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Cacciamo i raccomandati, gli sponsorizzati e i figli di papà. Per un calcio migliore spazio alla meritocrazia, diciamo no agli allenatori con lo "zainetto"!

Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com
25.09.2014 08:00 di Vittorio Galigani articolo letto 5033 volte
© foto di Luigi Gasia/TuttoNocerina.com
Il mercato parallelo della Lega Pro. Una situazione insostenibile che sta portando la categoria al “default” tecnico e finanziario. Non esiste più crescita professionale. La meritocrazia è andata a farsi benedire. Lavori se ti presenti con lo “zainetto”. Vale per tutti. Dirigenti, tecnici e calciatori. Un miscuglio di situazioni che antepone, a tutto, l’ interesse finanziario di taluni. La società di calcio usata come bancomat personale. Esiste un tariffario per tutte le categorie professionali. Un “quid” per allenare, un “tot” per giocare. La connivenza con particolari situazioni finanziarie, per entrare a far parte dell’organigramma societario. Vale in Lega Pro, nei settori giovanili e nei dilettanti. A nulla valgono, al proposito, le “rincorrenti” smentite dei soliti noti. La realtà dei fatti è palese ed è sotto gli occhi di tutti.
Crescono a dismisura le lamentele del partito dei genitori che hanno coperto, con lauta “sponsorizzazione”, la firma di un contratto. Promesse di presenze mai mantenute, con ragazzi lasciati a marcire in panchina o spediti, senza alcuna considerazione, in tribuna. Rimborsi per vitto ed alloggio corrisposti male ed in ritardo.
Da qualche tempo si è insediata una nuova figura nel mondo del calcio. Quella del “procacciatore” di sponsorizzazioni, il tizio, sempre presente su tutti i campi, con il solo scopo di scovare un padre facoltoso e consenziente al quale far credere che un aiuto finanziario faciliterebbe la carriera calcistica del proprio rampollo.
Accade anche a livello di settore giovanile. Settore che la moda attuale ha suggerito, a tanti presidenti, di cederlo in gestione con il pretesto di eliminare un costo. L’ ampio spazio, anche finanziario, concesso al foraggiato operatore di turno, non giustifica, mai, la pratica di operazioni che nulla hanno a che vedere con la crescita tecnica dei giovani calciatori. Prestazioni squallide, di squadre infarcite di figli di papà, che a malapena conoscono i fondamentali del calcio, sono all’ ordine del giorno. Il tutto per una occulta, neanche tanto, ripartizione di quegli squallidi proventi.
Capita spesso di ribadire ai miei interlocutori che il mondo del calcio non è fatto di santi. Nella mia generazione fiorivano le operazioni per gli “orfanelli” (cosi venivano chiamati). Delle royalties che dovevano essere riconosciute, per ogni operazione, a chi ne facilitava la felice conclusione. Una sorta di tacito patto tra addetti ai lavori al quale dovevi, alle volte anche piacevolmente, soggiacere se non volevi essere tagliato fuori dal “mercato”. Non occorreva e non bisognava essere puritani. Tutti i presidenti ne erano a conoscenza e sapevano, al proposito, di dover chiudere un occhio.
Nell’ attuale si è stravolto tutto. La comparsa, anche non recentissima, della figura del tecnico “sponsorizzato” ha cambiato le regole del gioco. Crescono a dismisura, giorno dopo giorno, gli accordi tra presidenti ed allenatori che si garantiscono il posto di lavoro portandosi dietro il tanto famigerato “zainetto”. Non si scandalizzi il partito dei presidenti né quello degli allenatori. Per carità che nessuno si scandalizzi. Ben sappiamo che, anche all’ interno di quelle categorie, queste cose accadono. Purtroppo, ma accadono. Il guaio è che a corredo di quello zainetto, oggetto di quella sponsorizzazione, ci sono anche dei ragazzi, ignari del loro destino, carenti dal punto di visto tecnico, che vengono illusi del prossimo spalancarsi di una carriera da professionisti della pedata.
Genitori, ben forniti di portafogli, che desideravano per i propri figli una carriera di calciatore ne ho conosciuti tanti anche io. Nella maggior parte dei casi si trattava di appassionati di questo sport che riponevano sui loro ragazzi la speranza di una affermazione a loro sfuggita, in questo settore. A nulla serviva metterli davanti alla realtà. Sconsigliarli dal fare quel passo. A nulla serviva evidenziare che sarebbero andati ad infoltire il partito degli scontenti. Per delusioni ricevute dal punto di vista tecnico e per il rammarico del denaro gettato al vento. In alcuni casi, i più estremi, è andata a farsi benedire anche una consolidata amicizia.
L’ aspetto più negativo di tutta la vicenda coinvolge la gestione di alcune Società che, più della altre, sono dedite a questo tipo di operazioni. Esiste una mappa consolidata di addetti ai lavori, referenti di un discreto numero di Società, che operano congiuntamente, in tal senso, con la piena accondiscendenza dei rispettivi presidenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una connivenza che apre al dubbio di ulteriori situazioni.
Ai vertici della Lega, interessati, nel recente, a ben altre vicende di discutibile natura elettorale (su quella alleanza con Lotito sulla scelta di Tavecchio, permangono dubbi sostanziali), il compito di rilevare l’ inadeguatezza di tali comportamenti. Lo “spezzatino” servito via streaming ed il know how della struttura con le tante altre iniziative programmatiche e promozionali della categoria vanno senza dubbio elogiate.
L’ avvio del campionato ha però posto in evidenza un grande impoverimento della qualità tecnica messa in campo. Cancellare totalmente la categoria cuscinetto, la C2, nel tempo potrebbe risultare essere stato un errore. Senza quel diaframma il salto è notevole e di grande difficoltà. Le individualità migliori provengono da strutture, appartenenti alle categorie superiori. L’ impoverimento dei settori giovanili, anche per i motivi sopra esposti, è evidente. Difficile se non impossibile vedere affermarsi, non solo in categoria, un ragazzo proveniente dalla squadra Berretti.
A livello di Lega sarebbe giusto interrogarsi sul perché di tutto questo, ma, opportunamente, saper anche offrire risposte convincenti sulle reali e concrete possibilità di una futura crescita qualitativa della categoria. Stante che, nell’ attuale, la riforma non ha affatto sortito gli effetti desiderati.
Se è vero come dovrebbe essere e, come recita Lotito nel suo lessico forbito, che questo governo del calcio è stato eletto per il “fare”… mica per le chiacchiere!

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