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Niente di nuovo su questi schermi con la Pro Patria che perde per tre a uno a Cremona dopo essere passata in vantaggio nel primo tempo con una autorete dell’ex Gambaretti. Una replica di un film penoso già visto e stravisto. Inutile aggiungere parole.
La novità del giorno è la scelta del nuovo allenatore Tosi che rispolvera Ulizio a centrocampo il quale sfrutta l’assist della messa fuori rosa di Arati per cercare gloria. Ma l’ex monzese fa parlare di sé non per quello che combina in campo, bensì per la solita espulsione per reazione che lo vede protagonista a pochi minuti dalla fine del primo tempo. Una perla di buonsenso da parte del ragazzo che genera un alibi doc per giustificare l'ingiustificabile.
Anche perché nelle ultime tre partite casalinghe gli avversari in inferiorità numerica non hanno mai perso, a noi capita sempre.  Una espulsione che fa parte anch'essa di un film già visto. Un record il rapporto tra minuti giocati ed espulsioni subite da Ulizio. Per lui niente gara con il Venezia. Il ragazzo non riesce proprio a giocare in questa Pro Patria, nonostante si faccia di tutto per offrigli una chance.
Il secondo tempo della Pro Patria è stata l’accademia dell’anticalcio. In vantaggio si è fatta schiacciare con irridente facilità dalla Cremonese non superando mai la linea di centrocampo. Subito il pareggio la situazione è rimasta invariata con la squadra rintanata nel suo fragile bunker e neppure quando è stata in svantaggio ha ritenuto opportuno occupare l’area avversaria, limitandosi a difendere la sconfitta. Un errore clamoroso di Gerolino ha reso perfetto il finale con l’ennesima umiliazione per i tifosi della Pro Patria.
Questa squadra produce utili alla società, produce contributi per i giovani e diritti televisivi. Eticamente bisognerebbe devolvere le somme incassate in beneficienza in quanto derivanti da una squadra no profit. Questa Pro Patria è una onlus che dapprima decide di fare beneficienza rinunciando volontariamente ai suoi tesserati per dare spazio a giocatori improponibili e poi termina l’opera di beneficienza regalando agli avversari i secondi tempo delle partite. Crediamo che ricevere soldi dalla Lega dopo aver offerto questi spettacoli pietosi sia un insulto alla decenza.
Il patron ha sempre invitato i tifosi a non fischiare i giocatori dopo le sconfitte per una forma di rispetto nei loro confronti.
Vorremmo chiedergli che tipo di rispetto la società sta avendo nei confronti di chi ha ancora voglia e tempo per seguire questa squadra. Vorremmo chiedere al patron il nome e il cognome di chi ha costruito questa squadra e se lui si sente responsabile o vittima della situazione. Vorremmo chiedergli a chi pensa di vendere questa squadra senza capo e senza coda che in un girone ha saputo pareggiare a Salò e Lumezzane e vincere solo a Pordenone , perdendo tutte le altre gare in trasferta spesso in goleada.
Ci piacerebbe chiedergli come si sente a vedere la sua creatura violentata costantemente dagli avversari senza che abbia la forza nemmeno di difendersi. Vorremmo chiedergli cosa si prova a cedere la gestione sportiva a terzi che sembra proprio non ne abbiano azzeccata una. Vorremmo chiedergli cosa si prova a cambiare tre allenatori con identici risultati e chi sceglie questi allenatori.
Vorremmo chiedergli come ci si sente a vedere questi spettacoli horror avendo  poi la serenità di seguire la vera Pro Patria in quel di Reggio senza avvertire il minimo rimorso.
 Vorremmo chiedergli il coraggio di dire apertamente la Pro Patria di oggi da chi è gestita e perché.
Ma forse la cosa non è così importante. Basterà attendere la fine del campionato per trovare una nuova dimensione. Non importa quale sarà. Importerà solamente ritrovare i valori che da sempre hanno contraddistinto la storia di questi colori. Piuttosto che ostaggi in Lega Pro meglio la libertà a costo di dover calpestare i campi di serie inferiori.
Ci sono valori che non saranno mai barattabili o in vendita per i quali non bastano neppure dieci fidejussioni per garantirne il valore.  C'è una storia fatta da gente povera ma orgogliosa che deve essere rispettata. L'onore della bandiera sventolata dai nostri nonni, dai nostri padri, dalle nostre donne. Questi sono gli affetti che ci legano a questa maglia. Affetti forti che ci incatenano a questa squadra anche sul più spelacchiato campo di periferia. A noi non interessa il Mapei Stadium. A  noi non interessa la categoria, interessa solo la Pro Patria. A noi non interessano giovani che generano contributi, ma solo giovani che amano la maglia, la rispettano e la desiderano. Se abbiamo questo ci sentiamo in serie A. Oggi invece ci sentiamo in terza categoria, con rispetto parlando per chi gioca in questa categoria molti dei quali non sfigurerebbero in questa Pro Patria.
Non è possibile continuare a subire queste umiliazioni e dover persino sentirci in dovere di ringraziare chi paga per mantenere in vita questo scempio.
A tutto c’è un limite e crediamo lo si sia abbondantemente superato. Se veramente non si vuole l’eutanasia di questa società lo si dimostri senza troppi ma o troppi se. Mettendo mano al portafoglio.
Il resto sta a zero ed è solo noia.

Flavio Vergani

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