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Prometto ai miei pochi lettori che dalla prossima volta tornerò a parlare di calcio giocato (sigh), ma le tragedie agonistiche della Pro Patria sono ormai annodate a filo doppio con la sovraesposizione mediatica del nostro pluriosannato patron.

In attesa che, in barba a ogni regolamento vigente, il nostro si invaghisca di qualche altra squadra, tanto per gradire, a noi non resta che tentare di isolarci dagli scodinzolamenti vanesi che giungono da Reggio Emilia e dagli ossequiosi complimenti che vengono rivolti all’artefice della rinascita granata.

Ed egli “gongola facendo la ruota” e si diverte un mondo a rispondere con arguzia e finta modestia. Peccato però che la comunicazione globale ci consegni in tempo reale tali interviste e che queste facciano ribollire il sangue di chiunque abbia la Pro Patria nel cuore.

Basta, per favore! Stop a questi stucchevoli minuetti che sanno tanto di presa in giro. Bloccate se potete le fonti informative emiliane e la circolazione dei media su carta e in rete; in altre parole, concedeteci una moratoria sulle notizie che giungono da Reggio Emilia!

Risparmiateci per favore le interviste prone e melense, cui già facciamo fatica ad abituarci a casa nostra, e le risposte “simpatiche” con consulenze tecniche, vaticini e ammiccamenti alla qualità del cibo e delle donne di Reggio Emilia. Vada per l’aspetto enogastronomico, ma rivendico alla nostra terra la presenza di una componente femminile almeno di pari livello.

Ma queste sono facezie per ingraziarsi la nuova piazza; particolarmente triste è invece ogni accenno a possibili innesti di mercato per i granata o al numero di presenze allo stadio, dato che a queste latitudini scontiamo l’opera di demolizione della squadra e di deforestazione dello Speroni attuate da Vavassori con indubbia abilità e impegno certosino.

Capirete bene che la litania di manfrine zuccherose che provengono dal nuovo centro degli affetti vavassoriano, e ancor più i passaggi in cui egli si atteggia a vate o luminare, per poi schermirsi timidamente, non possono che provocare reazioni vagamente allergiche nei tifosi biancoblu.

Quale sarà la prossima puntata in questo gioco di provocazioni? Il passaggio casa per casa con scherzi al citofono? Oppure, visto il periodo dell’anno, il bimbo Vavassori busserà alle nostre porte recitando la frase “cicciolo o scherzetto?”.

Se non comprendessimo, come invece facciamo, l’interesse professionale dei giornali emiliani a osservare il “fenomeno Vavassori”, nuovo e per il momento vincente, potremmo vedere queste interviste come improntate a un gusto sadico nell’infierire spargendo sale su ferite ancora ben aperte.

Come non bastasse, ci tocca pure seguire le gesta televisive del sempre più corvino Macalli il quale, con il suo giovane amico gaffeur, segue la Nazionale nel mondo al tepore di una copertina di lana.

E così, mentre da Reggio Emilia provengono periodicamente cronache beffarde della luna di miele in corso (ora tocca a loro), ci vediamo costretti a vivere questa stagione terrificante, tristi come cani abbandonati in autostrada.

La sensazione amara che stiamo sperimentando in questi mesi è così quella di un figlio di primo letto di un padre andatosene di casa, che deve vedere la prole del secondo matrimonio del proprio genitore viaggiare in limousine con autista mentre a lui tocca recarsi a scuola a piedi e con le scarpe bucate.
 
Marco Grecchi

 

 

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