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Pro Patria Giana Erminio iniziava alle 12,30. Reggiana L’Aquila alle 18.00. Patron Vavassori avrebbe potuto presenziare ad entrambe. Ha scelto Reggio Emilia. Forse per respirare l’aria della prima in classifica o per ammirare uno stadio con 4.400 presenze, o forse  solo per sedere a fianco di personaggi di spicco dei quali Reggio ne è ricca. I cinesi stanno acquistando l’aeroporto di Parma per convertirlo a scalo commerciale con 7 voli quotidiani verso la Cina. Una ghiotta occasione per Italsempione. Giusto esserci dove il business chiama.
A Reggio attendono il patron mentre a Busto attendono che se ne vada.
Potendo scegliere il patron decide per dare attenzione alla Reggiana che non è sua, trascurando la Pro Patria di cui detiene la proprietà. Sceglie un prodotto concorrente come se Giovanni Rana acquistasse i tortellini della Fioravanti.
Vuole vendere il suo passato che lo tormenta nel presente, ma non riesce. Come venditore sembra essere meno bravo che come produttore. Troppo tempo sta passando senza risultati e in una compravendita i tempi lunghi sono sempre forieri di cattive novità.
L’errore di base è stato commesso appena si è messo il prodotto sul mercato. Dapprima svalutato e dequalificato con una campagna “media” che ha fatto rabbrividire gli esperti del marketing comunicativo, utile solo a prendersi piccole rivincite verso chi meritava, a suo avviso, una tiratina d’orecchie.
Poi il prodotto è stato saccheggiato dei suoi “asset” con la migrazione delle eccellenze verso Reggio Emilia. Un tentativo disperato di abbassare il prezzo di listino, realizzando utili tramite la dismissione del reparto produttivo. Non è bastato.
Si è quindi pensato di affittare il ramo d’azienda a terzi utilizzando il modello “franchising” seppur anonimo. Un negozio senza insegna affollato da figure che non possono dire, fare o disfare. Chi decide sta nel retrobottega e a volte nemmeno lì.
Incassata la rata di affiliazione, il patron ha cercato di dimenticare Busto e la “sua “creatura distraendosi in quel di Reggio Emilia seduto nel salotto che conta.
Un comportamento discutibile visto che la Pro Patria per lui aveva radici lontane che affondavano negli affetti personali. Come può assistere in silenzio a quanto sta accadendo ai biancoblù?
Questo è quello che ci sorprende di patron Vavassori che ben abbiamo conosciuto nel passato come uomo con molte più qualità di quelle che sono emerse durante il suo vicariato. Qualità spesso annegate dal suo stile comunicativo e dalla sua difficoltà ad incidere nella comunicazione relazionale. Mai avremmo creduto che potesse cadere in tale disinteresse per la sua creatura. Molti dicono che lo stia facendo per fargliela pagare a Busto. Può essere, ma il primo a pagare sarebbe lui. In tutti i sensi. Retrocessione uguale rinuncia a contributi federali.Mancata vendita uguale mancato ingresso nelle Reggiana. Mancata vendita uguale costi di gestione a  suo carico fino a fine anno.Qui c’è qualcosa che non funziona. Ci sembra strano tutto quello che sta accadendo per reputarlo normale.
Vien da pensare che la Pro Patria sia viva solo grazie ai contributi federali del passato anno con i quali si sfamano le bocche dei giocatori e di quelli futuri che potrebbero tenere in vita il club. Questo però sarebbe sopravvivere e non vivere!
Sinceramente, da uno come Vavassori ci aspettavamo una soluzione diversa, del tutto in linea con le sue qualità di manager di successo. Il fatto che non lo stia accadendo apre inquietanti scenari. Forse qualcosa è andato storto nella sua programmazione  e il rischio che si ritrovi con il cerino in mano è alto. Ovviamente, in tal caso, il problema non sarebbe solo suo.
Flavio Vergani

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