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 Sembra debba finire sempre allo stesso modo. Con i risultati del campo fortemente influenzati dallo stallo della situazioni societarie.
Tre dirigenze che sembravano del tutto differenti e l’ultima lo è stata senza dubbio sotto il punto di vista del rispetto degli impegni economici, hanno partorito un finale identico .
L’era Zoppo lasciò sul campo la promozione in serie B a causa del default finanziario, l’era Tesoro produsse una mancata promozione sul campo di Salò dopo una vacanza societaria che durò mesi e obbligò i tifosi a sostentare i giocatori lasciati in braghe di tela. L’attuale rischia di vanificare le vittorie degli scorsi anni con una ingloriosa retrocessione figlia della  situazione societaria attuale.
Le prime due dirigenze  si presero l’alibi di non aver ricevuto dall'amministrazione  comunale quanto promesso, leggasi permessi edilizi per realizzare importanti progetti con fine di lucro.
L’arrivo di Vavassori rasserenò i cieli biancoblù per la sua indiscutibile forza economica e serietà di imprenditore di successo.
Qualità alla quale si univa l’iniziale mancanza di richieste vincolanti al suo progetto sportivo che si materializzarono solo in un secondo momento.
Le scelte gestionali del patron sono sempre state diametralmente opposte a quelle dei suoi predecessori. Loro si affidavano a giocatori noti, esperti e di grande curriculum, Vavassori puntò le sue attenzioni sulle valorizzazioni dei giovani e i relativi contributi federali. Una rottura rispetto al passato che seppur all’inizio del suo percorso non fu semplice metabolizzare, con il tempo e con i risultati convinsero la tifoseria.
Purtroppo, i successivi mal di pancIa del patron, alcuni del tutto strumentali per giustificare alcune sue decisioni di non investire nel progetto, hanno avvicinato la sua gestione alle precedenti ,con conseguenti scontri con l’amministrazione comunale rea di non aver mantenuto fede alle promesse. Un  ritornello identico a quello cantato dal duo Zoppo-Tesoro.
Si è quindi arrivati ai giorni attuali dove la somiglianza con le precedenti gestioni è diventata praticamente gemellare.
I risultati della squadra, per l’ennesima volta, sono fortemente influenzati da una situazione di disorientamento,  conseguente ad un abbandono da parte della proprietà . Un abbandono che rispetto ai precedenti non comprende l’aspetto finanziario, ma è identico nel risultato che sta producendo  sull’ambiente. Disorientamento, un mare di giocatori in rosa che soddisfano solo a livello quantitativo ma non qualitativo, doppie cariche in alcuni ruoli e mancanza di referenti in altri. Allenatore lasciato solo con i suoi problemi , tifosi pieni di dubbi. Ieri si sono rivisti striscioni i cui contenuti erano simili a quelli esposti durante l’era Tesoro. Mancanza di chiarezza, lontanza del patron e eccessiva diluizione dei tempi per la risoluzione societaria.
Tre portieri senza un portiere,  quattro centrali difensivi di cui solo uno  ha finora  convinto, nove centrocampisti nessuno dei quali con caratteristiche da incontrista. Una rosa di 29 giocatori, ossia più di due squadre che suppur composta da molti giovani al minimo contrattuale, produce costi comunque importanti. Se si pensa che per sperare nella salvezza occorrerà inserire almeno altri tre giocatori, si capisce la difficoltà dell’impresa, sia nel caso arrivassero i nuovi, sia che Vavassori fosse costretto a rimanere.
Ci chiediamo di chi siano le responsabilità dell’allestimento di questa rosa, del tutto simile numericamente a quella che Antonio Tesoro produsse nell’anno della retrocessione ( si pensi solo alla vagonata di difensori di cui disponeva la Pro Patria e alla relativa difesa gruviera che ne derivò). 

Ci si chiede quale sia il motivo per il quale a Busto non si riesca ad avere passaggi di proprietà “normali”.
Perché ci devono sempre essere lunghi periodi nei quali chi se ne va  lascia il ponte di comando prima che arrivino i nuovi?
Perché si permette di agire sul mercato con acquisti “hard discount” preferendo la quantità alla qualità? ancora una volta la Pro Patria è messa nella condizione di non giocare con la mente sgombra da problemi societari?
Come è possibile che anche una persona seria come Vavassori  sia riuscito a non terminare la sua avventura nello stesso modo con la quale finirono Zoppo e Tesoro, seppur senza ricalcarne le mancanze finanziarie?
Che cosa ha Busto di così particolare per cui non sono ammesse cessioni societarie in linea con il buonsenso?
E, per finire, si è sempre detto che la Pro Patria rappresenta qualcosa di importante per il patron, come per tutti noi.

Noi allo stadio ci siamo, lui no. Perché?

Non è certo con la lontananza che si dimostra affetto, occhio non vede, cuore non duole potrebbe essere la giustificazione, ma crediamo che questi ragazzi meritino almeno la presenza di chi li ha voluti. O forse non è il patron che li ha voluti? E allora chi? Si parli per favore e si dica...

Flavio Vergani

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