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La Pro Patria pareggia per due a due con il Mantova riptendo il risultato ottenuto nel turno casalingo precedente con il Novara. Ma se il punto ottenuto con i piemontesi fu salutato con entusiasmo dalla tifoseria, certamente quello con i mantovani non lascia per niente soddisfatti.I virgiliani sono apparsi vulnerabili in difesa  e non con elevata caratura tecnica, ma alla fine il pareggio sta a loro stretto e questo sintetizza l’andamento della gara.
Pro Patria in vantaggio al primo minuto con D’Errico che imita Baclet con il Novara con un goal lampo. Il Mantova sembra poca cosa, ma la Pro Patria ha il torto di non chiudere la partita. I virgiliani trovano il modo di risollevarsi e di pareggiare con Zanetti. La Pro Patria ha ancora energie e raddoppia con uno splendido  goal di Bovi, non ottiene un calcio di rigore per un evidente fallo di mano di un difensore ospite e va negli spogliatoi, dai quali praticamente non  esce più.nfatti, nella ripresa in campo c’è solo una squadra: il Mantova. I biancorossi sbagliano diverse occasioni da rete, trovano il pari con Sartor dopo che mister Oliveira con una discutibilissima mossa tattica avanzava Taino a centrocampo immettendo il non brillantissimo Panizzi che nell'occasione del pareggio non si faceva trovare al giusto posto.
Forse è solo grazie ad un fallo del neo entrato Ulizio che scalciava un avversario reo di non aver restituito la palla dopo una interruzione per soccorrere un infortunato, che la Pro Patria ha mantenuto il pareggio. Il ritmo veniva spezzato per la rissa che seguiva il fallaccio  del tigrotto e gli animi si scaldavano ridando energie nervose ai biancoblù che riuscivano a portare a casa un pareggio assai deludente.
In campo oggi c’erano sei giocatori nuovi rispetto alla partita di Bolzano: Melillo, Gerolino, Bovi, D’Errico, Cannataro e Candido, per cui è logico aspettarsi una tenuta fisica ridotta. Ma questo non può giustificare il calo del secondo tempo.  L'ennesimo.
Ci chiediamo se questi giocatori si allenino sufficientemente e se abbiano o meno feeling con il tecnico.
A fine gara uno sconsolato Oliveira ha  dichiarato di aver detto ai proprio giocatori che nel secondo tempo “sembravano partecipare ad una processione”. A noi è sembrata più una via Crucis alla quale manca il Cireneo che aiuta a portare la croce. Oliveira è sempre più solo, mancano giocatori,  ma arrivano direttori sportivi,  mancano dirigenti, ma arrivano solo contabili della nuova proprietà. Lo striscione apparso nei distinti centrali parla chiaro : basta patron… vogliamo chiarezza. Crediamo che non siano solo i tifosi a reclamare chiarezza. Lo spogliatoio mostra le prime crepe tanto che Arati e Botturi sono stati mandati dietro la lavagna dopo un fatto accaduto dopo l’ultimo allenamento. Mister Oliveira dice e non dice a tale proposito , limitandosi a dichiarare che i due verranno ascoltati in settimana dal direttore sportivo. Ormai nell’ambiente non si citano i nomi, ma solo le competenze professionali per evitare errori. Tricarico, nuovo direttore sportivo ha dichiarato di aver parlato con il presidente. Quale? Il quale presunto presidente Vavassori aveva trionfalmente annunciato nella conferenza “ One man show” di fine luglio di aver puntato su Antonelli come direttore generale. E, quando  gli fu chiesto chi fosse il direttore sportivo rispose con fastidio che lo stesso Antonelli lo sarebbe stato. Per cui riteniamo improbabile che il presidente a cui allude Tricarico sia Vavassori. Ne esite uno in pectore evidentemente. Un po’ come il “ghost man” che sembra sovraintendere il mercato dei tigrotti, una figura che si vede ma non c’è. Non parla ma decide. Una barca sempre più alla deriva quella bustocca lasciata  in balia delle onde, inutile giustificarsi alludendo ai propri successi professionali, quelli nessuno li mette in dubbio e sinceramente interessano poco, occorre invece dare dimostrazione di avere identica passione per la Pro Patria con una diversa vicinanza in questo momento difficile. Comprendiamo perfettamente lo stato d'animo di chi da mesi vorrebbe liberarsi della Pro Patria, ma ci sono impegni presi e responsabilità precise che non possono essere delegate. Il buon comandante abbandona per ultimo la nave che imbarca acqua, non per primo.
Flavio Vergani
 

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