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La Pro Patria è scicchettosa quando attacca con aria sbarazzina mettendo alla frusta persino le prime della classe. Punge con i talenti Baclet, Serafini e Candido mentre D'Errico dopo la guasconata con Il Giana fa parlare di lui più per quel che dice, piuttosto che per quel che fa. Ma, quando si disciplinerà, potrà dire la sua in campo e saranno scintille. Ammesso che lui come altri possa rimanere fino alla fine. I rumors  farebbero pensare al contrario se la soluzione societaria dovesse essere diversa da quella brianzola.
Ma, l'attacco non basta. L' Innominato che ha costruito questa squadra si è dimenticato di centrocampo e difesa puntando su alcuni giocatori improponibili in questa categoria.
Il motivo per cui davanti si è scialato e in mezzo e dietro  si è risparmiato è a libera interpretazione.
La Pro Patria è incompiuta come lo scorso anno, ma al contrario. L'anno scorso l'attacco era un pianto greco, quest' anno tocca alla difesa.
L'aria che tira non è la solita e cogliamo qua e là un po' troppa rassegnazione.
Si concentrano le colpe per quel che sta accadendo fuori dal campo e questo è un dato di fatto inconfutabile.
Ma con questo non si può accettare e giustificare tutto, sempre e comunque.
Il tecnico non può fare le nozze con i fichi secchi, ma sembra come quel tale che aveva un auto cabriolet e quando pioveva alzava i finestrini senza tirare la "capote".
Il cambio di Romeo con D' Errico sposa una mentalità offensiva chiara e precisa. La domanda però nasce conseguente: visto che fino ad oggi non ha mai pagato difendere il vantaggio con queste mosse rischiose, perché non provare una volta a cambiare atteggiamento?
Ieri abbiamo sentito parlare di "progressi" che la squadra starebbe facendo. Non li vediamo.
La tenuta fisica è identica ad inizio torneo (50 minuti), gli errori in difesa sono tali e quali quelli visti a inizio torneo, la classifica pure. Tre punti dopo Giana, Lunezzane e Bassano non ci sembrano un segnale incoraggiante.
Ci chiediamo dove si debba guardare per vedere questi miglioramenti.
Al tifoso bustocco è chiesta pazienza infinita. Prima per attendere la laboriosa vendita della società. Un' impresa iniziata due anni fa e ancora senza soluzione. Prima il motivo era la mancanza di fidejussione da parte dei pretendenti, adesso che viene data per certa la disponibilità sembra ci si stia incaponendo sul prezzo di cessione. Davvero ci chiediamo quale sia il valore di una società dopo la vendita dei pezzi pregiati della prima squadra e del settore giovanile che ha perso persino il miglior pullmino dirottato in quel di Reggio Emilia.
Si sono incassati i soldi delle cessioni dei giocatori, i contributi della Lega, l'affitto del ramo d'azienda concessa all' "Innominato" ma questo sembrerebbe non bastare per chiudere il conto. Pazienza infinita anche per la crescita della squadra che a nostro avviso potrebbe prendere la scorciatoia se si pensasse ogni tanto a difendere il risultato chiudendo tetto e finestrini quando piove.
Non possiamo credere che questa squadra venga sistematicamente rimontata solo ed unicamente per la bassa qualità dei suoi interpreti difensivi. A volte occorre fare autocritica e non sempre e solo critica.
Forse questo è il miglioramento più veloce che la Pro Patria ha a disposizione. Proviamolo!
Non vorremmo cadere nell'errore di sposare l'equazione : rassegnazione uguale giustificazione.
I tigrotti devono lottare in campo e fuori, graffiando sino alla fine. Per non essere eventualmente complici nel caso finisse male.

Flavio Vergani


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