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C’era una volta, non molto tempo fa’, una squadra di calcio dal passato glorioso. Aveva militato alcuni anni in serie A e poi aveva vivacchiato a lungo nelle serie minori. Ciò però non aveva allontanato i suoi pochi ma appassionatissimi tifosi; anzi, si può dire che più la squadra scendeva più saliva il loro amore. Il tifo, si sa è una malattia strana. Un giorno però era arrivato un Signore pieno di iniziative che aveva risvegliato l’entusiasmo della città e rinforzato la squadra che infatti era arrivata quasi in cima… aveva sfiorato la serie B. Il Signore che era a capo della società aveva molte idee e pochi soldi e alla fine del campionato la squadra, la società si era sciolta come neve al sole. Rischiava persino di morire, di scomparire per sempre, gettando nel dolore più profondo i suoi pochi, ma sempre più affezionati fedeli. Per fortuna, come succede nelle favole, al capezzale della società moribonda arrivò un medico capace che la guarì, persino comprando delle medicine costosissime…  Potrei proseguire, ma i più intelligenti tra i miei 25 lettori avranno capito che sto parlando di Vavassori. Io ancora continuo a non comprendere, eppure la logica è stringente, matematica. Arriva un tale, addirittura un’ foresto’, investe dei soldi, onora i suoi impegni, allestisce una squadra forte, che vince, riporta la Pro Patria in serie C1. Oltre ciò, e questo molti lo hanno dimenticato, allestisce un largo vivaio e  mette in campo un vero e proprio Progetto Educativo, proponendo ai ragazzi (ed alle famiglie) un modello che sposa lo sport alla cultura ed all’educazione. In cambio non chiede molto: sì, qualche aiuto economico (in forma di sponsorizzazioni), dei campi vicini allo stadio per far allenare i ragazzi, strutture che poi comunque resteranno come patrimonio della città, e soprattutto chiede almeno un doveroso riconoscimento pubblico del suo lavoro. Cosa ottiene? sponsorizzazioni ridicole, pubblico in calo, critiche pubbliche, persino insulti. Vavassori non è un Santo, non sarà un simpaticone, ma ha onorato i suoi impegni, a forza di fatti (leggi soldi),non di parole. Ora si è stancato, vuole andarsene, è un suo diritto. Ma a me spiace moltissimo che se ne vada e lo voglio dire a chiare lettere. Altre tifoserie, altre amministrazioni l’avrebbero tenuto caro, se non altro perché  è difficile trovare un fesso che viene da fuori per aiutarti a crescere, e lo fa di tasca sua. Ma di follia sono piene le fosse, non solo sulla luna. Ed è possibile praticare  l’autolesionismo e persino l’eutanasia.       

Alberto Brambilla

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