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 Due sconfitte consecutive interne con cinque reti subite sono il bilancio di mister Monza che non ha saputo invertire il trend dopo l’allontanamento di Oliveira.
Il direttore Tricarico ha dichiarato in sala stampa che con “Arezzo e Alessandria ci sta anche di perdere la partita”. Noi aggiungiamo che ci stava anche con Bassano e Novara, per esempio, ma si è pareggiato. Non siamo mai stati teneri con “Lulù”, il quale a nostro avviso avrebbe potuto gestire diversamente alcune gare, ma la realtà impone di affermare che con Monza si è fatto un passo indietro. Oltre a continuare a prendere reti, non si pareggia nemmeno più. Forse quando detto dal presidente del Pro Patria Club Roberto Centenaro sull’inutilità del cambio di guida tecnica aveva un senso?
Se fossimo degli allenatori di squadre avversarie non avremmo difficoltà ad impostare la gara con i tigrotti. Pressarli alti nel primo tempo inaridendo le fonti di gioco, limitare eventuali goal al passivo per poi, nella ripresa, approfittare del calo fisico dei biancoblu per colpirli. Visto che si è giustamente messo sotto accusa l’allenatore precedente (e quello attuale), è giunta l’ora di verificare anche il lavoro del preparatore atletico per capire se i metodi proposti siano compatibili con le necessità dei tigrotti. L’alibi di non aver fatto il ritiro deve essere spazzato via. Era luglio il periodo del ritiro, oggi è novembre. Mai si è visto un trend in miglioramento, sempre abbiamo visto una squadra sofferente nella ripresa. Si dica quando il lavoro porterà i primi frutti, oppure, si riparta da zero con una preparazione dedicata chiedendo ai giocatori di rinunciare alle vacanze natalizie, visto che ne hanno goduto in abbondanza la scorsa estate. Lo stesso mister Monza ha dichiarato che per un periodo si è lavorato poco in settimana per vari motivi, per cui esiste un credito da vantare verso i giocatori. Lo si sfrutti. Sarebbe anche un modo per far capire loro che, sempre come dice Tricarico, nessuno nel calcio regala nulla. Bene, visto che i ragazzi tutto possono dire tranne di non percepire lo stipendio, allora si inizi a farli trottare con qualche giorno di vacanza in meno e qualche sudata in più. Giusto per renderli partecipi al progetto come piace a noi.
Ci sono giocatori che camminano in campo, soprattutto nella ripresa, altri che conosciamo da tempo che non hanno smalto e occhi da tigre, altri che continuano a fare le star atteggiandosi per quello che non sono e non saranno mai.
Chi ha costruito questa squadra non ci ha mai messo la faccia trincerandosi dietro un simil anonimato,a tratti imbarazzante. Certo è che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza al ruolo portando a Busto o dei giocatori improponibili per la categoria, oppure doppioni in molti ruoli e pesanti mancanze in altri.
 Adesso occorre capire chi metterà mano sulla rosa per equilibrare una delle peggiori squadre mai viste a Busto negli ultimi 20 anni.
Patron Vavassori dopo aver vinto due campionati portando la Pro Patria dalla quasi certa retrocessione del campionato con i tredici punti di penalizzazione alla Prima divisione, rischia di lasciare i tigrotti addirittura in una categoria inferiore a dove l’aveva presa. Un rischio che vanificherebbe in un solo colpo quanto di buono fatto sul campo che gli darebbe la triste possibilità di entrare nel museo della Pro Patria occupando la “black wall”, la parete che il buon Fazzari ha riservato ai presidenti retrocessi.
Abbiamo sentito per troppe volte l’elenco degli alibi: ritiro non effettuato, troppi errori da parte dei ragazzi, fragilità psicologica che colpisce i tigrotti dopo aver subito un goal, difetti comportamentali da parte di qualcuno.
A nostro avviso sono solo un elenco di scuse senza senso. E lo speriamo per loro che così sia, diversamente non potrebbero aspirare a fare i calciatori con questi limiti tecnici e caratteriali.
La vera realtà è che non si corre come gli avversari, si arriva sempre secondi sul pallone e nella ripresa non si vede la porta avversaria nemmeno con il binocolo. Altro che fragilità psicologica, questo da sempre si chiama in altro modo: mancanza di fiato.
Detti i problemi occorre trovare una soluzione. Per il momento la sensazione è che si stia brancolando nel buio. Si mostri alla tifoseria dei fatti concreti con i quali si intende risolvere almeno un problema.
Agli svincolati è stato detto no, ai ritorni come quello di Calzi è stato detto no, si è preferito investire in un nuovo direttore quando già ne avevamo uno. Qualcuno adesso prenda le giuste decisioni per sterzare da una situazione sempre più grave.
Un ‘ultima cosa ai giocatori: nel dopo partita è giusto andare sotto la curva per raccogliere fischi o spesso applausi(non c’è più il calcio di una volta quando avrebbero preso calci fin dalla prima sconfitta, ma è meglio così), ma ognuno si faccia l’esame di coscienza chiedendosi se ha dato tutto prima di recarsi sotto gli spalti. E, se così non fosse, si prenda subito la strada degli spogliatoi. È più serio e rispettoso, verso sé stessi e verso gli altri.
La sconfitta di oggi ha tagliato quel legame di affetto che la gente aveva stabilito con i ragazzi, finora assolti per quanto accadeva in campo. Ma, siccome in troppi hanno tirato indietro la gamba e risparmiato fiato per la serata in discoteca del sabato, adesso occorre crescere in fretta e iniziare a pedalare. Dal primo all'ultimo, giovanissimi, giovani e anziani. Diversamente si chieda di andare altrove. Vogliamo solo vere tigri e non mezze tigri.

Flavio Vergani

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