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La sorpresa di molti è stata la scelta del mister di far giocare Ulizio a Cremona. Perché sorpresa si chiederebbe un tifoso lontano dalle vicende societarie? Il centrocampo della Pro Patria non ha certamente fra le sue fila dei fenomeni per cui un allenatore nuovo ha il diritto e il dovere di provare nuovi soluzioni per quadrare il cerchio. Se non avesse giocato Ulizio chi lo avrebbe potuto fare? Bovi? Casantini? E che dire di  quelli che hanno giocato? Giorno? Cannataro? Con tutto rispetto per tutti, non ci sembra che le alternative siano tali da far gridare allo scandalo per la scelta Ulizio. Però, fermi tutti. C’è un però che incide pesantemente sulla valutazione e che vorremmo una volta per tutte che venga chiarito. Anche per la tranquillità del giocatore vittima suo malgrado della situazione.
 Inutile girarci intorno, da tempo si sentono rumors o per qualcuno certezze che identificano in Ulizio padre il responsabile della gestione sportiva della Pro Patria. Indizi che così tanto virtuali non sono visto che in diverse occasioni e da diverse persone dell’ambiente ( per non parlare di qualche giocatore) l’accostamento è stato fatto con la quasi certezza. Niente di male sia chiaro, anche perché dopo le dimissioni dalla sua carica di direttore generale a Monza non sussisterebbero nemmeno conflitti di interesse o non rispetto delle regole federali. È proprio questa certezza incerta, tanto per parafrasare la famosa anomala normalità, che fa nascere nei tifosi una serie di dubbi e interpretazioni della realtà che tenta di certificare passando dalla strada della congettura quello che sembra essere nascosto.
Come sempre detto al patron e qui lo confermiamo, il non dire le cose come stanno realmente genera interpretazioni personalizzate che giuste o sbagliate che siano diventano popolari tra la gente. Poi diventa inutile rettificarle dopo che le stesse hanno assunto il profilo del dogma.
L’incertezza genera la cultura del sospetto che magari è solo tale, ma se non spiegata e motivata aleggia come un falco pronto a carpire la preda.
Logico che senza spiegazione alcuna si è autorizzati a farsi delle domande sul motivo per il quale Arati, un centrocampista di buon valore,  sia stato messo alla porta. Forse per fare un favore a qualcuno?
 Logico avere dei dubbi sulle scelte degli allenatori. Vavassori ha cambiato tre allenatori in tre anni e non tre in sei mesi. L’arrivo dal Monza di Anderson e Candido insieme a Ulizio figlio, ossia dalla squadra dove lo stesso Ulizio padre era direttore generale, diventa un indizio se inquadrato nella situazione di dubbio sopra citata.
Persino la panchina di Lamorte nelle scorse giornate è stata ricondotta da qualcuno alla volontà di rispettare determinate volontà che potrebbero non rispecchiare le reali gerarchie prodotte dal campo.
Ci stupiamo che Vavassori non si pronunci a tale proposito. Che la gestione sportiva sia stata delegata a terzi è chiaro come il sole, poco chiaro è il motivo per il quale si eviti di definire con chiarezza il nome dei consulenti. Ci stupiamo che si lascino nascere le più disparate interpretazioni sull’argomento senza replicare e senza motivare. Ci stupiamo che si accetti senza proferir parola una situazione che potrebbe essere spiegata in poco tempo e con molta utilità per l’intero ambiente.
Passiamo all’argomento due, che sta infiammando da tempo il web. Parliamo di Serafini.
Molti fanno presente che il rendimento del capitano non sia in linea con le aspettative senza che nessuno lo segnali. Altri lo assolvono con costanti sufficienze in pagella, altri ancora scantonano l’argomento. Altri ci accusano di non parlarne per una sorta di paura di toccare gli intoccabili.

Ogni tanto, quando siamo presenti e non guardando lo streaming,  le pagelle le facciamo anche noi. Basta andare a leggersele e rifarsi la domanda, trovando da soli una risposta.
Se non basta aggiungiamo qui che non siamo certamente soddisfatti del rendimento del Capitano, come non siamo soddisfatti del rendimento di tutti gli altri, società compresa.
Lo vorremmo più alla Tramezzani, condottiero fuori e dentro il campo, costante spronatore, un po’ più incazzato in campo. Qualche giovane a fine gara ha detto : “speriamo arrivi qualcuno esperto che ci trasmetta fiducia e tranqullità”. Evidentemente quella del capitano e di Baclet aggiungiamo noi, non bastano. Dovrebbero bastare. Chi può essere più guida del Capitano?
Forse è qui che il Capitano può dare di più. In campo tutti più o meno avvertono momenti di crisi che prima o poi passerà. Occorre anche comprendere che ha la sua età. In genere giunti a questo punto si chiede all’atleta di stazionare in area di rigore per finalizzare il gioco. Qui viene chiesto un lavoro dispendioso per coprire le falle di una barca vicina all’affondamento. Lo pagano, risponderebbe l’accusa. E bene…aggiungerebbero i più sdegnati. Tutto vero rispondiamo noi, ma se paghi un direttore di banca per asfaltare un’autostrada il rischio che non venga perfetta è alto.
Sento una voce che chiede: “Si va bene, ma allora che voto gli avresti dato a Cremona, visto che lo difendi”’
Risposta 5 secco.
Era un tentativo di analisi critica, ma come sempre con i numeri si è più sintetici e incisivi.

Flavio Vergani

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