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Spesso si è portati a fare il tifo per le nuove cordate che ambiscono alla Pro Patria dandole credibilità sulla fiducia.
Forse è il desiderio di vedere terminata questa fase di incertezza che non fa dormire sonni tranquilli che semplifica il processo di autenticazione dei nuovi considerandoli pronti al grande acquisto.
Spesso si fa fatica a credere a quel che dice il patron cercando tramite esercizi di equilibrismo creativo di trovare una presunta malizia  responsabile del fallimento della trattativa. Qualcosa che giustifichi l’idea di molti, secondo i quali Vavassori in realtà non ha intenzione di cedere la società a prescindere dalle offerte ricevute.
Non sappiamo se è capitato a qualcuno di voi, a noi si. Rimasti increduli dall’evolversi dei fatti ci siamo fatti dominare dai cattivi pensieri.
Sembra impossibile che nessuno tra quanti si sono succeduti negli uffici di "Italsempione "con propositi di acquisto della società non abbiano avuto le carte in regola per concludere l’affare.

Certamente apprendere che il Vigevano calcio di Paolo Pugliese è fallito e la squadra ritirata dal campionato fa riflettere. In molti avevano dato per certo il passaggio delle quote societariae a questo imprenditore che secondo i bene informati pareva avesse presentato la famosa fidejussione. Patron Vavassori a tale riguardo preferisce non commentare, ma si capisce lontano un miglio che avrebbe molto da dire. Certo è che il fallimento del Vigevano non aiuta a pensare che quella sarebbe stata la miglior soluzione. Eppure in molti ci avevano sperato.
Poi fu il turno della cordata dell’avvocato Golda Perini che aveva dato l’impressione di disporre della fidejussione annunciando fin da gennaio i propositi di acquisto. Anche qui sembrava che tutto fosse ormai una formalità visto che la fidejussione era nel cassetto della scrivania. Il patron “la contava su diversamente” e il dubbio che facesse il difficile è venuto a più di un tifoso.
Poi, la famosa conferenza stampa estiva del patron, che spazzava via ogni dubbio con il “carta canta”  che di fatto convinceva i tifosi della realtà delle cose.
E’ poi seguito un periodo nel quale le cordate si intrecciavano, i nomi degli avvocati rappresentanti si moltiplicavano, le disponibilità economiche si  confermavano, seppur con tempi di attesa variabili dai 30 ai 60 giorni. Il subito è sempre stato sinonimo di utopia.
Intanto, la nostra auto sempre con il motore acceso, il lampeggiante in funzione e la sirena ululante per piombare al quartier generale del patron con il petto gonfio di orgoglio per potergli cantare di persona quel “te ne vai si o no…”che da tempo, troppo tempo, è diventata la colonna sonora, anzi l’inno della Pro Patria.
Confessiamo che recentemente qualcuno ci ha chiamati pronto per farsi dare un passaggio sino a "Italsempione".
Abbiamo addirittura affrontato le ire del patron contattandolo di persona quali ambasciatori che per forza di cose dovevano portare pena pur di chiudere l’affare. Dobbiamo dire che ci ha trattati da signore, addirittura mostrando più di una disponibilità pur di trovare la quadra.
Purtroppo, quello che sembra semplice a noi tifosi è complicato nella realtà e quel che è pronto oggi non lo è domani, o forse lo è ma non nella forma e nei modi richiesti, oppure occorre che quel qualcosa sia valutato, riconsiderato, rivisto, ritrattato, modificato, stralciato, riqualificato, riproposto.
Sono stati tre giorni nei quali ci siamo “messi di mezzo” per il bene della Pro Patria e dobbiamo dire che ne siamo usciti letteralmente sfiancati. Telefonate, sms, mail e chi più ne ha più ne metta per non giungere a nulla di concreto, nonostante ogni minuto sembrava quello giusto per trovare l’accordo. Niente da fare abbiamo fallito, ma una cosa abbiamo capito che non deve essere facile per nessuno protrarre questa situazione per molto tempo. Si rischia la neuropsichiatria causata da picchi di entusiasmo seguiti da flessi di rassegnazione. Montagne russe che ti rivoltano le stomaco, soprattutto quando capisci che il gioco non vale la candela e che forse si vuole qualcosa senza desiderarlo fortemente e a tutti i costi. Dove per "costi" non si intende il prezzo.
 Da fuori è tutto diverso e si capisce poco niente, ma forse è meglio così. Non è affar nostro impicciarci di queste cose, ma è servito vivere per qualche giorno questa realtà per convincerci di una cosa: al momento la coppia fidejussione-prezzo di acquisto non è ancora una coppia di fatto. Nemmeno sembrano essersi fidanzati. Dalle percezioni che ci siamo fatti in diretta par di capire che il problema fidejussione prevalga sul prezzo di acquisto. Appare altresì chiaro che il patron non svenderà la sua Pro Patria che era e rimane un legame affettivo importante che ne vincola uno personale di valore assoluto . Se beneficienza vorrà fare crediamo che il patron sceglierà una onluss sotto casa sua e non certamente una bustocca. Sappiamo come è andata e potendo scegliere crediamo che favorirà realtà non bustocche.
Certo è che dobbiamo dare un merito, ossia quello di non averla ceduta a chi oggi porta il Vigevano in tribunale. Questione di tempo dirà qualcuno. No, non crediamo. Tra le bacchettate che abbiamo preso sulle mani dal patron ci sembra di aver anche compreso che il progetto tecnico sia ancora importante per lui e farà quel che serve per salvare la baracca. Sul campo e fuori dal campo.
Ma, prima o poi occorrerà trovare una soluzione. Ci conforta che il primo a volerlo sia proprio il patron e questo è un’assicurazione sulla vita.
Avremmo voluto pubblicare il fac simile della fidejussione in esclusiva su questo sito, non ci siamo riusciti. Continuiamo a tenere accesso il motore in attesa del prossimo. Aggiungiamo qualche informazione che qualifica la ricerca di personale interessato all’acquisto.
Profilo : dispone di una fidejussione a garanzia depositata in una banca riconosciuta dalla Banca d’Italia, "conditio sine qua non" per essere riconosciuta come valida dalla Lega Pro.
Quindi niente banche virtuali o in stati ambigui in quanto a credibilità finanziaria. Concessa possibilità di contrattazione sul prezzo di acquisto che non fa rima con l’illusione di poter acquisire la società per sfinimento da parte del venditore. Per la cronaca siamo più sfiniti noi dopo tre giorni di trattative che il venditore dopo due anni, per cui crediamo che non ci sia trippa per gatti sotto questo punto di vista.
 Dispone di un progetto tecnico con opportuna copertura finanziaria dimostrabile. Ossia deve far percepire che dopo l’acquisizione societaria possa disporre di forze sufficienti per navigare a lungo e non affondare ai primi venti di tempesta (leggasi: stipendi da pagare, tasse da versare, debiti da pagare).
Ultimo punto: cercasi un acquirente e non un socio di maggioranza o minoranza, in parole povere occorre sapere che chi vende la sua fidejussione se la porta via in tasca due minuti dopo aver venduto e non si accettano deroghe. Questo è bene specificarlo perché sembra che qualcuno in passato abbia avuto le idee confuse a tale riguardo.

Flavio Vergani

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