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È di nuovo Natale e nulla è cambiato nonostante sia passato un anno. Stessa classifica del precedente anno, stessa proprietà, stesso futuro incerto.
Quel che è cambiato non è stato certamente in meglio. Squadra sezionata in quarti: i giovani promettenti a Reggio, i mezz’età di prospettiva a Reggio, i “potential” ceduti in serie superiori dopo una discutibile triangolazione con Reggio Emilia, i senza speranza lasciati liberi di trovarsi una sistemazione lontano da Busto.
Si sta certamente peggio di quando si stava meglio, ma la sensazione è che con la dirigenza Vavassori non si sia mai stati bene come si sarebbe potuto.
La domanda se la fa tutta Italia: “perché con un presidente vincente e che paga gli stipendi la tifoseria lo invita ad andarsene?"
È la risposta che manca a tutta Italia. Chiaro è che qualsiasi eccezione ha sempre un motivo che la spiega. Busto non è diversa da altre città, probabilmente è il patron ad esserlo.
Occorre riflettere su questa diversità che stavolta non è da confondere con una normale anomalia.
Il partito pro Vavassori che ai tempi delle vittorie era popolato di numerose figure illustri, ora perde consensi. I sondaggi vedono la popolarità del patron a picco, ci si chiede il motivo. Perché la squadra perde e il tifoso più istintivo si lascia condizionare? Oppure per come sta gestendo il suo check out societario?
Busto è una piazza che ama molto ma che perdona poco. Non è certamente una piazza che baratta vittorie in cambio di atteggiamenti remissivi è questo che forse non è stato compreso.
Un popolo orgoglioso del proprio passato e fiero dell’appartenenza che non accetta vittorie e il quieto vivere se in cambio viene richiesta l’accondiscendenza.
Un popolo che si attendeva riconoscenza dopo aver molto dato per tenere in vita la società. Un popolo che si aspettava attenzioni quando spontaneamente ringraziava il patron per quello che ha fatto ricevendo picche. Un popolo che pensava di poter esultare dopo gli sgarbi (chiamiamoli così) di Padova e Salò e invece ha dovuto esultare in silenzio nel dopo promozione. Un popolo al quale è stato costretto a non esultare ma anche invitato a non fischiare prestazioni a volte imbarazzanti. Anomale normalità che a Busto si chiamano richieste inaccettabili.
Tutto questo ha annacquato il feeling con la società, seppur sia risultata vincente. Una scelta forte e coraggiosa dei tifosi che hanno di fatto rinunciato alle garanzie di una società economicamente forte  ma troppo distante dalle aspettative dei tifosi in termini di relationship.
Vavassori è piaciuto a molti fin che ha vinto, adesso piace ( a pochi) perché paga, ma è una sopportazione a denti stretti, inutile negare l’evidenza.
La forza economica è stata la sua qualità più apprezzata, ma questa non è bastata a far scattare la scintilla con una tifoseria passionale e legata visceralmente a questi colori.
 Un feeling mancato con la tifoseria ma anche con la città e con gli organi di informazione che dopo le numerose stoccate ricevute  dal patron, sempre pronto a leggere e rintuzzare ogni riga che non supera l'attento vaglio della sua addetta stampa,ha di fatto rinunciato a cercare un punto di equilibrio.
Il patron ovviamente ha solidi motivi per giustificare i suoi comportamenti: parte della stampa e della tifoseria che lo hanno contestato dopo il suo filotto di sconfitte del primo anno (e in che città non lo avrebbero fatto?), lontananza dei politici verso il suo progetto con promesse di sostegno non mantenute, industriali lontani (anche se con i pochi come Zaro non c’è stato ugualmente feeling), scarsa attenzione allo sviluppo di impianti sportivi per i giovani( anche se alla fine qualcosa si sarebbe potuto fare).
“Mi avete infangato dal primo giorno tuona il patron” e forse  è proprio dal quel giorno che ha deciso di voler litigare con Busto piuttosto che cercare un punto di incontro. Forse si aspettava che le vittorie inducessero l’intero ambiente a ravvedersi nei suoi confronti. Non è avvenuto per scelta di una città  al “100% bustocca” e questo per chi è di Busto ha un significato forte e chiaro che nemmeno serve spiegare.
Da un certo punto in poi non c’è stata più razionalità ma solo istintività e tra scioperi legittimi dei tifosi (bollati dal patron come "scioperi del vin brule’"), vendite della società notturne a “ghost bank”che gli hanno fatto perdere reputation da chi lo aveva sempre sostenuto, trattative “fidejussione free”,di perditempo alla caccia dell'affare del secolo , vendite all’ingrosso dei giocatori e depauperamento del settore giovanile si è arrivati ai giorni nostri con i separati in casa che non si parlano, non si salutano e nemmeno più si vedono per la costante assenza del patron dallo Speroni. Per lui le tentazioni dell'amante Reggiana sono un'aggravante e non una giustificazione per i tifosi che non sopportano questa sua vicinanza  avvenuta senza aver ancora rescisso i suoi legami con la Pro Patria.
Vittima sacrificale : la Pro Patria. Ossia colei la quale è amata dai due contententi seppur per diversi motivi. E qui sta il paradosso.
Più ti amo e più ti odio, motivo principale dei divorzi che si rispettano. Occorrerà solo  capire se ila separazione sarà consensuale e con alimenti versati ai figli o giudiziale. In tale caso la prospettiva di cambiare la sede coniugale è del tutto concreta e forse occorrerà anche scalare anche di categoria residenziale. Cercando posto nelle case popolari.
O forse servirebbe la “Sacra Rota” per annullare un matrimonio che non si è mai consumato fino in fondo.
Cose dette e stradette dirà qualcuno, ma siccome "tutta Italia chiede il motivo del contendere con il patron", abbiamo voluto tentare di riassumere in maniera oggettiva la realtà, così che chi vuol capire lo possa fare.
Flavio Vergani

 

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