uscire prima. Magari a L*****O con il cuscinetto della Pro Patria sul pianale e l'adesivo del Pro Patria Club sulla targa.
Dai box mi dicono che sto perdendo il ritmo e arriverò dopo gli altri, chiedo di settarmi in telemetria con la modalità da qualifica, ma è inutile. Sono in fondo alla griglia.

Mi perdo i primi minuti del patron, peccato, proprio quelli dedicati a me. Sapevo che la corsa serviva per entrare nell’arena e che essendo fra gli invitati convocati c’era qualcosa anche per me. Ma, fa parte del mestiere. Siamo pagati (niente) per scrivere quello che pensiamo, vorremmo essere pagati (moltissimo) per scrivere quello che non condividiamo. Per ora zero offerte, per cui siamo contenti di essere poveri, ma ovviamente non toglieteci il divertimento. Che prevede anche qualche sportellata qua e là, insomma oltre al danno la beffa, ma per la Pro Patria questo e altro. Sempre in buona fede sia chiaro, chi invece non ce la riconosce è fuori strada. Ma, il patron su questo non ha mai sgarrato. E, allora, può dirci la sua senza che ce la prendiamo più di tanto. Solo quando ci dice le cose dopo ci pizzica un po’. Siam fatti così, tenerci o ammazzarci, ma siamo duri a morire, come i tigrotti. Via di qui, risorgeremmo in un altro posto, il web è quasi gratis e chi dice di non considerare i blog, a nostro avviso fa male. Parere personale sia chiaro. Il futuro parlerà e siamo certi di quello che dirà.

 La questione che ci coinvolge è di lana caprina, ma il patron ha ragione. Per chi si sciala a riguardo della comunicazione, i dettagli fanno la differenza, per cui l’invito non può essere confuso con la convocazione, anche se quando ci sono nomi per alcuni e libero accesso per altri, i confini si avvicinano fino a sovrapporsi. Uno a zero per il patron. L’esame è iniziato, il patron punta al tema libero, ma gli esaminatori sono molti e le domande fioccano.
Il patron supera bene l’esame scritto mostrando alla commissione tanti fogli credibili, la ricerca è stata accurata e l’esposizione della parte storica fluente e senza incertezze. Qualche incertezza nell’orale di matematica, gli esaminatori vorrebbero sapere come si esprime in numeri il passivo di un bilancio societario. Lui dice di saperlo, ma non se la sente di dirlo all’intera commissione, chiedendo un supplemento di esame fuori sede. Quello di inglese chiede il significato di merchant bank e la risposta non sembra entusiasmare il professor Pedotti.
Il professor Scalvi  impegna l’esaminando sul tema riguardante i massivi processi di vendita di beni societari ad altre realtà tramite triangolazioni. Il patron prima cerca di spiegare, poi, vista l’insistenza dell’insegnate, decide di barricarsi su concetti base del capitalismo che espressi in parole povere dice che “con i miei soldi faccio quel che voglio”. Concetto chiaro che spiazza lo Scalvi e lo confina nel silenzio.

A fine esame si discute con il rettore della Prealpina Coronetti
L’esame di diritto verte sulla gestione di una class action intentata dai clienti della società per un mancato riconoscimento di un rimborso. Vavassori convince la commissione con una gestione della situazione di crisi impeccabile. Tre proposte differenziate e attente alla customer satisfaction che prevedono soluzioni dedicate per i diversi cluster di utenti. Ripetizione dello show, rimborso cash, tribuna d’onore offerta, oppure abbonamento gratuito al campionato. Un ventaglio di proposte del tutto soddisfacente che entusiasma il docente di diritto sportivo.
‘C’è, infine, un esame di “gestione del conflitto interno” proposto dal docente Giancarlo Bacchi che in linea con le politiche formative manageriali top level, misura il grado di controllo del candidato quando sottoposto a cruento ed impattante attacco frontale privo di ogni protezione diplomatica.
Il candidato seppur mostri evidenti cenni di disappunto per l’intensità dei toni verbali, supera brillantemente il test mantenendo il controllo e gestendo con eccellente stile il momento di provocato disagio. Solo qualche appunto sulla reazione posturale apparsa a tratti leggermente aggressiva e /o difensiva.
Piccola indecisione nella parte finale dell’esame di comunicazione  e gestione delle pubbliche relazioni , quando il candidato dichiara di ignorare una trattativa di mercato della sua società che è stata invece ufficializzata proprio nel pomeriggio. Un dettaglio, ma per un esperto di comunicazione come lui,  fa la differenza. Questo ci consola, finisce uno a uno con noi, ma l’esame è superato e la commissione alla fine gli regala un grande applauso.

 Flavio Vergani

 

 

  
 


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