Header


Non passa giorno senza che la stampa di Reggio Emilia dedichi spazio a patron Vavassori. Come sono cambiati i tempi, al suo esordio nel calcio che conta era infastidito dal solo flash dei fotografi, ora la sua sovraesposizione mediatica fa parte della normalità. Una notorietà figlia dei risultati sul campo che sempre più sta però diventando figlia delle persistenti attese dei reggiani nei suoi confronti al momento ancora insoddisfatte.
D’altra parte a Reggio aspettano da troppo tempo l ’arrivo del conquistatore, dopo che lo stesso ha mandato in avanscoperta il suo esercito di fanti e ufficiali, piazzandoli sul campo di battaglia e nelle tende della fureria, dove si decidono le strategie. Si parla di lui più dove non è ancora arrivato di quanto si faccia dove , suo malgrado, è rimasto. Davvero una anomala normalità.
Oggi per conoscere il pensiero di Vavassori occorre acquistare il Resto del Carlino o il Gazzettino di Reggio piuttosto che Provincia e Prealpina, in quanto il patron sembra comunicare in esclusiva solo con questi organi di informazione. Una anomala normalità, oppure una normale anomalia?
Leggendo tra le righe le sue dichiarazioni crediamo si giusto stimarsi per aver portato a Reggio Emilia tanta qualità, un po’ meno quando ci si riferisce a Spanò, dapprima dimenticato a Busto e poi arruolato per l’infortunio di De Biasi. Quanto invece alla consulenza su chi debba battere i rigori espressa nell’intervista pubblicata ieri, ci immaginiamo l’espressione sorpresa di mister Colombo nel sentire quanto dichiarato dal patron, nella realtà normale si tratterebbe di una decisione tecnica di competenza dell’allenatore, e non del presidente, uscente od entrante che sia. Bruccini lo conosce molto bene Colombo più che Barilli, per cui…
Persino il commento del patron sulle esternazioni di Antonelli ci arriva da Reggio. Fatti certamente anomali che sono diventanti una normalità da qualche tempo a questa parte, in linea con la famosa anomala normalità con la quale si è cercato di giustificare (male) nel recente passato quello che c’era da giustificare.
Certamente hanno dato fastidio a patron Vavassori le esternazioni di Antonelli, sappiamo quanto il team del patron sia sempre stato allineato e coperto durante la sua dirigenza bustocca e un motivo ci sarà pure stato.
Un gesto coraggioso quello di Pippo che apprezziamo molto in quanto in una situazione di normalità un direttore generale ha il dovere di comunicare al suo referente gerarchico quello che non funziona, cercando di trovare insieme azioni correttive. Diversamente perderebbe di importanza il ruolo, ammesso ovviamente che lo abbia.
Certamente quello che si può imputare ad Antonelli è che questo venga fatto comunicando “one to one” con la proprietà e non rivolgendosi alla stampa. L’accusa però cade da subito visto che lo stesso Antonelli ha fatto presente che è stato impossibile  contattare il patron. Ci chiediamo se lo stesso risponda ai giornalisti di Reggio ma non ai suoi diretti riporti che dovrebbero avere motivi ben più importanti di quelli della stampa per cercare un contatto.
E, onestamente, non capiamo nemmeno il motivo per cui un dirigente, seppur giovane e agli inizi “debba stare zitto” quando si trova in difficoltà e non riesce a trovare un interlocutore riconosciuto con il quale interagire. Doveva forse comportarsi come altri dirigenti del passato che seppur con diversa esperienza e “seniority” hanno preferito un produttivo silenzio ad una coraggiosa denuncia?
Un direttore generale dovrebbe disporre della disponibilità quotidiana del suo referente, diversamente fa benissimo a segnalare le sue difficoltà, un direttore generale dovrebbe poter agire con ampi poteri e deleghe per operare come braccio destro della proprietà, ma qui sembra esserci un’altra anomala normalità che impedisce che questo avvenga. I mancati ingaggi di Parodi e Calzi si sommano a tanti altri episodi nei quali il direttore non ha potuto dirigere. In ogni azienda le consulenze esterne sono ammesse, basta che non siano in conflitto di interesse e che si limitino ai consigli, senza sconfinare e influenzare le decisioni esecutive.   
Per cui forse occorre, per prima cosa , chiarire i ruoli e le competenze, solo così si eviterebbe di sorprendersi dei “mal di pancia” dei propri collaboratori.
Lo stesso Oliveira che sarà giovane come esperienza di allenatore, ma certamente non un pivello del mondo del calcio, ha ritenuto di doversi lamentare con la proprietà per il progressivo stato di abbandono rilevato. Per cui, forse un fondo di verità c’era. Ogni tanto anche gli altri hanno ragione e tutti possono sbagliare, ma non è consigliando di “stare zitti” che si passa dalla parte della ragione, anzi…
I due, pur sapendo i rischi connessi a tale esposizione, hanno trovato il coraggio della chiarezza comunicativa e questo lo apprezziamo molto. Siamo innamorati da sempre del pane ( e salame) al pane e del vino(brulè) al vino e metterci la faccia come hanno fatto di due è dimostrazione di personalità .
Certamente la prossima volta sarà meglio lavare i panni sporchi in casa propria, ma sarà anche preferibile stenderli nel cortile di casa, evitando di farlo in quelli fuori regione.
Flavio Vergani

0 commenti: