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 Sebastian DONZELLA         
Fermarsi? No, grazie. Marco Tosi non perde tempo: l'ex secondo di Mazzarri e Donadoni, da oltre un lustro allenatore in Lega Pro, non si demoralizza dell'essere uno dei tanti tecnici a spasso. Il suo futuro e le considerazioni sulla terza serie italiana le potete leggere in quest'esclusiva di TuttoLegaPro.com.
Progetti per il nuovo anno calcistico?
"Intanto frequentare il corso master per continuare il mio percorso personale e avere l'abilitazione per allenare in serie superiori. Cerco sempre di aggiornarmi per migliorare l'atteggiamento sia in campo che fuori, per poter arrivare in serie maggiori alla Lega Pro, dopo aver visto certe categorie da allenatore in seconda. Nel frattempo aspetto un incarico, ho tanta voglia di ripartire già adesso.
Entrare in corso d'opera? Non mi spaventa, l'ho già fatto diverse volte negli ultimi anni raggiungendo gli obiettivi prefissati. Certo, la difficoltà è maggiore perché bisogna calarsi subito in un contesto nuovo, non hai lo stesso tempo di chi conduce la preparazione estiva. Devi trovare la chiave d'accesso della squadra, la metodologia giusta; tirare fuori il meglio da tutti quanti, anche dal magazziniere e dal custode".

Purtroppo arrivi da due stagioni molto particolari...
"Partiamo da due anni fa: il campionato di Milazzo nemmeno lo considero, sono stato praticamente inattivo. Ho avuto solo tanta sfortuna, ho guidato la squadra solo in due partite, prima di dover abbandonare per motivi personali. Appiopparmi quella retrocessione è ingiusto e sbagliato, anche perché non ero stato io a costruire quella squadra. E dire che venivo da due buone stagioni con San Marino e Vibonese e pochi mesi prima ero riuscito a salvare, da subentrante, il Giulianova, ottenendo la riconferma prima che non iscrivesse.
Riguardo la stagione appena conclusa c'è a dire che pochi colleghi accettano certe situazioni, magari temporeggiano per avere stipendi o situazioni migliori. Per me l'importante è lavorare, quindi accetto anche sfide difficili. Come quella di Poggibonsi: la squadra, quest'anno, era giovanissima, per scelta della società dopo aver perso una forte sponsorizzazione da parte del Montepaschi Siena, e dunque fortemente inesperta. Tanti ragazzi provenivano da Primavere o dalla Serie D, erano quindi alla prima esperienza tra i Pro: solo Pera e Croce avevano una certa carriera alle spalle.
Nel girone d'andata eravamo messi benissimo, in piena lotta salvezza, addirittura siam stati quarti per alcune settimane. Al giro di boa c'erano i presupposti per salvarci, poi il mercato di gennaio è stato deficitario: ho dovuto condividere scelte che non mi piacevano ma ho cercato di tirare avanti perché un allenatore deve farsi da parte solo se fa male. Al mio esonero avevamo ancora otto partite a disposizione con un paio di scontri diretti. Ero convinto di potercela fare, la società ha fatto un'altra scelta ma è arrivata la retrocessione: io so che ho ottenuto 30 punti in un girone e mezzo, senza contare che al ritorno ho perso a lungo diversi uomini per infortunio".

In pochi anni i team di Lega Pro sono passati da più di 90 a 60: praticamente un terzo in meno. Sarà un problema per voi tecnici?

"La situazione economica mondiale è precaria: è giusto e doveroso scremare le società professionistiche, sto dalla parte del presidente Macalli. La ristrutturazione attualmente è ben fatta, anche se il percorso è stato troppo veloce: 18 retrocessioni in un solo anno e in due soli gironi francamente mi sembrano troppe: si potevano tranquillamente spalmare.
A livello lavorativo, comunque, non ho paura: ho lavorato con Mazzarri e Donadoni, ho guidato per tante stagioni le formazioni giovanili del Livorno, da sette anni sono in Lega Pro. Credo di avere l'esperienza giusta, anche se dispiace per i tanti professionisti rimasti a casa".


A proposito di colleghi esperti rimasti a casa, cosa pensi dei tanti esordienti sulle panchine Pro?
"Ancora scontiamo l'effetto Guardiola, ma non tutti gli allenatori sono come Pep o come Montella. Vedere gente che passa dai giovanissimi alla prima squadra un po' mi fa riflettere. Mi sembra una ventata di freschezza avventata: la vecchia e cara gavetta sembra ormai passata di moda, ora la parola d'ordine è spregiudicatezza. In una Lega Pro unica che somiglia tanto a una Serie B avere tanti esordienti sulle panchine è un rischio. In ogni caso, io che l'ho sperimentato, posso tranquillamente dire che senza settore giovanile alle spalle perdi una componente importante. A me piace lavorare con i giovani, ma sento di aver ancora molto da dare: quando mi renderò conto di non trasmettere più ai ragazzi voglia ed entusiasmo mi farò sicuramente da parte".

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