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Durante il riscaldamento pre partita sembrano cuccioli di cerbiatti pronti per essere sbranati. Poi, quando il gioco si fa duro diventano un branco di fameliche tigri. Per ora sanno solo sbranare l’avversario, stanno imparando a spolparlo.
Sono i tigrotti 2014/2015, nati orfani visto che sono conseguenze del caso, di un rapporto occasionale che avrebbe dovuto terminare subito dopo il concepimento, ma che purtroppo va avanti anche dopo il parto.
Figli iscritti tardi all’anagrafe e quindi nati con il peccato originale della penalizzazione per colpa di chi ha cercato fin da subito di inserirli nello stato di famiglia di altri fallendo clamorosamente l’obiettivo.
Tigrotti orfani dell’affetto di chi ha scelto di far sposare i figli prediletti con il nobile casato di Reggio Emilia per generare una famiglia con grandi ambizioni.
Quelli rimasti sono figli della mancata fidejussione e dovranno vivere con gli assegni famigliari, quando arriveranno e se arriveranno.
Per ora sono abbandonati al loro destino, per fortuna i bustocchi hanno il cuore grande e li hanno adottati circondandoli di affetto. Loro ricambiano sputando l’anima per la maglia. Un legame forte che stride con i sentimenti opposti diretti verso la dirigenza che non ha saputo coltivare il feeling con questa gente.
Tifosi uniti alla propria squadra con un affetto commovente in attesa che si possa trovare una paternità credibile per questi ragazzi.
Gente che si è accontentata del minimo per dare il massimo che non possono però vivere di promesse.
A breve si dice che dalla Lega arriverà un copioso assegno intestato Aurora Pro Patria e forse sarà questo il giorno giusto per la paghetta, ma occorre rassicurare chi scende in campo con diversa presenza.
Chi ha fatto domanda per adottare questi tigrotti dimostri le sue potenzialità e porti a termine il progetto.
E, per favore, chi ha fatto finora la selezione a riguardo di chi possa continuare a dormire nell’orfanotrofio e chi no, non faccia il finto tonto credendo che a Busto siano tutti fessi.
Chi non ha voluto Calzi a Busto ha un nome e un cognome e il fatto che non sia in organigramma ne rappresenta una colpa e non un merito. 

Flavio Vergani

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