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Enzo Barbaro (Unendo-Yamamay)
L’Eu­ro­pa di Busto ini­zia dolce e senza ha­sh­tag. Nel senso che la terza av­ven­tu­ra con­se­cu­ti­va in Cham­pions Lea­gue è co­min­cia­ta con una par­ti­ta fa­ci­le. Le fin­lan­de­si del Salo al Pa­la­Ya­ma­may hanno visto ri­bal­tar­si il mondo: a casa loro sono abi­tua­te a vin­ce­re sem­pre (hanno con­qui­sta­to gli ul­ti­mi sei scu­det­ti e sono già prime anche ora) e l’anno scor­so erano belle con­ten­te di esser ar­ri­va­te ai quar­ti di Coppa Cev, ma in Cham­pions e con Busto è un’altra cosa. Anche senza Ha­vel­ko­va: la cui co­scia si­ni­stra con­ti­nua a dar pro­ble­mi e così ha de­but­ta­to in Cham­pions la De­gra­di. In pra­ti­ca quel­le del Salo sono state avan­ti solo sul 13-14 nel 2° e sul 3-6 (poi su­bi­to 7-6) nel 3°. Per la ras­se­gna­zio­ne dei loro 20 ti­fo­si ar­ri­va­ti dalla Fin­lan­dia con ma­gliet­te rosse e ban­die­ri­ne. Poca par­ti­ta e nien­te ha­sh­tag, si di­ce­va. Le far­fal­le di Busto sulla schie­na nor­mal­men­te por­ta­no il co­gno­me pre­sce­du­to dall’ha­sh­tag (#), il sim­bo­lo che per­met­te di iso­la­re gli ar­go­men­ti sui so­cial net­work. Cosa che la Cev non per­met­te.

Esem­pio E non solo quel­lo: anche per la te­le­ca­me­ra so­spe­sa sul sof­fit­to che fa da kiss-cam come in Nba e in Mlb sa­reb­be ser­vi­to un per­mes­so spe­cia­le. Tutti par­ti­co­la­ri da poco, ma che spie­ga­no molto. A chi vuole ascol­ta­re, ma­ga­ri anche alla Cev. Con­tri­bui­sco­no a rac­con­ta­re com’è che la Unen­do Ya­ma­may Busto molto spes­so riem­pie il suo pa­laz­zet­to. E cioè con tutta una serie di ini­zia­ti­ve uni­che nella pal­la­vo­lo ita­lia­na e non solo. Ba­sterà dire che il suo re­spon­sa­bi­le mar­ke­ting, Enzo Bar­ba­ro (già vi­ce-Ver­mi­glio a Tre­vi­so 10 anni fa e ora mente crea­ti­va della UYBA con Mas­si­mo Al­de­ra e Gior­gio Fer­ra­rio) di re­cen­te è stato re­la­to­re a una con­fe­ren­za in­ti­to­la­ta «Obiet­ti­vo pub­bli­co» della Lega Cal­cio di Serie B. Uno del vol­ley che spie­ga a quel­li del cal­cio come por­ta­re gente in tri­bu­na.

Pala per­so­na­liz­za­to Gli ha­sh­stag di cui si di­ce­va, per esem­pio, ser­vo­no per ini­zia­ti­ve vi­ra­li on­li­ne. Tipo la ca­te­na lan­cia­ta qual­che gior­no fa in cui Ha­vel­ko­va ese­gue una serie di ba­gher e sulla fal­sa­ri­ga dell’Ice Buc­ket Chal­len­ge no­mi­na tre per­so­ne e le in­vi­ta a fare al­tret­tan­to. E non è che un esem­pio. Come la mu­si­ca dal vivo al Pa­la­Ya­ma­may, con la band o il DJ set, con tanto palco che do­mi­na la tri­bu­na cen­tra­le. O come il baby par­king con ani­ma­tri­ci. O, più di tutto, come la per­so­na­liz­za­zio­ne del Pa­la­Ya­ma­may, che dà alla gente un senso di iden­ti­fi­ca­zio­ne quasi da Nba. Cosa pos­si­bi­le gra­zie al con­trat­to di ge­stio­ne in esclu­si­va dell’im­pian­to (col co­mu­ne) fino al 2019. E dun­que ieri è stato solo un al­le­na­men­to, in tutti i sensi. Il gran­de spet­ta­co­lo sarà do­po­do­ma­ni, per l’an­ti­ci­po in casa con No­va­ra. Re­sta­no si e no 200 bi­gliet­ti...

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