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Quanta gente c’era allo stadio ieri mattina per l’inaugurazione del “Pro Patria Museum, l’antro della tigre”.  “Non mi aspettavo tutta questa gente”, questa la frase più ascoltata tra gli organizzatori. Questo a testimonianza dell’affetto che questa squadra produce in città. Probabilmente molta di questa gente diserta lo stadio dopo quanto accaduto negli anni scorsi. Episodi che hanno demolito ogni credbilità e che nemmeno i recenti successi hanno saputo mitigare. Troppo profonde le ferite inferte all’animo. Forse avevano ragione loro, visto che dopo l’effimera gioia tutto sembra uguale a prima. Dirigenti missing e ultimo posto in classifica. Cosa è cambiato?
C’erano i tigrotti di un tempo, quelli che hanno giocato in serie A e serie B, ma anche chi ha onorato la maglia in categorie inferiori come Elli e Alessio. A tutti, categoria a parte, è rimasto nel sangue l’amore per i nostri colori.
Presenti anche i giovani di oggi Giorno, Taino e Romeo con mister Oliveira che idealmente hanno stretto in un unico abbraccio il presente con il passato. Molti volti non erano noti e per fortuna che qualcuno si è presentato di spontanea volontà come il figlio del compianto presidente Giorgio Campo. Per lui un applauso spontaneo in ricordo del padre, uno che la Pro Patria l’ha amata davvero mettendoci tutto del suo ( a quel tempo non c’erano i contributi tv, i premi di valorizzazione e quelli della Lega Pro).
Come spesso accade da qualche tempo, mancava la società. Logicamente diremmo, ma forse di due direttori sportivi/generali ci si poteva aspettare di più. I tifosi vanno incontrati quando possibile e non solo verbalmente randellati sulle tribune degli stadi come accaduto nella trasferta di Lumezzane. Mancanza di rispetto verso gente che ha fatto centinaia di chilometri per questi colori, lo si tenga conto prima di parlare e ferire una passione che ha origini lontane.
Solita domanda tra la gente: “ ci sono novità sul fronte societario?”.
Qualcuno dice no, altri che sanno sempre tutto ripetono la solita stucchevole frase “ a podù no parlà” che dice tutto e dice niente.
Sono mesi che per queste persone dovrebbe succedere qualcosa in base alle loro informazioni di prima mano. Ma tutto tace mentre c'è chi si è messo a scrivere favole per far capire la realtà. Ma saranno davvero favole? O storie vere?
Peccato che qualcuno crede che sia sempre il lupo a prenderlo in quel posto, mentre oggi come oggi è più facile che sia la tigre.
Gli ottimisti dicono che sia spuntato un gruppo torinese interessato alla Pro Patria, i pessimisti dicono che sono già scappati in quanto il patron chiede cifre spropositate. L’idea che si sta diffondendo è che il patron in effetti non abbia tutta questa voglia di vendere per cui di fatto le trattative potrebbero sfumare per sua volontà.
Noi pensiamo che il patron abbia la testa a Reggio Emilia e vorrebbe vendere, ma non svendere la Pro Patria. Diversamente non si spiegherebbero troppe cose.
Forse è proprio qui il punto: in troppi pensano che si possa acquistare in saldo quello che invece è in vendita a prezzo di listino. Da decidere se dopo l'operazione "svalutazione"operata da Vavassori il prezzo sia ancora giusto: basta vedere i pullmini in giro per la città con "brand"Aurora Pro Patria per rendersi conto dello stato societario. L'unico pullmino decente i ben informati lo hnno localizzato in quel di Reggio Emilia. Insomma, non solo uomini ma anche mezzi dirottati verso la città emiliana.
Certo è che con la gestione del governo ombra non si andrà lontani, per cui chi è proprietario del bene dovrà entro brevissimo decidere a riguardo.
Finora abbiamo fatto finta di credere alle favole, adesso vorremmo iniziare a conoscere i volti e i nomi di una storia vera. Perché la Pro Patria ha una storia e persino un museo da rispettare e vorremmo che tutti iniziassero a farlo. Sul serio però ed entro date certe. 

Flavio Vergani

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