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Il tempo sembra essersi fermato in casa Pro Patria e una pesante cappa di silenzio è scesa come nebbia sulla vicenda societaria che rimane indecifrabile.
Dopo che patron Vavassori aveva tuonato contro la cordata capeggiata dall’avvocato Rimoldi, dimostrando a suo modo la mancanza delle richieste garanzie economiche per rilevare la Pro Patria, ecco un comportamento completamente diverso riservato al gruppo Valentini che ha avuto il torto o il  privilegio di non subire nessuna replica stizzita da parte di Vavassori, che non ha ritenuto di dedicare tempo alle dichiarazioni dell’imprenditore che confermava le proprie disponibilità economiche per rilevare la società.
Due pesi e due misure che hanno fatto sorgere qualche domanda spontanea in parte della tifoseria che avrebbe preferito essere rassicurata anche questa volta sulla presunta mancanza di requisiti del nuovo aspirante alla massima carica dirigenziale dei tigrotti. O, in caso contrario, ricevere una spiegazione sui motivi per i quali non si ritenesse di dover considerare valida la proposta, seppur economicamente certificata.
Da quel momento in poi si sono interrotte le comunicazioni con il quartier generale biancoblù, con il patron spesso avvistato in altri stadi ma mai a Busto , quasi per confermare il suo deciso taglio con il cordone ombelicale che lo teneva legato alla sua creatura. Come spesso accade in queste situazioni di vacanza comunicativa nascono come funghi illazioni, notizie controverse figlie di chi sa, o spesso pensa di sapere,  che cerca di far percepire la propria verità come unica e incontrovertibile, seminando a piene mani indizi senza prove.
Ovviamente, tutti hanno occhi per vedere che qualcosa ultimamente è cambiato nell’ambiente societario, seppur manchino comunicazioni ufficiali a tale proposito,  con presenze di uomini chiaramente riconducibili a nuove cordate, ma il tutto ha il sapore della precarietà e della poca chiarezza.
 Si intuisce chi oggi gestisce a livello sportivo la Pro Patria, seppur in modalità “ghost”, non si sa invece chi la gestirà a livello societario, in quanto il gruppo brianzolo rimasto tra i papabili per l’acquisto della Pro Patria tarda a materializzarsi. Si avverte solo la sua ombra, senza però vedere il sole.
 Chi sono gli attuali referenti per i tesserati e che tipo di programma è stato pianificato? Che obiettivi sono stati concordati? Per quale motivo si tarda a rinforzare la rosa chiaramente bisognosa di ritocchi in più zone del campo?
Non è chiaro il motivo per il quale sia arrivato a Busto un professionista contabile chiaramente legato ad una nuova cordata, senza che la stessa sia in sella alla società. Come si spiega questa presenza?
 Non è chiaro il motivo per cui la gestione sportiva sembra essere in mano a consulenti di mercato plurimandatari  che di fatto influenzano il raggio di azione del direttore generale Antonelli che nell’operazione Calzi, tanto per fare un esempio, crediamo non abbia potuto agire come avrebbe voluto e avremmo voluto.
Il legame della Pro Patria con la Reggiana è chiaro al mondo intero tranne a Macalli, quello con il Monza è meno marcato in termini numerici ma non crediamo sia casuale.
Ma, mentre i vantaggi avuti dalla Reggiana sono chiari al mondo intero, tranne che a Macalli, facciamo fatica a comprendere i vantaggi che la Pro Patria ha avuto dal legame con i brianzoli.
Come sempre, speriamo che qualcuno ce li spieghi per soccorrere la nostra persistente ignoranza e chiarire una volta per tutte chi fa che cosa oggi, chi lo farà domani e quale futuro avrà il nostro club. 

Flavio Vergani

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