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Sabato lavorativo, ci sono i negozi che riaprono dopo le ferie,  tentando di non farsi stritolare dalla crisi. C’è il mercato a Busto e sono molti i tifosi della Pro Patria dietro le bancarelle. C’è la Busto laboriosa che lavora, lotta e suda per portare a casa la pagnotta.
C’è anche la Pro Patria. Colpa dei soliti noti che una ne fanno e cento ne pensano, sostenuti dall’intera assemblea che gli batte pure le mani e lo indicano come esempio da imitare.
Nonostante tutto la gente non tradisce la sua passione di sempre e, tenuto conto della situazione, possiamo tranquillamente affermare  che “affolla”lo Speroni. La passione pura e genuina la si avverte fin da subito. La curva è in forma smagliante e sorregge i ragazzi con forza. A fine gara, nonostante la sconfitta, il pubblico applaude, incoraggia, sostiene i ragazzi. Questa volta lo stadio si supera unendo nel caldo abbraccio anche i giocatori della Torres.
Emozioni forti, sensazioni uniche vissute da chi ci ha creduto, nonostante tutto. Questa gente non può essere messa in discussione. Questa gente non può essere paragonata. Questa gente va solo ringraziata. Chi non c’era ha avuto torto perché nonostante tutto è stato un pomeriggio importante. Si certo, ci sono stati due cori verso la proprietà, ma c’è stato molto altro che meriterebbe di essere citato come esempio. Diversamente si rischia di dire sempre e solo quello che non va bene e questo non è giusto.
Gli assenti hanno avuto torto, come sempre, anzi questa volta ancor di più. Soprattutto quando si preferiscono altri palcoscenici a tanti o pochi chilometri di distanza. Avvertiamo un amaro senso di abbandono, senza dubbio per qualcuno meritato, o forse volontariamente inflitto, ma c’è gente che non c’entra e reclama affetto e considerazione. Quello che la gente di Busto ha saputo regalare sabato pomeriggio. Nonostante tutto.
Il dovere di un capitano è quello di salvare la nave e questo va riconosciuto con lealtà che lo si sta facendo, ma è obbligo anche scendere per ultimi per rendere merito al proprio equipaggio. Qui, l’equipaggio è da tempo al sicuro in altro porto, la nave però non è ancora nel nuovo porto e solo la presenza del capitano può dare coraggio ai superstiti. Che, fino all’ultimo, meritano rispetto e considerazione. Questa volta l’unico “vuoto” visto allo stadio non era sugli spalti, ma altrove. E questa è stato l’unico rammarico della giornata. Perché vedere tutta quella gente, sentire i tanti cori per i ragazzi che uscivano dal cuore e guardare la gioia della gente che ritrovava la propria squadra valeva qualsiasi altro spettacolo.  Uno stadio unito nelle difficoltà, cementato dalla sofferenza ormai abituale, che vale ancora di più se si considera il fatto che qui da tempo non esiste la consolazione della categoria superiore, che fa figo solo nominarla : "cadetteria”. Quali cadetti, qui ci sono solo mozzi che soffrono da anni le pene dell’inferno per infiniti naufragi, sogni svaniti, promesse mancate.  Altri, che adesso vanno di moda, quando erano da queste partii, si contavano sulle dita di una mano. Non saranno certamente ventisette chilometri che fanno la differenza, ma neppure centotrenta o giù di lì. Grazie a chi c’era a sostenere i ragazzi nonostante il giorno lavorativo, nonostante la televisione, nonostante tutto...
Onore ai tifosi bustocchi!

Flavio Vergani  

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