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Diamo i numeri: 5-5-1, 3-4-3, 4-4-2, 5-5-1. Sorvoliamo su altri numeri: 5 punti in classifica che diventeranno 4 dopo la penalizzazione,  18 goals subiti record negativo e 4 a 3 a Como dopo che si vinceva per 3 a 0.
Numeri che non sembrano avere la stessa valenza, anche se la matematica è una sola.
Ai tempi di Bonfanti e Pantano volavano in 3 in pagella, nessuna pietà per i giovani, nessun alibi dopo i risultati negativi. Tutti, noi per primi sia chiaro, istituimmo processi, eppure una società c’era e pure solida.
“Improponibili” fu l’aggettivo che definì quei giocatori che non sapevano crossare. Nessuna pietà.
Con loro ci salvammo, anzi fu una promozione, seppur virtuale, una delle tante
Forse il patron con le sue prediche è riuscito ad educare la piazza o forse è solo un primo segnale di rassegnazione. Sta di fatto che si beccano valanghe di reti, si perde quasi sempre, qualche cross in più si vede, ma in difesa è un pianto greco e tutto tace, più o meno. Ci si concentra di più sul modulo e meno sui punti, si attendono i “nuovi” con pazienza infinita e sembra che chi c’ è sia esentato da colpe e responsabilità.
L’estrema gioventù della squadra la protegge e la rende simpatica, applausi sempre e comunque a fine gara, anche dopo batoste storiche, l’ultima umiliante.
Un torpore rotto solo da qualche picco di energia repulsiva che coincide con qualche solletico che fa prudere l’orgoglio. Il non ritorno di Calzi per esempio , ma subito dopo ci sia accontenta di bulgari classe 1995, a qualche “fuori rosa”tattico abituandosi però ad un centrocampo nel quale Daniele Greco sarebbe un lusso, per non parlare di Ghidoli.
Atmosfera ovattata o forse finalmente(per qualcuno) rassegnata. Ognuno ha una giustificazione che tiene saldo il proprio alibi: c’è chi vuole cedere ma per colpa della fidejussione non ci riesce per cui non è affar suo, chi vorrebbe arrivare ma è in cerca del centesimo mancante e vuole iniziare a comandare, ma senza pagare perché non è affar suo. Chi scende in campo e siede in panchina becca batoste storiche ma senza una società alle spalle, senza un interlocutore (sigh… Tricarico e Antonelli chi sono?)niente è dovuto e tutto perdonato.
I tifosi non se la sentono di chiedere di più dopo anni di sfinimento. Tutto sembra sempre uguale a prima e tutto sembra sempre finire allo stesso modo. Questa volta sembrava diversa, si parlava di affetti per questa maglia, di amore per la propria creatura. Ma anche stavolta sembra abbandonata a sé stessa, proprio come quando la si trovò debolmente in vita e sfamata dalle salamelle dei tifosi. Ancora una volta l’Aurora è violentata dai fatti, stuprata sul campo da conquistatori che hanno vita facile per la debolezza della preda. Ancora una volta è lasciata al suo destino da chi fino a ieri manifestava amore eterno.
Quanto tempo è passato inutilmente. Quanto tempo per ritrovarsi da dove eravamo partiti. Ma questa volta sembra che manchi la forza anche agli amici che faticano a difendere la loro amata.
Le anomale normalità stanno diventando normali anomalie. Le dead line del patron per la cessione hanno molto di “dead” e poco di “line”. Dobbiamo fare qualcosa dice qualcuno. Cosa? Rispondono gli altri.
Forse c’è poco da fare contro il destino. È da troppo tempo che va in un certo modo, Zoppo, Tesoro e ora Vavassori. Non ci è riuscito nessuno a far strambare il destino biancoblù che sta scivolando verso l’oblio.
La delusione ha anestetizzato le coscienze e le aspettative sembrano sfiorare la dolce morte. In altri tempi si sarebbe pensato ad un omicidio, oggi al suicidio o forse solo all’eutanasia di una passione che scivola sempre più verso il baratro.
Numeri che dicono fondo classifica, peggior difesa, rosa di giocatori incredibilmente vasta ma con poca qualità, sponsor ai minimi storici, settore giovanile saccheggiato, bilancio societario sotto pressione per una gestione delegata a terzi con obiettivi tutti da definire, giocatori invitati a ridursi lo stipendio per rivedere il campo di gioco.
Tutto questo dopo una presidenza definita dagli addetti ai lavori forte sotto il punto di vista della credibilità etica ed economica. Per fortuna...
Ci si chiede chiunque arriverà da dove ripartirà. Ma, soprattutto, per che cosa lo farà e chi glielo farà fare.
Nel frattempo i tifosi aspettano, questa volta senza pianti, senza eccessive speranze, lontani da illusioni.
Hanno dato tutto per la Pro Patria in questi anni, in cambio sono stati processati, umiliati, contestati e abbandonati. Illusi con due promozioni e delusi con due quasi retrocessioni, una evitata con i regolamenti, l’altra all’orizzonte.
Forse si sono scocciati anche loro di celebrare funerali e hanno deciso di cantare e ballare anche se ben sanno che il Titanic potrebbe affondare.
E allora, giusto così. Divertiamoci con i numeri e litighiamo sul 4-4-2 o il 3-4-3. Che è diverso dal 4-3 di Como e del 5-3 di Pavia…ma chissenefrega!
Flavio Vergani

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