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Di chi si parla nella parte sottolineata?

EDITORIALE TLP

Monza non va condivisa con il silenzio assenso. Lega Pro girone A: un campionato falsato. Che fai da grande? Il salto della quaglia dei “bamboccioni”. Combattere gli abusivi non è solo un dovere del Palazzo


Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com
 
Il girone A della Lega Pro. Un campionato falsato. Dispiace dirlo, ma è una realtà. Hanno un bel dire a Monza che quelle, della rinuncia agli emolumenti da parte dei tesserati, sono scelte condivise. L’elogio alla professionalità del tecnico e dei calciatori nell’assumere certe decisioni. Ci mancherebbe, hanno solo inteso tutelare se stessi. Dopo i silenzi stampa, dopo smentite sia verbali che con comunicati, ora è ufficiale, in tutta la sua cruda verità. La Società brianzola, per stessa ammissione dei sui rappresentanti delegati, naviga in pessime condizioni economiche.
I regolamenti sono di una trasparenza assoluta. In passato, in un passato anche recente, Società che hanno attraversato le medesime difficoltà e non sono ricorse allo stesso stratagemma, hanno dovuto patire pesanti sanzioni, di classifica e pecuniarie. L’inadempienza di alcune ha portato addirittura alla radiazione dai ranghi. La cancellazione dai campionati professionistici, sancita dal Consiglio Federale.
Le dichiarazioni, rese in conferenza stampa, dai responsabili del Monza Calcio sono disarmanti. Di una gravità assoluta. La sopravvivenza della Società transiterebbe, al momento, attraverso una ipotetica, quanto al momento aleatoria, promozione in Serie B.
"Il Monza è una società che per sua natura, per quello che sono i costi di gestione, per sostenersi deve andare in Serie B, non può stare in Lega Pro. Oppure deve trovare un presidente che butti via almeno 3 milioni di euro ogni anno”. Questo ha pubblicamente dichiarato il responsabile della gestione della Società! Assurdo. Come non si sapesse che l’iscrizione al campionato cadetti transita sempre dall’avere i conti in regola.
I compensi ai quali si fa riferimento, nella rinuncia, sono relativi alle mensilità di luglio ed agosto. Con una stagione intera ancora da affrontare. Senza alcuna certezza economica. Figurarsi a gennaio quando ci sarà, inevitabilmente, l’esodo generale di tanti calciatori verso altri lidi. Non si può fare calcio professionistico in questo modo. Non è concesso per correttezza verso le altre Società, per la regolarità del torneo e per la corretta osservanza delle norme federali e di Lega. Per il dovuto rispetto, infine, di quel “budget” stabilito dal piano finanziario che ogni Società è tenuta ad esibire a corredo della pratica necessaria per l’ottenimento della licenza Uefa nazionale.
Quanto potrà durare la farsa delle rinunce alle retribuzioni. Il conseguente mancato pagamento degli oneri fiscali e sociali. Un palliativo temporaneo per evitare la caduta immediata. Il tentativo, inutile, di una autogestione destinata a fallire miseramente.
Dispiace per Il Monza Calcio e per i suoi tifosi. Come dispiace per tutti i tesserati appartenenti a quella Società. Dirigenti, collaboratori, tecnici e calciatori. Gli stessi problemi, peraltro amplificati dalla cassa di risonanza degli eventi, si ripresenteranno alla metà di dicembre. Quando si dovranno affrontare le scadenze relative ai pagamenti delle mensilità di settembre ed ottobre. Un continuo, perenne, stillicidio. Fatto di fornitori che bussano alla porta e di calciatori con manifeste necessità di denaro.
I vertici della Lega Pro ed il competente Organo di controllo federale hanno l’obbligo di intervenire. Dopo le ufficiali dichiarazioni stampa, rese dagli attori principali della vicenda, non si può far finta di non sapere. L’inadempienza è palese. Il silenzio assenso, di fronte a quanto verificatosi, assumerebbe il valore di una autorizzazione a poter ricorrere, ove necessità economica lo richiedesse, a tali misere scappatoie. Varrebbe per tutti!
Certamente il calcio italiano sta vivendo un periodo particolare. Frutto di una crisi strisciante. Lo si nota da tante piccole cose. In tanti settori. Non ci sono più controlli. Mi rifiuto ad esempio di pensare, diversamente da come qualcuno vorrebbe insinuare, che il Settore Tecnico organizzi i corsi di qualificazione per tecnici e collaboratori sportivi al solo scopo di incamerare denaro. In ogni caso capita però che più d’uno, in possesso del diploma di allenatore, poi si iscriva anche al corso per direttori sportivi o viceversa. Spinti dalla ricerca spasmodica di un posto di lavoro. Numerosi sono i casi ed in tanti fanno, di sovente, il salto della quaglia tra un indirizzo tecnico ed uno sportivo o di gestione. Indecisi su quale professione esercitare quando saranno grandi. E questo vale anche per qualche procuratore.
Il problema è di base. Ripeto, latita il controllo. In passato l’una qualifica precludeva l’esercizio dell’altra. Nessuno tra quelli iscritti all’albo degli allenatori poteva iscriversi a quello dei direttori sportivi e viceversa. Pena una pesante squalifica. Oggi non è più così.
Nel sistema attuale le maglie si sono allargate e di molto. Capita così che, a dispregio di ogni norma regolamentare, il rispetto dei ruoli vada a farsi benedire. Come, per esempio, nel caso di quel componente del Consiglio di Lega Pro, presidente di Società, che come direttore sportivo ha assunto una persona che mai ha potuto iscrivere a censimento, con quel ruolo, in quanto priva del relativo titolo. Se questo è l’insegnamento che viene dalla stanza dei bottoni, a pioggia cosa ci si deve attendere? E l’Adise fa orecchie da mercante anche se a lavorare vanno gli squalificati
Nota a margine. A Firenze, al 19 di via Jacopo da Diacceto, sono sempre vuote le poltrone del direttore e del segretario generale. Non se n’è più parlato. Ruoli che debbono rimanere vacanti o il buon Claudio è ancora indeciso sul… “fare”?

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