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Pro Patria, Oliveira a TLP: "Tra una settimana la nuova società. Como, in Serie A avremmo potuto fare grandi cose"

Il pensiero di Lulù Oliveira si divide tra i bei ricordi della sua esperienza sul Lario da calciatore e i grattacapi che gli sta regalando il suo ruolo di tecnico della Pro Patria, per problemi di campo e societari.
09.10.2014 19:00 di Alessio LAMANNA         
Nel posto giusto al momento sbagliato. Luis Oliveira ha iniziato poche settimane fa la sua carriera da allenatore professionista, dopo una grande carriera da calciatore e qualche stagione alla guida del Muravera (squadra dilettantistica sarda). I buoni risultati ottenuti, sommati al suo curriculum da bomber, hanno spinto la Pro Patria ad affidargli la panchina biancoblu. E domani sera il mister bustocco tornerà nello stadio che l'ha consacrato al grande calcio, il Sinigaglia, dove Oliveira (nel 2002) trascinò il Como in Serie A e diventò capocannoniere in B. Ma il presente si chiama Pro Patria, una squadra ad oggi senza società e nei bassifondi della classifica. Dopo il match col Mantova, il tecnico brasiliano naturalizzato belga ha avuto parole dure per una rosa che dovrà affilare le unghie per salvarsi. Insomma, non certo le condizioni migliori per la prima esperienza nel calcio dei grandi.
TuttoLegaPro.com ha contattato Lulù, per chiedergli aggiornamenti sulla situazione dei suoi, nonché le sensazioni in vista del suo ritorno a Como.
Mister, le va di descriverci quest'inizio di stagione?
"Credo che la nostra classifica sia un po' bugiarda: penso a partite come quelle contro la Torres, col Pavia e col Mantova, in cui avremmo meritato più di quanto abbiamo ottenuto. Oppure a Vicenza, quando abbiamo preso gol negli ultimi minuti a difesa schierata. Abbiamo vinto solo con l'AlbinoLeffe: una vittoria sofferta anche se nel primo tempo avremmo potuto arrotondare. E anche col Novara abbiamo raccolto un buon pareggio. Purtroppo parecchi punti sono andati in fumo per mancanza di concentrazione".
Dopo la partita col Mantova ha avuto parole dure per la squadra. Però rendere al meglio in una situazione societaria così non è facile...
"Ma infatti vista la situazione i ragazzi sono anche bravi, fanno quello che dico io e lavorano in campo per dimostrare che siamo pronti. Quello che mi fa arrabbiare sono i regali che spesso facciamo agli avversari. Io e loro cerchiamo di nascondere il problema della società, anche se è ovvio che la concentrazione non può essere sempre ottimale. Speriamo di poter avere un po' di luce a breve".
Che idea si è fatto della vicenda societaria? Perché nessuno si fa avanti?
"E' una situazione che dura da agosto, ma sono sicuro che in breve tempo arriverà qualcuno che possa dare una mano a questa squadra. Sono ottimista, altrimenti sarei andato via".
Nell'ultima partita ha escluso Arati e Botturi, pare perché non abbiano esaudito una richiesta della dirigenza in merito ai loro contratti. Ma una situazione simile sottintende che dietro ci sia una società che richieda di abbassare gli stipendi...
"I ragazzi hanno già parlato col direttore, io non posso entrare più di tanto nel merito. Questa situazione ha creato disagio sia a loro che a me. Certo, se i motivi sono questi vuol dire che una società dietro c'è, ma chi è? Io non lo so".
Invece com'è il suo rapporto con la piazza?
"Per me questa è un'esperienza nuova, alleno in una categoria molto superiore rispetto a dove ho allenato prima di quest'anno. Sto cercando di dimostrarmi sempre disponibile a parlare coi tifosi: loro ci danno il coraggio per andare avanti, ci consentono di lavorare serenamente ma vogliono una squadra che lotti sempre. E stiamo cercando di farlo. Il clima è positivo e tranquillo: noi, da parte nostra, vogliamo garantire alla gente il massimo impegno".
A proposito di piazze che la apprezzano, venerdì ritorna a Como. Cosa significa per lei?
"Per me è una grande emozione e un grande piacere. Torno in una città dove ho fatto bene. Insieme ai miei compagni vincemmo il campionato di Serie B con un buon gioco, ed io riuscii anche a diventare capocannoniere con 23 gol. E' un po' come se quello stadio fosse il mio".
Cosa si sente di dirci in merito a quando nel 2002  se ne andò dal Lario? Preziosi disse che andò a Catania per soldi. E cosa avrebbe potuto fare il Como con Oliveira in Serie A?
"Qualcuno ha capito male. Quella società mi ha mandato via, non so per quale motivo, ed io sono andato via. Non mi facevano giocare nemmeno le partite amichevoli del pre-campionato. Imborgia entrò nella società e iniziò a portare a Como i suoi giocatori (Antonino Imborgia, all'epoca un procuratore, fu assunto da Preziosi, allora patron del Como, come direttore generale. Poi Imborgia fu dirigente di Salernitana, Piacenza, Grosseto e Parma, ndr). Così ho saputo. Ma quella squadra aveva vinto il campionato di Serie B ed eravamo un gruppo veramente molto unito: andavamo insieme a mangiare fuori ed eravamo affezionati alla maglia, alla società e tra di noi. Certo, per la Serie A qualche ritocco era necessario, ma cambiare 12/13 giocatori... Avremmo potuto salvarci e fare un campionato importante. Peccato".
Tornando al presente, se continuassero a non arrivare né i risultati né segnali dalla dirigenza, cosa dobbiamo aspettarci?
"Domani affrontiamo una squadra in forma: quello che voglio è che la squadra lotti e non regali. Questo mi fa arrabbiare: se gli altri sono più forti di noi devono dimostrarlo, non sfruttare i nostri errori. Dalla società penso arriveranno segnali. In Lega Pro ci vuole tempo per acquisire una società, ma penso che in una settimana potremmo avere buone notizie. E questo aiuterà anche la squadra".

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