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Che strano destino quello di patron Vavassori. Ultimo in classifica con la sua Pro Patria e primo con la Reggiana, squadra clone dei biancoblù da lui in larga parte costruita, seppur a distanza e seppur disconoscendone la paternità.
Ultimo con la Pro Patria per averla indebolita e impoverita dei suoi talenti e del suo staff proprio per rinforzare la Reggiana che ora vola alta grazie al blocco ex biancoblù.
Un unico errore ma fatale quello del patron: quello di non aver ben calcolato i tempi di uscita dal passato per entrare nel futuro. Tra passato e futuro c'è sempre il presente dal quale il patron non riesce a fuggire. Un presente  dolce e allo stesso tempo amaro per lui da suddividere tra le obbligate e silenziose gioie che gli provengono dall'Emilia e il calice amaro dell'ultimo posto della Pro Patria, squadra che di fatto gli appartiene.
Per lui un futuro di speranze e preoccupazioni al tempo stesso. La speranza di raggiungere il calcio che conta appena riabbraccerà i suoi preferiti in quel di Reggio, ma anche una atroce preoccupazione messa nelle mani di chi arriverà dopo di lui a Busto.
Una speranza che è quasi una preghiera che lo salvi da una retrocessione che se avvenisse avrebbe impressa la sua responsabilità.
Troppe scelte sono a lui riconducibili per non sentirsi parte in causa di un eventuale finale amaro. Dopo tutto quel che sta capitando a Busto con la sua presidenza ancora in carica, come sarà possibile esiliarsi da responsabilità? Impossibile.
Sarebbe davvero paradossale che a fine campionato il patron possa gioire solo a metà per la sua creatura che potrebbe volare in serie superiore, disperandosi per la morte calcistica della primogenita della quale ne conserverebbe la paternità.
Essere primo e sentirsi ultimo non è certamente piacevole, ma forse il tutto poteva essere gestito diversamente. Nessuno impedisce al patron di disegnarsi un futuro ricco di soddisfazioni lontano da Busto, ma lo stile con il quale sta gestendo la sua uscita dalla Pro Patria è perlomeno discutibile. Lo stato di abbandono e il disinteresse mostrati verso la squadra che fino a prova contraria gli appartiene potevano essere facilmente evitati. Sembra quasi una ripicca verso un ambiente dal quale non si è mai sentito amato. Ma, se così fosse,  vorrebbe dire che ha scelto di far soffrire anche  quei tifosi "vecchietti" per i quali era rimasto dopo la prima decisione di lasciare Busto.
Una incoerenza ingiustificabile che ha come conseguenza una mezza felicità. Peccato che la media del pollo è conseguenza di una felicità intera (la Reggiana)e una amarezza piena (la Pro Patria). E noi, come sempre, siamo la parte sofferente.
Padova, Pergocrema, Feralpi Salò sono state conseguenze di dirigenze discutibili sotto il punto di vista della gestione finanziaria, il campionato scorso e l'ultimo posto di quest'anno conseguenze di una dirigenza capricciosa e astiosa verso la città e parte dei tifosi. Cambiando i fattori il risultato non cambia, è sempre e comunque negativo per questi colori. E, per favore, lasciamo perdere i due campionati vinti (ossia uno...)perché dopo uno quasi vinto (quello con Zoppo)seguì una retrocessione (con Tesoro) e dopo i due vinti con Vavassori è seguito un campionato anestetizzato ma che avrebbe voluto dire play out e ora una retrocessione annunciata.
Se così fosse era meglio lasciare perdere da subito.
Flavio Vergani

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